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venerdì, novembre 20, 2009
Kate eat the world “Ma che fai, mangi?”Mi apostrofa da dietro un collega mentre pesco un Kinder Cereali dal distributore automatico. “Eccheccavolo, dopo una lezione di spinning mi ci vuole qualcosa da mangiare!” sbotto io. “Ah, stai attenta che poi ti ingrassi!!!” mi risponde lui canzonatorio, gongolando come se mi avesse sorpreso a sniffare tre strisce di coca. Me ne vado, biascicando tra i denti un “Ma-vedi-d’andà-dove-dico-io” che non ho avuto l’istinto di sbattergli in faccia di getto. Ecco, ora il Kinder Cereali non mi va più. Cretino. Mi sento pure grassa. Che poi, chi lo dice che una donna deve essere magrissima? Insomma, io porto la 42, ma nonostante questo non sono esente da battutine, prese in giro e illazioni qualora un rotolino si affacci là dove un occhio clinico può arrivare. Ma che palle…
Chi l’ha detto che la donna per essere bella e ammirata deve essere secca? Facile. Lo dicono TUTTI. O almeno i trequarti abbondanti del globo terraqueo. Prima di tutto lo dicono i media: i giornali le passerelle della moda (con rare e misurate eccezioni), le pubblicità, i calendari “chic”. Sopra una certa taglia è subito calendario per camionisti e meccanici. Lo dicono gli uomini, affascinati da corpi androgini che non fanno paura perché molto simili a loro. O comunque convinti che una possa essere secca a con le tette: illusi. Lo dicono le donne, che si maltrattano nel tentativo di asciugare il grasso che secondo il DNA dovrebbe albergare in certe zone del corpo nella speranza che un aspetto filiforme le renda più forti, con più autocontrollo e potere. E più gnocche. Invece le rende Mocio Vileda parrucchierati e truccati. Lo dice la gente, che guarda male e d occhieggia quando ti vede prendere un piatto di patatine fritte, manco fossi una obesa cronica. Lo dicono le centinaia di siti e blog pro-ana e pro-mia, che adorano anoressia e bulimia come fossero dee a cui offrire mini gallette di farro e tisane al finocchio. Lo dice mia madre, che da quando ho preso due chili mi sta dietro come fossi una malata terminale, al grido di “Tu non ti curi più!” Inutile negarlo, inutile dire IO NO. Il fenomeno che accoppia bellezza e magrezza è consolidato e ci vorrà tempo e fatica per far sì che la nostra società rientri in canoni più salubri e gestibili. Prendete Kate Moss. La trovate bella? Elegante, sexy? Maledettamente minimal chic? Sì, la vedete così (e ce la vedo pure io) anche se oggettivamente è un manico di scopa. Che si permette, tra l’altro, di affermare fiera che “Niente ha un sapore così buono come la sensazione della magrezza” salvo poi ritrattare quando l’ennesima ed inutile associazione di genitori la accusa di istigare all’anoressia. Ma c’è forse bisogno che apra la sua piccola bocca a culo di gallina perché questo accada? Non bastano già le foto pubblicitarie, i servizi e la sua immagine secca e fiera di esserlo sbatacchiata agli angoli delle strade ed alle fermate dei bus per instillare nella mente quel concetto di bellezza? Ok, sono d’accordo che non si diventa anoressiche (solo) per questo. Ci sono mille altri motivi psicologici ed ambientali e dare la colpa alle riviste è riduttivo. Ma come ci siamo arrivati? Come siamo passati dalle pin-up anni ’50 ai manici di scopa imperanti? E’ forse un gelido tentativo di atrofizzare il cervello femminile in pratici crackers? Ho deciso. Io il Kinder Cereali me lo mangio. E buon appetito… l'ha scritto phoebe1976 | 20:37 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me, famiglia phoebe
martedì, novembre 10, 2009 Il curriculum di una vita In una Italia che cerca lavoro non solo per migliorarsi o per appagare il proprio ego, ma anche e sempre più spesso per far fronte a necessità ben più impellenti dell’IPhone, il curriculum vitae diventa uno strumento importante, anzi necessario per farsi notare.No, non dite che tanto in Italia ci vuole la classica zampata sul culo o sennò non si va da nessuna parte. Se in parte è vero, dall’altro lato conta anche sapersi presentare e fare una bella impressione per essere chiamati ad un colloquio e non finire nel cestino.
Come fare un curriculum che finisca nel raccoglitore “In evidenza” e non in quello “Nel cestino insieme alle bucce delle clementine”? Ecco alcuni consigli. Formato. Prediligete il classico formato europeo. E’ chiaro da leggere, semplice, efficace e senza fronzoli. Formati rassettati, tabellati, incasinati o simili rendono complicata la lettura al selezionatore che in una mattina ne deve leggere dieci o magari cento. Evitate di usare il grassetto se non in casi estremi e scrivete con il NERO. Curriculum scritti in viola acceso o in blu elettrico non vi fanno sembrare più creativi, affatto. Non scrivete a mano, MAI. Non siamo nel 1945 e anche allora era buona norma battere a macchina questo genere di richieste. Invio foto. Mandate foto solo se ne avete una in cui siete venuti bene, sorridenti e professionali. E possibilmente ben pettinati. Una foto in cui sembrate una persona a cui una vecchietta affiderebbe il proprio gattino, insomma. Se avete la cresta, sembrate un galeotto, uno scippatore o una pornostar è meglio non mandarla, non fa nulla. Vale anche se avete gli occhi chiusi. E no, la foto del compleanno del vostro migliore amico, quella in cui siete ubriachi, nemmeno quella va bene. nel caso decidiate di inviare la foto per mail, state attenti che non sia in formato poster 800x1056. Renderebbe la mail pesante e fastidiosa ed il suo invio completamente inutile. Indirizzo mail Se il vostro indirizzo mail abituale è un po’ particolare o legato a certe vostre attività (legali e legittime, eh!) in rete, buona norma sarebbe crearne uno ad hoc per l’invio curriculum. Uno molto semplice tipo nome.cognome@quellochevipare.com andrà più che bene. Indirizzi come miciomicio75, cuorechebattecarmela, ironman o tuttacalda81 non aggiungono appeal al vostro cv, ma scatenano solo ilarità in almeno due piani dell’azienda. Rifletteteci.
Esperienze lavorative. Cominciate ad elencarle SEMPRE dalla più recente. Non mi stancherò mai di dirlo, ma la lettura dei curriculum inizia con una scrematura superficiale e se sulla prima riga c’è scritto babysitter part-time o barista freelance il selezionatore 9 volte su 10 non si fermerà a leggere fino in fondo, ma invierà il curriculum tra le clementine non rendendosi conto della vostra evoluzione dai tempi del liceo e perdendo la fantastica possibilità di assumervi presso l’azienda. Perciò indicate sempre la vostra ultima (o attuale) occupazione e poi procedete a ritroso. Istruzione e formazione Elencate (sempre rigorosamente a ritroso) solo le più significative ed inerenti alla posizione per cui fate richiesta. Se avete fatto una vacanza di 10 giorni a Londra non è significativo e no, non vale come esperienza all’estero, ve lo posso assicurare, nemmeno se avete parlato inglese tutto il tempo con il receptionist dell’albergo. Indicate solo le esperienze scolastiche COMPIUTE. Se avete fatto due anni di Università e poi avete mollato, è meglio non scriverlo. Stesso vale (a maggior ragione, anzi) per gli studi superiori. Non vergognatevi di quanto avete, mostratelo invece con orgoglio. E’ l’elenco delle vostre doti e dei vostri successi e non dei vostri fallimenti, dovete valorizzarvi non dimenticatelo. Conoscenze informatiche e/o linguistiche. Ho un solo, ma importantissimo, consiglio: NON MENTITE. Non millantate conoscenze approfondite del finlandese o del giapponese se non ne avete. Ma non scrivete nemmeno “ottima conoscenza dell’inglese” quando non sapete dire nemmeno “How do you do?” senza sembrare Christian De Sica che ci prova con qualche strappona. Rischiate figuracce ad un colloquio e vi giochereste quel poco di credibilità che esprimete dal curriculum. Se non siete stati in grado di impaginare il curriculum in una maniera almeno decente, non scrivete che avete una perfetta conoscenza del pacchetto Office. Non ci credo. Non fate finta di conoscere gestionali assurdi, programmi fantascientifici o di saper programmare in Access un modellino innovativo per il teletrasporto. Scrivete solo quello che sapete fare, sarà più che sufficiente. E no, non scrivete che sapete navigare bene in Internet o che avete un blog. Non è molto ben visto, ahimè! Siamo pur sempre in Italia! Ulteriori informazioni. Non fate appelli ricordando servilmente la magnificenza dell’azienda, non piangete, non elencate 5 figli affamati ed urlanti attaccati alle gambe né spiacevoli rapporti con consorti/parenti/vicini di casa. Non entrate nei dettagli della vostra vita privata, in nessun caso. Non serve a nulla, se non a rendervi pittoreschi e chi cerca personale non vuole personaggi da baraccone ma persone competenti ed affidabili. Proprio come voi. Per essere pittoreschi avete tutto il tempo. Una volta assunti, chiaramente. Se il vostro attuale capufficio è uno stronzo, non lo dite: non sta bene e non vi fa fare una bella figura. Se state facendo vertenza al vostro vecchio datore di lavoro, fossi in voi non lo indicherei nemmeno se avete vinto. Poi fate voi. Più in generale, controllate l’ortografia almeno 3 volte prima di inviare il curriculum. Non è un consiglio banale, fidatevi. Le vostre esperiense lavorative potrebbero risultare molto meno interessanti, così come conoscere le vostre manzioni precedenti all’invio. Basta poco. E in bocca al lupo! l'ha scritto phoebe1976 | 21:43 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, doveva succedere proprio a me, tg phoebe
mercoledì, novembre 04, 2009 Gioca coi santi, ma lascia stare i santiLa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (mica un magistrato comunista qualsiasi, eh!) ha dichiarato illegittima la presenza ancestrale del crocefisso nelle scuole.
Il putiferio scatenato da questa sentenza non è paragonabile nemmeno alla dichiarazione di guerra dell’Iran alla Svizzera. Lo sdegno è superiore a quello per gli attentati in Afghanistan. La rabbia è così forte che tutti (ma proprio TUTTI) hanno qualcosa da dire. La Carfagna minaccia ricorsi ed interventi divini, non prima di aver acceso due lumini votivi. Gli stessi, per inciso, con cui ha bruciato i negativi dei suoi passati calendari.
Per Bersani (Pretino, lo sapevo!!! Ho fatto bene a non votarti, servo!!) è una sentenza folle ed insensata. Calderoli è stato preso da un coccolone. No, rimettete nel cassetto le trombette. S’è salvato! Pretini, pretucoli e preti d’alto bordo minacciano di chiamare il principale per lamentarsi e far scagliare un fulmine in testa agli eretici. Finora han trovato la segreteria, ma prima o poi Lui risponderà, ne sono certi. In genere, il commento più diffuso è stato”è una nostra tradizione, fa parte della NOSTRA cultura e non va cambiata”, la mia opinione è che anche la dote, la fuitina, la patria potestà, il reato di aborto e tante altre cose ne facevano parte ed ora NON CI SONO PIU’. Una volta, nemmeno tanto tempo fa se si tiene conto dell’età della terra, vivevamo nelle caverne scarabocchiando icone con punte di selce scheggiate bisonti e divinità. E’ stato così per secoli, come ne siamo usciti? Eppure, era la nostra tradizione, la nostra cultura. E qualche ominide primitivo quando il primo folle iniziò a costruire una capanna qualcosa da dire ce l’avrà avuta di sicuro.
E se sono d’accordo sul fatto che la motivazione data dalla Corte sia opinabile , il problema non è che il crocifisso “una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” ma che nella nostra Costituzione Italiana non c’è scritto che il nostro Stato è improntato alla religione cattolica. Il nostro è uno stato LAICO, signori, che vi piaccia o meno. L’Assemblea Costituente fece questa scelta illuminata più di 60 anni or sono e ne sono orgogliosa, perché all’epoca non deve essere stato affatto facile.
Lo stato è LAICO. Non esiste una religione di stato.
No, zitti. Shhhh! Carta canta, signori miei.
Per me la cosa giusta sarebbe niente ora di religione a scuola ma un’ora di Storia delle Religioni e niente crocifissi in uffici e scuole pubbliche. Io, mio figlio a catechismo ce lo mando il pomeriggio, semmai. E ve lo dice una che alle elementari era accompagnata a messa dalle maestre, pensate un po’. E che ci mettiamo là, sul muro? Lì, dove c’è rimasto il segno del chiodino? Allah, come dicono quelli che hanno paura di perdere la propri “identità culturale”? No, niente santi o icone. Ma la foto, con una bella cornicetta, del Presidente della Repubblica. O anche del Presidente del Consiglio, ne possiamo parlare. Purché si tratti di una autorità dello Stato, eletta da tutti i cittadini in uno stato libero.
Di cui dobbiamo essere TUTTI fieri ed orgogliosi di appartenere: cattolici, musulmani, ebrei, testimoni di Geova, agnostici ed atei. Lo trovate davvero così scandaloso? l'ha scritto phoebe1976 | 19:55 | permalink | vita vissuta, sick sad world, doveva succedere proprio a me, mi consenta una parolina
martedì, novembre 03, 2009 E l'alluce fu
Andiamo dal rivenditore di Ariadsl, ridotti alla disperazione causa funzionamento ad minchiam della chiavetta di Vodafone. Il ragazzo, gentilissimo, si propone di venire a casa mia nel pomeriggio per verificare la copertura. Puntuale alle 15 arriva, mi informa che la tecnologia Wi-max non prende, ma quella “satellitare” precedente (detta appunto pre Wi-max) sì e che se vogliamo posiamo firmare già il contratto. Ci guardiamo in faccia e firmiamo. Il rivenditore, sempre molto gentile, mi informa che tra massimo 20 giorni ci verrà installato il tutto e saremo parte della famiglia Ariadsl. Urrà! Lunedì 24 agosto Tronfia e felice disdico il contratto con chiavetta Vodafone. Tanto, presto arriverà l’installatore. E vaffanculo. Lunedì 14 settembre L’estate è finita, anche se il caldo non molla la presa. Sarà il caldo, sarà il vento, ma qui l’installatore non si vede ed i 20 giorni sono agli sgoccioli. Chiamo il rivenditore e lui, sempre gentilissimo, mi informa che presto riceverò news. In ogni caso lui, gentilissimo, si offre di ricontattare il suo capo per sollecitare il tutto. Lunedì 28 settembre Casa mia non è ancora stata onorata dalla visita dell’installatore di fiducia di Ariadsl. L’Amoremio comincia ad essere insofferente e minaccia di contattare altri fantomatici operatori. Quando gli ricordo che a casa nostra non prende assolutamente altro comincia a parlare di ipotetiche fughe in isole deserte in mezzo al Pacifico orientale, sicuramente meglio servite. Chiamo (ancora) il rivenditore che, un po’ meno gentile del solito, mi invita a chiamare il call center. Chiamo e mi risponde una signorina con chiarissimo accento rumeno, che parla l’italiano come io il russo. Mi informa che “Lei no sa niente. Io deve aspettare. Presto tecnico chiama!!!!” e mi mette giù con un fluido gesto della mano. Aspetta e spera. Mercoledì 30 settembre In preda all’orticaria, l’Amoremio decide che è l’ora di far sentire la voce del maschio di casa e chiama da sè il call center. Dopo 15 minuti di “Io no sa” riesce a farsi passare il reparto tecnico dove un soggetto che dovrebbe essere preparato a mozziconi riesce a balbettare scuse e ad informarci che le antenne non sono ancora arrivate dalla Cina. Appena giunte in terra umbra, assicurano, noi saremo i primi. Spiazzati dal mercato globale, attendiamo. Martedì 13 ottobre Siccome l’orticaria è degenerata in furia omicida, l’Amoremio si lancia nuovamente a testa bassa nel call center dribblando straniere coscia lunga e tecnici incompetenti ed arrivando a minacciare, anche fisicamente, tutti i soci di Ariadsl e le rispettive madri, nonne e sorelle se non ci verrà fornita la data certa della visita dell’installatore. Il tecnico tergiversa, lui minaccia di passare ad altro gestore ancor prima di iniziare. Io mi chiedo quale, ma sto zitta e piego i panni in salotto meditabonda. Dopo 20 minuti suona il cellulare. “Buongiorno, sono XXXXX installatore in Ariadsl. Quando posso venire?”. E’ proprio vero, con le buone maniere si ottiene tutto. Sabato 24 ottobre Dopo due mesi (o 60 giorni o 1440 ore. Così per precisare…) arriva il tecnico. Sale sul tetto, trapana, bestemmia, si impegna a passare fili, collega pc e alla fine…. Non funziona. NON FUNZIONA! Tecnico: “Strano, eppure vedo il segnale…” Amoremio:”Ma come mai?” Tecnico: “Mah… in due anni non mi era mai capitato…” Phoebe illuminata da un colpo di genio: “Chiamiamo il servizio tecnico!” Tecnico: “Il sabato e la domenica non lavorano. Sa, il call center è in Romania. Per risparmiare…” Phoebe: “E quindi?” Tecnico: “E quindi lunedì!” Amoremio:”°°#@#**#@!!!” Phoebe: “Ehm, lo capisca… sono due mesi che aspettiamo la sua venuta…” Tecnico: “Ma come? A me Ariadsl ha chiamato il giorno stesso che vi ho telefonato!?” Amoremio:”°°#@#**#@#$#@##!!!!” Lunedì 26 ottobre. Chiamo il call center. Operatrice: “Buongiorno, Ariadsl!” Phoebe: “Buongiorno, guardi. Ieri è venuto un vostro tecnico e ha installato l’antenna. Vede il segnale ma internet non funziona… “ Operatrice: “Nostro tecnico o vostro tecnico?” Phoebe (pensando:”Il tecnico che si sbatte tua sorella, cretina!!!”): “Il vostro…” Operatrice: “Sa chi lui é?” Phoebe: “????” Operatrice. “No conosce nome?” Phoebe: “Scusi, ma se non lo sapete voi…” Operatrice: “Io no sa” Phoebe (spazientita oltre l’inverosimile): “Le lascio il numero di cellulare?” Mercoledì 28 ottobre Arriva il tecnico, smanetta, telefona, prega in turco, bestemmia, prega in aramaico. Telefona ancora, sogna statue votive rumene, si arrampica sul tetto. Il tutto di fronte a mio padre, basito da tanto fervore e da tante complicanze tecnologiche. FUNZIONA!!!!!!!!!!! Evviva la globalizzazione… l'ha scritto phoebe1976 | 21:21 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me, tg phoebe, famiglia phoebe
martedì, ottobre 13, 2009 Il disgusto della bandiera
Ma in fondo, a che serve l’opposizione? Ha ragione il premier, sbarazziamocene! Magari dovrei solo fare incetta di Maalox. l'ha scritto phoebe1976 | 16:19 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, doveva succedere proprio a me, mi consenta una parolina, tg phoebe
giovedì, ottobre 08, 2009 Trasimeno Hold'em
Ma forse sbaglio tutto. Ok, va bene, abbiamo frainteso e lei ci spiegherà. Ma anche no. l'ha scritto phoebe1976 | 12:35 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, doveva succedere proprio a me, mi consenta una parolina, tg phoebe
giovedì, ottobre 01, 2009 A strange story
Vado in palestra quasi tutti i giorni all’ora di pranzo. Ci vado dalle una alle tre, due ore sufficienti per allenamento-doccia- pranzetto-veloce. E mentre faccio la doccia spesso becco la signora delle pulizie che risistema tutto per il turno della sera. E’ una signora minuta, con un bel sorriso. Di sicuro sudamericana. Ho scoperto poi che viene in coppia col marito due volte al giorno: la mattina e alle tre. Lei pulisce la parte riservata alle donne, lui quella agli uomini. Il primo giorno che l’ho vista entrare con un timido “Buongiorno” l’ho salutata d’istinto, come avrei fatto con qualsiasi altra persona al mondo che entra in un luogo pubblico. Ma lei ha sbarrato gli occhi dalla sorpresa, mentre intorno a me lo spogliatoio gremito continuava nel suo chiacchiericcio fatto di rotolini, creme anticellulite e compagni che non buttano mai e poi mai i calzini nel cesto della biancheria sporca. E mi ha sorriso come si sorride ad una amica. Trasparente ha iniziato a passare l’aspirapolvere zigzagando tra chiappe e chiacchiere, tra l’indifferenza generale, come se fosse lei stessa un elettrodomestico. Invisibile e trasparente, come se fosse un supercalifragilistichespiralidoso che riordina lo spogliatoio. Possibile che l’abbia notata solo io? Possibile che non importi a nessuno? Che sia normale ignorare tutti gli esseri umani che ci camminano a fianco? Possibile che siamo diventati una società multilivello, fatta a caste, dove il diverso ci diventa semplicemente invisibile? E io, come mai la vedevo solo ora? Quante volte l’ho ignorata? Parecchie, se considerate che vado in quella palestra dal 2000. Possibile? Da quel giorno saluto sempre Inès, questo è il suo nome. E’ venuta in Italia quando di stranieri qui ce n’erano pochi, i suoi figli son cresciuti da italiani e non sanno nemmeno com’è l’Ecuador. “Chissà se la vedranno mai” mi ha detto una volta. Non sanno nemmeno più la lingua, non conoscono gli odori di quella che sarebbe potuta essere la loro terra.
E merita di essere raccontata. l'ha scritto phoebe1976 | 09:37 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, doveva succedere proprio a me
lunedì, settembre 28, 2009 Hard discount
Ah, non si finisce mai di imparare… l'ha scritto phoebe1976 | 18:14 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
venerdì, settembre 25, 2009 La prima volta
Se vi state scandalizzando del fatto che io non sia abituata a comprare quotidiani, bèh mi spiace. I generici li trovo un po’ anacronistici, spesso sorpassati dagli eventi. Mi piace comprarli la domenica e leggerli in piazza mentre prendo l’aperitivo d’estate. E poi un euro e più al giorno, tutti i giorni, mi diventa un’abitudine un po’ cara, senza considerare che possono essere letti gratis online. La mattina alle 8 e 15 sono davanti ad un’edicola abbastanza grande con l’Amoremio. Per chi non lo sapesse, Il Fatto Quotidiano nasce da un’idea di Antonio Padellaro e su promozione di un famoso e celeberrimo blog. Buona lettura, e abbonatevi! l'ha scritto phoebe1976 | 10:54 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, caffetteria letteraria, mi consenta una parolina
martedì, settembre 22, 2009 LIft me up
In genere vado a leggere lì quando fa troppo freddo per andare al parco o magari piove, quindi spesso sono svagata dalle riflessioni che la lettura comporta. Ci dovranno mettere le ronde pure lì… l'ha scritto phoebe1976 | 11:36 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me, tg phoebe
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