La stanza di Phoebe
giovedì, aprile 27, 2006  
Solo 3 minuti

Con circa 10 anni di ritardo, perché noi qui in provincia siamo sempre avanti, è arrivato anche a Perugia la grande moda innovativa per agganciare il cuore della vostra anima gemella e vivere per sempre felici e contenti dentro un romanzo Harmony.

Siori e siore, rullo di tamburi… Ed ecco a  voi lo Speed-date!!!

Improvvisamente non c’è più locale che possa vivere senza. Una vera mania, un dilagare inautorizzato di papabili amanti che vagano desiderosi per le vie della città.
Sì.
Come no?
Tuttavia, fioriscono ovunque appuntamenti imperdibili ed emozionanti, come se la gente di Perugia non fosse sempre ed inderogabilmente (e parecchio tristemente) la stessa.

Pro e contro della vita in un piccolo centro: tutti ti conoscono, almeno di vista, e tu stesso conosci tutti.

Ed allora, la possibilità di fare nuove e, si spera, interessanti conoscenze, viene ridotta ai minimi termini dalla logica matematica e lo stesso giochino di cui sopra perde drammaticamente senso.

Ma che cos’è lo Speed-date?

Se non siete trendy e nemmeno un po’ cool, e di queste cose non sapete proprio nulla, tranquilli! Io, vostro faro nel buio della mediocrità, vi farò luce attraverso questo mondo misterioso.

Lo Speed-date ha poche e semplici regole, che anche le menti più semplici e decerebrate possono riuscire tranquillamente a seguire con un certo impegno ed applicandosi costantemente.

Ordunque, applichiamoci:

- ad ogni serata possono partecipare massimo 100 persone, 50 ragazzi e 50 ragazze (sì, vabbé…). Ad ogni partecipande viene dato un adesivo da attaccare al petto dove dovrà scrivere il suo nome o nickname (Farfallina? Orsacchiotto? Machovero? Piccolina?)

- nel locale ci sono 50 tavolini. Ad ogni tavolino si siedono un ragazzo ed una ragazza, l’uno di fronte all’altra con tre minuti per parlare e conoscersi sommariamente. Periodo di tempo in cui lui millanterà di avere la Porsche invece della Panda e lei una vita sociale e/o sessuale da capogiro, nonché un carattere da donna di mondo.

- Allo scoccare del terzo minuti, dopo 180 secondi intensissimi, implacabile suona la sirena ed i ragazzi scalano di un posto, tutti pronti per nuove emozionanti avventure. Proprio come l’Enterprise nel quadrante Delta. E con la stessa alta possibilità di incontrare forme di vita aliene, oserei dire.

- Dopo che avrete parlato con tutto (Mumble, mumble… 3 minuti per 50 persone… oddio, 150 minuti!!), avrete la possibilità di parlare una seconda volta solo con le persone che ti interessano. In questo colloquio potrete approfondire la conoscenza, ma dovrete tenere comunque le mani a posto, e scambiarvi anche il numero di telefono. Urka… addirittura!!

- Alla fine di tutti i colloqui, più bigliettini coi numeri di telefono gonfieranno le vostre tasche, più sarete stati apprezzati ed ammaliatori. Proprio come alle feste delle medie, solo che allora i cellulari non esistevano ancora.

Bene.


A parte lo squallido, a parte la matematica certezza di incappare nel diciannovenne brufoloso stordito dalla Playstation o nel cinquantenne porco schifoso, a parte soprattutto una puntata di CSI in cui proprio tramite Speed-date un ladro sceglieva le sue vittime e le uccideva dopo averle derubate… ne abbiamo bisogno? Davvero?
Ma davvero??


In un mondo come il nostro, perché abbiamo bisogno di questi giochi per conoscere gente nuova?

Abbiamo smesso di essere animali sociali?

Siamo diventati druidi chiusi ognuno nella propria arnia?

E che gente li frequenta, questi posti?

Reietti della società? Sfigati cronici? Oppure gente normale?

La gente è così sola?

E le relazioni umane sono così in crisi?


Una volta, per conoscersi, ci si dava appuntamento fuori dalla chiesa dopo che ci si era occhieggiati per tutta l’orazione, distogliendo lo sguardo se per caso gli occhi si incontravano anche solo per errore.

Forse è proprio il pudore e l’intrigo che sono venuti meno?


Nell’era del cybersex, del sadomaso, del bondage, dello scambio di coppia, della libertà sessuale più sfrenata e fotografata, siamo all’improvviso diventati tutti più timidi ed impauriti?

E se fosse il ruolo dominante della donna a spaventare l’uomo?

Un luogo comune? O verità?

Io, intanto, non ci vado.

Mica per niente, ma logorroica come sono in 3 minuti nemmeno lo faccio parlare e questo scappa a gambe levate.

In pratica, ora che ci penso, la storia della mia vita…

 



l'ha scritto phoebe1976 | 17:58 | permalink | sick sad world, femmine vs maschi
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martedì, aprile 18, 2006  
Questions

Che senso ha buttarsi sulla corsia di sorpasso della quattro corsie per mantenere una velocità costante di 60 km/h paralizzando il paralizzabile? Brutto zotico che guidi l’autobus, pensaci prima di tentare di sorpassare qualcuno!  

Perché c’è gente che indossa mutande firmate? Cioè, mutande da 50 euro o giù di lì. Ma perché? E non dico quelle da uomo (fini, eh? Molto chic e minimali) fatte apposta per mettere l’elastico in mostra, ma semplice biancheria intima che, se non avesse il logo, sarebbe identica a quella dell’ipermercato. Conosco gente che ce ne ha di tutti i tipi… ma perché?  

Il caldo non è ancora arrivato, ma in camera mia ieri sera è comparsa la prima zanzara. Come è possibile? Appoggiata a fianco del quadro di Dalì regalatomi dal solerte Giacomo, non ho avuto il cuore di spiaccicarla, anche se sono conscia del fatto che è solo l’avanguardia di un esercito di succhiasangue rumorose. Ho sbagliato. Ora arriverà il resto della comitiva?

Come mai le madri hanno l’ossessione per pigiami e mutande? Mia madre è ossessionata dal fatto che, in caso dovessi ricoverarmi in ospedale, non abbia un pigiama adatto, perché quello di pile con gli orsacchiotti non è decoroso. Inoltre, non vanno bene né i perizomi, né le culotte colorate per l’ospedale, ci vuole la mutanda classica. Che non ho. Ora, a parte che sono una trentenne in discreta salute che non ha alcuna intenzione di girare per nosocomi e mi viene voglia di fare le corna toccando ferro, perché? Perché le madri hanno tutte questa ossessione? 

Non ho mai avuto una relazione più lunga di sei mesi. E in genere vengo mollata... Ma perché?

E voi? Avete interrogativi inquietanti?



l'ha scritto phoebe1976 | 12:09 | permalink | vita vissuta, sick sad world, femmine vs maschi
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venerdì, aprile 14, 2006  
Fantapolitica

Grandi news.
Notizie sconcertanti attraversano l’etere e le pagine dei giornali, che mirano a seminare il panico giusto giusto in tempo per  mandare di traverso il brasato di agnello del pranzo pasquale.

Berlusconi come Ciampi?

Perché no?
Mi sembra un ‘ottima idea.
Davvero. Un'ideona che potrebbe risolvere tutti i problemi dell'Italia.

Così Forza Italia verrebbe meno, decapitata del proprio cervello delirante e si accorperebbe con il centro sinistra moderato per formare un governo stabile, cattolico ed omogeneo.

Balena bianca reloaded.

Con buona pace di An e Rifondazione Comunista, che se la prenderebbero direttamente in quel posto, perché l’estremismo ed idee troppo varie sono sempre sintomo di instabilità e mica si può disturbare il popolo delle pecore.
Poi, per carità, io sono ignorante e per di più donna, che ci capisco?


Ma sarà lui l’uomo adatto?

Sì, certo, perché no?

In fondo, è un garante della democrazia e della libertà. Una persona equilibrata, moderata e che ha sempre pensato al bene della sua nazione. Che ha sempre anteposto gli interessi del popolo ai suoi.
Sempre.
E poi, quali potrebbero essere i suoi rivali diretti?
Vediamo… Loro due sono morti, mannaggia... ma magari lui è interessato!!!


E Buona Pasqua a tutti!!!!!

   

PS. Lo giuro, torno a parlare anche di cazzate… ma dopo le feste!



l'ha scritto phoebe1976 | 11:49 | permalink | sick sad world, mi consenta una parolina
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martedì, aprile 11, 2006  
La mia opinione moderata

Stamattina, appena sveglia, ho preso una decisione importantissima e fondamentale per la mia vita sentimentale, sessuale e politica.
Da domani mi metto alla ricerca di un autoctono, me lo sposo e cambio cittadinanza.

Non voglio avere nulla a che fare con l’Italia. Comunque finiranno queste elezioni, oramai non importa più. Sarebbe dovuto essere un voto di rottura, un voto potente, un azzeramento del cavalieretto.
Invece, il 23,7% degli Italiani l’ha votato alla Camera.
Quasi un italiano su quattro.

Ora, capisco pienamente che l’alternativa non fosse di eccezionale qualità e portata, ma vorrei ricordare che il nano liftato e la sua banda di piccoli nani decerebrati, al suono di e-yo, e-yo, andiamo a divorar! a ha creato e causato:

- la legge sul conflitto d’interessi
- la legge sull’inappellabilità delle sentenze penali
- la legge elettorale più fascista che l’Italia ricordi

- la crescita scesa allo 0,4%, la metà della seppur in crisi restante Europa
- nei principali indici economici internazionali di sviluppo siamo scesi al quarantaduesimo posto, dietro all’Ungheria
- in Parlamento la più alta percentuale di condannati, prescritti e patteggiati che la storia ricordi, tutti nelle sue file!
- meno donne in Parlamento dell’Afghanistan

E potrei andare molto oltre per ore e ore, senza considerare l’opinione che hanno di noi i giornali e l’opinione pubblica all’estero, soprattutto la frangia più neocon e liberale che considera il cavaliere (minuscolo, sì, scritto minuscolo, cazzo!) un fallito. Ma non servirebbe.

A fronte di ciò, gli italiani l’hanno votato. Ben il 23,7% alla Camera. Perché (opinioni raccolte sul web e per strada):
- è un uomo che si è fatto da solo
- sa parlare
- è un incantatore
- meglio del mortadella

Mi sembrano ragioni validissime per fare della nostra italietta di aspiranti tronisti e veline la nuova Albania. Mi sembrano logiche motivazioni, leggere i programmi politici è così out e noioso!
Perché farlo, quando c’è l’apparenza luccicosa che è così bella??? Mi scoccia, ma aveva ragione il mio amico Nicola sabato sera davanti ad un piatto di pici cacio e pepe: “Berlusconi vincerà, perché lo vota la gente ignorante, che a malapena sa leggere!”

Che tristezza!
Gonfiate i gommoni, gente!
Ora, non c’è null’altro da dire, tranne che da oggi smetto di sentirmi italiana.

Mi fate schifo, tutti quanti.



l'ha scritto phoebe1976 | 09:07 | permalink | sick sad world, mi consenta una parolina
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lunedì, aprile 10, 2006  
La domenica del villaggio

A dispetto di quello che può sembrare, io sono una brava ragazza di paese.
Sìsìsì.
Mi piace la cucina, il sesso, la politica e la domenica vado a messa.
Cioè, ci andavo.
Non sempre per carità, ma abbastanza spesso.
Dalla morte di mia nonna, però, avevo smesso. Di botto, così, proprio come se mi fossi sentita tradita da quel Dio che andavo a pregare.
Inconsciamente. Come se fosse molto più facile non pensare.

Poi ieri, la decisione.
Ok, provo.
Semmai me ne vado.
Mica sbarrano le porte, no? NO?
E poi, è così vicina al seggio, la chiesa. Attaccata, quasi.
Che faccio, ci vado davvero? Ma sì, dai, così prendo sta palma e faccio felice mia mamma.

La Domenica delle Palme, la messa più lunga in assoluto. Di tutto l’anno, eh! Quasi una giusta punizione per chi da mesi, passava lì davanti con fare noncurante e un po’ spocchioso.

La chiesa del mio paese non è maestosa, non è bella, non è barocca.
Per terra non c’è il marmo, ma una cosa che ci vorrebbe assomigliare, seppur alla lontana.
Le panche non sono di legno pregiato, comprate dai fedeli tantissimi anni fa e con i nomi delle famiglie incisi sopra targhette di bronzo, scarabocchiate qua e là da adolescenti in avanzato stato confusionale/ormonale.
Gli affreschi non sono di qualche autorevole e blasonato pittore rinascimentale ed i lampadari appesi sopra all’altare sono così ingrigiti che andrebbero scesi e puliti a fondo, ma la perpetua c’ha un’età e non è che si può mettere a fare ‘ste cose.

Ma è la mia chiesa. Fa parte di me, dei miei ricordi. E’ un po’ me.

Sta arrampicata in cima al paese, e da lì si vede un bellissimo scorcio del mio lago.
C’è tutta la mia infanzia, lì dentro. Io vestita da chierichetto. Io che tremo prima di leggere qualche passo davanti alla comunità, con la paura che la mia voce non si senta o di dire qualche cavolata. Io che chiedo al mio parroco comunista se la mia cagnetta è in paradiso. Io che gioco a Stregacomandacolor nel piazzale, insistendo che pesca è diverso da arancione. Ecco.

Del mio prete nuovo e delle sue stramberie ho detto molto.

Quello che non ho raccontato è la sua stravagante capacità di rivisitare tutte le fasi e le procedure tipiche del cattolicesimo, trasformandoli in rituali simbolici che fanno impazzire la pensionata sgranarosari media ed alzare gli occhi al cielo e sorridere chi è più openminded.
O almeno ci prova.
Ed allora, ecco le panche disposte a croce latina, la predica fatta da in mezzo alla gente col microfono in mano come le rockstar o il segno di pace passato da un fedele all’altro come il gioco della scossa. Un po’ tocco, insomma.

Ieri mi aspettavo una tirata elettorale (una buona scusa per uscire prima della fine) e invece no.
E’ partito dal ritrovamento del Vangelo di Giuda, che tanto scalpore ha fatto, chiosandolo così, con la sua voce da Mike Bongiorno: “Embèh? Che c’è di nuovo?” Lo si sapeva, ha continuato, Giuda ha fatto quel che doveva, era predestinato. Non si muove foglia che Dio non voglia, diceva mia nonna.

E poi ha continuato paragonando il tradimento di Giuda a quello di Pietro, che rinnega tre volte Gesù prima che il gallo canti due volte nell’orto dei Getsemani. “Perché è più grave il tradimento di Giuda? Eh? Eh?” Silenzio, rotto solo dal bambino accanto a me che continua a trovare meraviglioso lo sport di prendere a calci al borsa della signora (ignara) seduta davanti a lui “Voi pensate che sia perché Giuda causa la morte di Gesù, ma non è così. E’ perché Pietro torna sui suoi passi, si pente e piange, mentre Giuda non ce la fa e si uccide

Segue predica sull’amore di Dio sul fatto che si può sempre decidere di tornare a lui, blabla blabla.

Insomma, mi è piaciuta, via. Io credente poco convinta della chiesa come apparato, mi son trovata bene. Anche se la predica è finita con un invito a tutti ad esprimere sempre le proprie opinioni e a non tradire mai sé stessi per primi.
Ecco, io di questo incitamento non avevo proprio bisogno.
Semmai di uno alla mediazione, grazie padre.

Stringendo il rametto d’ulivo benedetto in una mano e il certificato elettorale nell’altra, tornando a casa mi sono chiesta proprio questo. 
E' vero?
Bisogna essere sempre sé stessi?
Non tradirsi mai, andare fino in fondo portando avanti le proprie idee?
Non è più facile starsene zitti in un angolino?
Non si è più apprezzati?
Di certo non si finisce come me, sempre scaricata dal soggetto di turno. Che ok siamo tutti d’accordo non mi merita, però allora chi mi merita?
Non sarebbe meglio mediare il proprio carattere, quando è invasivo come il mio?
Adottare strategie intricate da Mata Hari dei poveri nei rapporti interpersonali e vivere tranquilli e accalappianti?
Non si vive più tranquilli?
Più felici?

Ma con la gastrite, magari.

 

 



l'ha scritto phoebe1976 | 12:46 | permalink | vita vissuta, sick sad world, doveva succedere proprio a me
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venerdì, aprile 07, 2006  
Robbba seria

Eccoci.
Siamo finalmente arrivati.
Ed è drammatico, terribile, terrificante.

Non è che sia così drammatico in verità.
E’ che per prendere una decisione così importante, uno ci deve riflettere.
Non può andare così a cuor leggero.
Proprio no.

E’ aprile.
Lo sapevamo tutti che avremmo dovuto prendere una decisione e che essa stessa poi influirà sulle nostre vite nei mesi seguenti.
Liti, discussioni, prese di posizione.
Confronti anche forti.

Ma ora dobbiamo decidere.

E’ il momento. Il NOSTRO momento.


Dove andiamo in vacanza???

All’inizio si era propense per la Croazia, ma siamo state sconsigliate.
Posto troppo pudico e noioso per giovani (o simil-giovani donzelle), specie considerando le vacanze passate.

Grecia? Ancora?
O
Spagna? Che pare essere molto cara?
Croazia?
Altre idee?

Io, personalmente, mi sono innamorata di Creta, tanto per mantenere il trend delle isole. Mi pare bella, piena di fascino e cultura.
Ma vorrei consigli.
Voi che ne dite?
Gradirei, gentile pubblico, che teniate in considerazione i seguenti elementi.
- siamo in un numero variabile da 3 a 5 donzelle
- le nostre ferie sono previste in agosto
- non abbiamo un budget ristrettissimo, ma gradirei non prendere una sassata come a Mykonos
- io personalmente gradirei un posto che possa essere un gradevole compromesso tra cultura ed intrattenimento mondano
- mare, mare, mare!

Fuori l’immaginazione e le vostre esperienze passate!
Conto su di voi!!!

Ah, ora che ci penso… non è che vi aspettavate altro?
Tipo una tirata pre-voto?
Perché quello oramai dovrebbe essere chiaro!
Per quello, incrocio le dita e spero nell’intelligenza e coscienza del popolo italiano.

Andate a votare!! E fatelo bene!!!!



l'ha scritto phoebe1976 | 17:57 | permalink | vita vissuta, sick sad world, musica e cinema, mi consenta una parolina
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mercoledì, aprile 05, 2006  
Cape Fear

L’altra sera, orfana di Lost per motivi che sfuggono all’umana comprensione ed alla giustizia degli uomini, come se in TV ci fosse qualcos’altro in grado di scombussolare i palinsesti, mi sono ritrovata mio malgrado a riflettere sulle parole e sul mondo che mi circonda anche contro la mia volontà. 

E ci sono arrivata alla morale della favola.

Quello che fa girare il mondo, cari miei, non sono i soldi.
E’ la paura, cari miei.
La PAURA in tutte le sue minime sfaccettature, nell’accezione più ampia possibile del termine.

Paura
di restare soli, davanti alla televisione con un pacchetto di patatine bisunte da sgranocchiare ed il pastore alsaziano accanto che, ne sei certa, prima o poi divorerà le estremità prossime del tuo cadavere quando verrà il momento.
Come gesto d’affetto
, chiaro.

Paura di invecchiare in solitudine con il ragazzo del supermercato che viene a portarti la spesa e la vita che scorre fuori dalle tue finestre. Una vita che non puoi più raggiungere e di cui non fai più parte. E allora guardi la De Filippi, cercando ancora di emozionare il tuo cuore traballante.

Paura del diverso, di chi non si omologa, di chi ha radici differenti, istinti e necessità non massificate.

Paura, soprattutto, di cambiare sé stessi ed il proprio tran tran con terremoti più o meno grandi che potrebbero farci star male, è vero. Oppure molto molto, meglio. Chissà. Ma molti di noi non lo sapranno mai.

Nell’ultimo libro di Houellebecq, “La possibilità di un’isola”, uno dei personaggi afferma con forza che l’essere umano medio ha paura di cambiare la propria condizione, per quanto miserrima possa essere. Paura di essere felice, di migliorare e di spiccare il volo, trascinando in questa fobia i propri discendenti in un circolo di infelicità che non può essere interrotto.
A parte la visione del nostro sempre molto ottimistica sulle qualità dell’essere umano, in parte è un discorso condivisibile.
Ci aggrappiamo con violenza agli obblighi, alle necessità familiari, alle urgenze pur di non tentare di essere felici. Sarà la morale cattolica che, volente o no, si è radicata tra l’adenina e la guanina del nostro DNA e fa parte di noi troppo strettamente per rendersene conto davvero. Oppure. Solo la sfottuta paura del fallimento, di cadere senza rete, di soffrire.

Conosco persone che non sono in grado di innamorarsi, che non si danno una chance mai.
Perché nel loro guscio, in fondo, ci stanno bene anche se non è né perfetto né poi così accogliente e morbidoso. E guai a provare  attirarli fuori, non si può. Tutti i tentativi saranno vani e accolti come invasioni ad una privacy sacrosanta.

Conosco gente che, davanti ad una storia nascente, ad una persona favolosa, alla possibilità di un grande amore, cercano le scuse più assurde pur di scappare a gambe levate.
Proprio come Fabio Volo in “Esco a fare due passi” (questa citazione dotta non ve l’aspettavate, eh?) che cercava tutte le scuse del mondo per scaricare la povera ragazza di turno, senza darle nemmeno una possibilità, senza nemmeno conoscerla e farsi conoscere.
No, no, una con le sopracciglia così vicine? Ma dai… mica posso passar la vita con una con delle sopracciglia così!
Noooo! E’ scesa dal letto col sinistro!!! NOOOOO!!
Ma che orecchie c’hai? Mica van bene, eh!

Non è la solita tirata sui maschi che non vogliono prendersi responsabilità, vale per tutti, uomini o donne, maschi o femmine.
Vale per tutti.

Tentare, fare un salto, buttarsi, non viene così facile.
Però tocca farlo.
O un giorno, se hai proprio culo, arriverà un lui/lei che non è nemmeno quello giusto (o giusta), ma che magari ha la voglia, il coraggio o la stupidità di aspettare, pazientare e beccare il momento giusto.

Stessa cosa coi sogni.
Ce li hai ancora i sogni, tu lettore?
I tuoi sogni di bambino, proprio quelli lì.
Chi ha più il coraggio di crederci?
Di inseguirli?
Di non piegarsi alla monotonia e alla comodità e di lottare per quello che si vuole?
Di abbandonare le certezze per un salto nel buio?

Che sia emozionale o filosofico, il dubbio logora.

Siamo tutti preda delle paure, ma c’è chi riesce a farsene una ragione e buttarsi a testa in giù. Per carattere, per educazione, per necessità.
Piangendo poi, se ha sfiga, di un fallimento, di un amore finito, di qualcosa andato storto. Ma conscio di aver vissuto.
Nascondersi per sempre non si può, chè le cose poi escon fuori e ti vengono a prendere nel letto. Almeno, così diceva mia nonna.


Perché, siori e siore che vi fottete di paura, il giro sulla giostra della vita è uno solo. Sì, uno. Pure se siete così fortunati da aver staccato la coda all’asino. E’ uno solo.


E allora godiamocelo.

 

 



l'ha scritto phoebe1976 | 17:36 | permalink | vita vissuta, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
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lunedì, aprile 03, 2006  
Total workout / # 2

Continua la saga dei freak che popolano il mondo del fitness perugino, sempre a grande richiesta, si intende, visto il successo del capitolo uno.

Fiera e tronfia dell’arrivo della primavera, continuo con il mio imperversare in palestra incurante delle temperature che, speriamo a breve, stanno per innalzarsi fino a livelli luciferini. In fondo, quale migliore ambiente per ammirare la varia umanità?

Sembra che tutti si diano appuntamento lì per regalare al mondo il peggio di sé.
Anche se la mia palestra è fortemente atipica, piena di pazzi furiosi e allucinanti istruttori.
Andiamo?
3, 2, 1… partiamo!

Il sudato perenne
Visto che la bella stagione incalza, una volta a settimana per prepararmi al giro del lago Trasimeno corro un’ora sul tappetino. E sudo, cavolo, come tutte le persone normali farebbero. Normali, appunto. Cioè produco una quantità di sudore normale per un essere umano. Non faccio un lago. Lui, invece, sì. Suda, suda, suda, anche se corre ad una velocità da bradipo zoppo.
Suda toccando i tasti del tappetino, suda, suda gocciolando ovunque e ogni tanto scuote i capelli modello cane bagnato contaminando tutto il contaminabile. Bello. Sano. Pulito.

Il quanto-me-piacio
Conosciuto anche col nome di “quanto-so-figo-solo-io” si aggira allegro come un becchino con la dissenteria per la sala pesi ignorando chiunque la popoli indipendentemente dal suo aspetto fisico. Non ride mai, non alza mai lo sguardo dai suoi pettorali, non parla mai nemmeno per comprare l’acqua al bar. Fa a gesti, che mica si può mischiare con i comuni mortali. Fa i suoi esercizi senza emettere un suono, senza un gemito, senza uno sbuffo. Fisicato, fisicatissimo. Si rimira nello specchio, ma senza farsi notare. Così, con la code dell’occhio. Anche per notare gli altri che guardano lui.  Impossibile da rimorchiare ed impossibilitato al rimorchio e/o alla semplice conoscenza amichevole scopo chiacchierata. Canotta da muratore trendy e capello curato, credo sia la persona più antipatica della palestra.

Il culturista folle
Pompato, pompatissimo. Vestito con tutine improponibili che lasciano poco all’immaginazione o con canotte allucinanti, si sente John Cena e digrigna i denti allo stesso modo. Ammira sé stesso allo specchio con sfrontatezza ostentata e spesso fa a gara con i propri simili a chi muove più a lungo e ritmicamente i pettorali.
Non si fila chi, come me, non aspira ad un fisico da wrestler e non si ciba di bianchi d’uovo e proteine in polvere. Cafone  e mononeurotico, si ostina a non voler scaricare le macchine dopo averle usate e riempite con un equivalente del mio peso corporeo. Dietro di lui, poi, arrivo io. E come faccio?

Il sollevatore di grissini
Sguardo da chi è capitato lì per caso ed anzi non sa bene dove si trovi, mogliettina bianca del concerto Jovanotti / Carboni / Daniele di cui avevo rimosso l’esistenza da molto tempo ed estremità così sottili da far invidia alla fidanzata di Braccio di Ferro. Tenta in tutti i modi di sollevare pesi pari alle buste della spesa trasportate dalla casalinga media parlando al cellulare con l’amica che è dal parrucchiere, fallendo miseramente ogni volta tra sbuffi e grida simili alla sala parto.

E per ora che direi che basta, no?



l'ha scritto phoebe1976 | 13:03 | permalink | vita vissuta, sick sad world
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