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martedì, maggio 30, 2006
L'uomo vitruviano a quattro di spadi
Oramai è risaputo, io sono una personcina moderata. Di quelle che non esprimono mai con violenza le proprie opinioni, che non vogliono avere a tutti i costi ragione, sbattendo i piedini per terra come se avessero ancora l’età dell’asilo infantile. Sì, sì. Infatti. Proprio per questo, ieri sera in libreria, ingannando l’attesa del film, il solerte Giacomo è incappato nell’errore madornale di darmi il La, mentre pigra sfogliavo l’ennesima biografia del Che. “Se fossi Dan Brown, vorrei 100 lire per ogni puttanata che è stata scritta dopo la pubblicazione del Codice da Vinci!” E io, tranquilla ma con tono forte e deciso, continuando a sfogliare pigra il libro (lo so, non si fa, lo so, ma lo faccio sempre, è un vizio. Commessi di tutte le librerie d’Italia: odiatemi!) e non alzando nemmeno gli occhi: “E se io fossi Leonardo Da Vinci uscirei dalla tomba con un lanciafiamme in mano e ripulirei il mondo da tutti ‘sti deficienti”. Silenzio di tomba. Occhi bovini che mi guardano. Ora, mi ritengo una pseudo-intellettuale del cazzo quindi non rompete. E siccome c’ho una giusta dose di spocchia, nonché una certa conoscenza in materia di libri, posso permettermi di salire in piedi sulla seggiola, aggiustarmi gli occhiali, ravviarmi i capelli e giudicare. Io, a differenza di molti, il libro l’ho letto. E’ il classico libro che piace e colpisce chi non è abituato a leggere. Chiaramente, non è che sono una di quelli che l’opera di Dan Brown la metterebbe al rogo, e soprattutto non per motivi religiosi. Io pensavo che la Sacra Inquisizione fosse sparita, ma evidentemente il nuovo Papa ed il suo simpatico revisionismo storico stanno già alimentando la mente degli invasati. Dell’acclamato libro apprezzo l’indotto che ad arte è stato creato intorno a lui, generando milioni di cloni, di saggi, di omini sagomati, di raccolte punti e dispense illustrate. Complimenti ai re del marketing ed ai polli che ci cadono. E siccome fa figo, tutti hanno una copia cartonata dell’opera in bella mostra sulla libreria. E magari in fondo non ci sono mai arrivati, ma fa figo lo stesso. Chè tanto, si sa, la cultura si paga un tanto al chilo.
A chi lo ha apprezzato come capolavoro, consiglio un buon psichiatra. O una scuola serale. A scelta. Ora, nonostante questo andrete al cinema, ingrosserete le fila dei fan in tutto il mondo e quelle delle pecore omologate pronte per ricevere la verità e la saggezza a piene mani. Ingrosserete anche le tasche di chi, furbo, macina miliardi dietro la vostra sciocca superficialità e la vostra voglia di essere allegramente in. Per questo, simpatici pseudo-lettori, è solo un libro. Basta non fermarsi davanti ai cartonati troppo grandi. l'ha scritto phoebe1976 | 12:05 | permalink | vita vissuta, sick sad world, caffetteria letteraria
mercoledì, maggio 24, 2006 American Psycho
American psycho è, senza alcun dubbio, uno dei casi letterari del ‘900. Certamente un’opera che fa riflettere, che riempe il cervello anche mentre si è in fila alla Posta o mangiando un’insalata seduti al bar. “Quando incontro una bella ragazza per strada, mi vengono in mente due cose. A una parte di me gli viene voglia di abbordarla, di parlarle gentilmente e di fare il galante con lei”. Taccio, scolo il mio J&B. “E all’altra parte? Cos’è che gli viene voglia, all’altra parte di lui?” domanda Hamlin. “Di vedere che effetto farebbe la sua testa infilzata su un palo”, dico io. Tutto ciò ha fatto di American Psycho un libro straveduto, sull’onda della moda dei serial killer degli anni’90. Ma di certo non un libro capito fino in fondo. American Psycho non è un thriller, né un libro sui serial killer. Alcuni critici ci hanno visto un peana alla nostra cultura, rovesciata completamente e denigrata, con Patrick abile burattinaio di un orribile spettacolo, dove i corpi vengono abusati, uccisi, divorati, trasformati, consumati, fagocitati, privati della loro umanità e risputati senza domani, buoni solo per le mosche. Come la nostra cultura, che celebra la trasgressione del sé negando l’umanità in nome dello spettacolo e della massificazione omologata. Altri critici hanno invece cercato e trovato un messaggio politico nelle efferate gesta di Patrick lo yuppie, con la sua ossessiva litania ipnotica di marche, griffe, multinazionali, ristoranti alla moda, tecnologie inutili ma all’avanguardia e cocaina altri non è che il sistema capitalistico in persona, che conduce violentemente alla omologazione, alla de-umanizzazione, allo spoglio dell’anima simboleggiata perfettamente dall’abisso senza luce nel quale sprofonda Bateman, mentre schiaccia senza pietà e con animalesca ferocia tutti i ‘deboli’ che gli si parano innanzi: barboni, animali domestici, prostitute, ex compagne di liceo, conoscenti. Senza perché. Senza motivo. Attenzione, questo è un romanzo “pesante” e molesto, sebbene così ipnotico e coinvolgente da essere stato da me consumato nel giro di sei giorni lavorativi. Non mi sento di consigliarlo a tutti, specie se siete facilmente impressionabili. l'ha scritto phoebe1976 | 17:00 | permalink | vita vissuta, sick sad world, caffetteria letteraria
venerdì, maggio 19, 2006 Un giorno, per caso.
l'ha scritto phoebe1976 | 15:52 | permalink | vita vissuta, normale amministrazione
martedì, maggio 16, 2006 Due moment e passa tutto
Non so come mai, ma molte mie amiche e/o conoscenti occasionali si sentono spesso in obbligo di confidarmi le proprie vicissitudini sessuali. Vero è che molto spesso la gente non cerca consiglio, ma semplicemente una persona che ascolti i loro guai anche semplicemente annuendo con la testa in maniera sconsolata e palesemente assopita. E cosa esce fuori nei colloqui con queste giovani donne? L’ultima perversione è lui, il tremendo UOMO COL MAL DI TESTA.
E a nulla servono completini sexy, ammennicoli da sexy shop o dvd piccanti. - non mi ami più - sono un cesso - c’è un’altra E io stessa, in linea di principio, non potevo che essere d’accordo. A quanto pare eminenti sessuologi francesi (e chi meglio di loro? In fondo il bacio con la lingua si chiama french kiss) hanno verificato che la cd. anoressia sessuale è il ascesa vertiginosa, specie tra i maschi, specie tra i 25 e i 35 anni.
Tutto ciò è non solo preoccupante, addirittura aberrante. Se la paura di mettersi in gioco sul piano sessuale è così alta, che dire del livello emotivo? La razza umana si estinguerà? Forse sì. l'ha scritto phoebe1976 | 13:12 | permalink | vita vissuta, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
mercoledì, maggio 10, 2006 Antica Babilonia, nuova Babele
Il nostro è un paese strano, pieno di contraddizioni e di nonsense. Complicato, contorto. Facile ai sentimentalismi, così come facile alle dimenticanze improvvise. Un paese dotato di una morale distorta, che vede ancora nel diverso in ogni sua forma un alieno da additare, e poi non nota la volgarità dei trenini scosciati e luccicosi a Buona Domenica. Un paese ipocrita, senza coscienza nazionale, direte voi. Ma no, che dite!!! Basta vedere come tutto il paese unito, si stringe stretto, sofferente, commosso fino alle lacrime ed a capo chino quando qualcuno dei suoi valorosi soldati muore in qualche parte remota del mondo, assurta alle prime pagine dei giornali perché lì, e solo lì, non impera Signora Democrazia. Senza stare a scomodare il Kuwait e il bellissimo exploit fatto dagli otto sparuti caccia della prima Guerra del Golfo, catturati e sbeffeggiati, di cui rimane nella memoria televisiva solo la faccia contrita del Capitano Cocciolone, la commozione degli italiani ha avuto nel corso degli anni molte occasioni di esprimersi in ondate di sdegno e orgoglio nazionale di puro plexiglass, saltando in piedi quando parte l’attacco dell’inno di Mameli. Come dimenticare l’attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003? Un camion cisterna pieno di esplosivo scoppia davanti la base militare italiana, provocando l'esplosione del deposito munizioni della base e la morte di 28 persone tra militari e civili. In fondo, l’Italia è lì per una operazione di un operazione di peacekeeping, è in Iraq per garantire la sicurezza, ripristinare i servizi e le infrastrutture, addestrare la nuova polizia irachena. E ce ne sono così grati che dopo tre anni (ma non doveva durare poco?), il 27 aprile 2006, ci concedono il bis, facendo saltare per ariano dei nostri carri armati con dentro 5 militari, dei quali 4 moriranno per le ustioni riportate. Venerdì 5 maggio 2006: due autoblindo vengono investite da un’esplosione a Kabul. Guerra dimenticata, ma viva. Muoiono 2 alpini, quattro sono i feriti. Ve la ricordavate la guerra che imperversa ancora in Afghanistan? E giù, tutto il paese che guarda la Tv, che aspetta le bare scendere dall’aereo.
Proprio come in certe zone degli Usa, in cui abili reclutatori lasciano dietro di loro scie di inquietanti fiocchi gialli, che non avranno un futuro di gloria. O magari sì.
Sono eroi, martiri della pace? O ragazzi, uomini, padri, mariti come tanti? Poveri disgraziati, per di più.
Il carabiniere freddato mentre compie il suo dovere, è meno eroe? Il giudice che tutti i giorni lotta contro un potere che non potrà vincere, è forse meno eroe? Una madre che mette al mondo un figlio oggi, merita forse di meno il titolo di eroina?
Angola, Burundi, Ciad, Costa d'Avorio, Etiopia, Ciad, Nigeria, Congo, Somalia, Sudan, Uganda, Algeria, Saharawi, Colombia, Perù, Kurdistan, Birmania, Filippine, Kashmir, Indonesia, Nepal, Sri Lanka, Cecenia, Inguscezia e Daghestan, Georgia, Waziristan e chi più ne ha più ne metta. Tutti in piedi, applaudite. Ecco l’inno. l'ha scritto phoebe1976 | 17:14 | permalink | vita vissuta, sick sad world, mi consenta una parolina
venerdì, maggio 05, 2006 Sproloquiando a primavera
Primavera che invade le strade, gli uccellini che cinguettano, il sole che brilla nel cielo terso, i fiori che sbocciano sui rami dei ciliegi e sui cigli delle strade come ricami. Oh, quale momento più bello per innamorarsi, per cedere il proprio cuore alle lusinghe della passione, per rotolarsi nei prati col proprio amato, per bucoliche passeggiate manina man… STOOOP!!! Uè, mica stavate immaginando melense scene di sbaciucchiamenti adolescenziali? Vero è che l’arrivo della stagione “romantica” per eccellenza in cui io, per colpa del destino cinico e baro, mi ritrovo sempre scaricata dal mentecatto di turno, impone delle riflessioni e fa sentire ancora più forte la solitudine. Finita l’età degli uccellini, dei cuoricini e dei tre metri sopra al cielo, cosa resta dell’amore ai trentenni di oggi? Ma esiste l’amore? A parte l’oggettiva difficoltà ad inquadrare cotanto sentimento in maniera non demagogica nella società egoista e, diciamocelo, qualunquista ed abbondante di luoghi comuni e stereotipi da quaraquaqquà, intendo. Che cos'è l'amor Tutti ne parlano, tutti ne hanno avuto traccia vaga, ma nessuno con certezza sa afferrarne il concetto. Si soffre in nome suo, più che altro. Inseguendo, magari, un’utopia. Vivendo con al sindrome di Catherine.
Magari sono io ce non ispiro amore. Sono strana, mutevole, visionaria, incasinata, saccente e allo stesso tempo troppo buona. Un casino che non è facile da comprendere. Bisogna averci voglia e tempo da dedicare. Eppure, bisogna continuare a tentare. Bisogna provarci. E’ nella nostra natura. Non possiamo vivere senza la parvenza di un sentimento forte che ci faccia alzare dal letto la mattina. Perché, alla fine del nichilismo più nero, del cinismo esasperato, siamo tutti alla ricerca di una speranza. l'ha scritto phoebe1976 | 16:00 | permalink | vita vissuta, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me, caffetteria letteraria
mercoledì, maggio 03, 2006 Walk this way
La giornata era troppo bella per finirla alle sette di sera. Camminare, su per le colline, sulla strada sterrata. Tra il silenzio della campagna, rotto solo da qualche uccellino con la smania di protagonismo ed un ego ultrasviluppato. Di certo un usignolo. Camminare con la testa altrove, godendo della fine dell’inverno maledetto. Ed arrivare in cima alla collina, proprio lì, dove la strada finisce in un cancello. Una casa, una villa gigantesca col cancello di ferro battuto. Il cancello dischiuso un invito ad entrare, a violare il ricordo di bambina. Ma ecco, uno scalpiccio di passi; e torno nel mio mondo. Non c’è tempo per i sentimentalismi, né miei, né della mia piccola belva. Dobbiamo andare, il ritorno alla realtà è obbligatorio. I ricordi andrebbero lasciati in un cassetto e tirati fuori nelle giornate di pioggia per scaldare le l’anima infreddolita? Io, intanto, a modo mio, alle fate continuo a credere... l'ha scritto phoebe1976 | 13:11 | permalink | vita vissuta, sick sad world
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