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martedì, giugno 27, 2006
With the birds I’ll share this lonely view
Quando ero piccola, alle elementari, i miei temi facevano il giro delle altre quattro classi della mia piccola scuola di paese, con l’orgoglio della maestra e la vergogna mia di sentirmi letta ad alta voce. Quasi violata. Se non fossi olivastra di pelle, sono certa che tutti avrebbero potuto vedere il rossore avvampare sotto l’epidermide come un fuoco estivo. Mi infastidiva e odiavo le occhiate dei compagni, convinti che copiassi le favole che inventavo da chissà quale magico e antico libro. Alle medie ed alle superiori ho poi imparato in fretta che la capacità di scrivere quattro cavolate lasciando a bocca aperta i professori (ed intontiti da una marea di scempiaggini), in genere annoiati dalla banalità e degli errori di grammatica, poteva essere un facile lasciapassare per un otto facile facile, buttato lì come una assicurazione perenne sulla propria vita scolastica e sul proprio fancazzismo adolescente. Ma, a dirla tutta, nel momento in cui vedevo scorrere gli occhi del professore di turno sulle pagine vergate con la mia grafia, un sottile e nascosto senso di nausea veniva a stringermi la gola. Perché? Non l’ho mai capita bene questa forma di pudicizia sciocca. Magari di modestia. O di mancata consapevolezza delle proprie capacità. Ed anche a sentir lodare le mie capacità, un senso di angoscia mi ha sempre stretto la gola e portato a schernirmi, perché non c’ho mai visto niente di particolarmente eccezionale. Insomma, non so fare 1500 piroette consecutive, non sono Picasso e nemmeno Ungaretti. Oppure, semplicemente, una violazione della propria privacy, dei pensieri che frullano nella mia testolina incasinata e che solo per un puro caso sono finiti lì, impressi tra le righe di un quaderno, accolti dalla carta e cullati dalla penna. Capite bene, tuttavia, che se tra i propri desideri il più grande è quello di scrivere, questo può essere un problemino da niente. Per questo, tanto tempo fa, ho aperto un blog. Per esorcizzare questa paura. Ed ha funzionato, perché esporsi al pubblico ludibrio tutti i giorni rende la pelle un po’ più dura. Ma ora mi si pone davanti un problema diverso, più grave. Il vuoto pneumatico concettuale. Non riesco a scrivere qualcosa che duri più di quattro o cinque pagine. Perdo le fila. Mi annoio. Regredisco. O magari è solo pigrizia eccessiva, i neuroni attorcinati dalla vecchiaia o dal troppo pensare. E allora, dopo aver bruciato i romanzi giovanili scritti fino ai 20 anni sentendosi una delle sorelle Bronte, dopo la formattazione involontaria e dolorosa a causa di un virus dell’hard disk del mio pc di casa e dopo aver mandato a riciclare per più utili e decorosi fini pagine e pagine di soliloqui, mi ritrovo a zero. Senza un romanzo nel cassetto. Con la paura di rinunciare ai propri sogni ed il terrore di affrontarli davvero. La testa prosciugata, come se i Borg mi avessero assorbito tutti i neuroni. Mille scuse. Mi manca un quaderni adeguato. La stanza dove tengo il pc è fredda. O calda. O troppo isolata. O rumorosa. Voglia di rinunciare. Poi apri la mail, così per sfizio. “Cara phoebe o come ti chiami davvero, ho letto il tuo blog, o meglio parte del tuo blog..me lo hanno consigliato due giorni fa e nei momenti liberi me lo sto leggendo pian piano mordicchiando qua tra un articolo e l'altro.. sei una grande..davvero..mi sono fatta delle assurde risate davanti al mio portatilino comprato causa tesi bisognosa di supporto tecnologico..ma ho anche riflettuto..alcune frasi messe li tra un piatto di porcellana e una diavoleria thun sono state come uno schiaffo in faccia..brava, brava davvero, mi piace un sacco come scrivi, quello che scrivi, e cosa pensi…” Fra “Nel tuo blog ci sono capitato non so neanche io come durante uno stanco vagabondare virtuale e ci ho passato un falso batter d'occhio: l'ho letto praticamente tutto fino a giungere in dietro nel tempo agli archivi di dicembre 2004... Che dire, sei una meravigliosa padrona di casa ed una pungente osservatrice delle dinamiche sociali e delle relazioni umane. A volte forse un pò troppo pungente (direi perforante) nei confronti di noi masculi, ma a leggere le tue esperienze (l'avvocato che credeva che il blog fosse una malattia mi ha fatto ribaltare dalla sedia) tanto cinismo sembra addirittura giustificato. Certo sarebbe interessante sentire "le altre campane", anche se mi sembra assurdo che una come te fatichi così tanto a trovare qualcuno. Forse è vero che preferiamo le oche. Sigh. “Il tuo blog è stu-pen-do e mi rispecchio in tantissime cose che scrivi, che vivi... e che racconti di te: anche io ho trent'anni, anche io sono un Capricorno, anche io sono per la maggior parte del tempo single e, soprattutto, anche la mia incrollabile fede nell'amore comincia decisamente a vacillare”. Ldc E allora un po’ mi rincuoro, e non solo per autocelebrazione. Anzi. Sempre la mia forma di imbarazzo atavico me lo vieta. Sto meglio e sorrido, pensando che posso rendere anche solo più allegra la giornata di qualcuno, anche lontanissimo da me. Che non mi conosce e mai lo farà. Forse. Che riesco a far ridere, riflettere, discutere. Pensando che qualcuno, anche solo una persona, aspetta che io pubblichi la mia prossima accozzaglia di cavolata. E, con un po’ più di fiducia, aspetto paziente che torni la mia voglia di scrivere. Tornerà, perché è una necessità come quella di respirare. Tornerà, magari insieme alla felicità. Intanto, abbiate pazienza. Anche per me, magari... l'ha scritto phoebe1976 | 16:07 | permalink | vita vissuta, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
venerdì, giugno 23, 2006 Degnamente indegna
Eccoci, ci risiamo. Domenica si torna ancora a votare. Direbbe mia nonna:”Più spesso che a ballare!!!” Ed in effetti ultimamente, tra politiche, amministrative, ballottaggi e compagnia danzante, quest’anno abbiamo dato molto. E io sono fortunata, perché abito in un piccolo paese e vado a votare alla vecchia scuola elementare in disuso, coi vecchietti affacciati alla finestra a fumarsi una sigaretta e a guardare pigri chi va ad espletare il proprio diritto/dovere, senza fila, senza problemi di parcheggio. Capisco che in città sia diverso, che ci siano strategie accurate per evitare la noia di dover fissare i manifesti elettorali per trequarti d’ora cercando un modo onesto per ammazzare la noia senza farsi arrestare dal poliziotto all’ingresso. Ma andarci, domenica e lunedì più che mai, è importante. E’ una responsabilità. Ed andarci votando NO è un obbligo civico. Ma andiamo per gradi, perché di informazione su questo referendum se ne è avuta ben poca e spesso scorretta. Per che cosa i cittadini sono chiamati ad esprimere il proprio volere? Il referendum del 25 e 26 giugno riguarda una modifica profonda e radicale della Costituzione, approvata con legge costituzionale dalla maggioranza del centro-destra nel novembre 2005. Questa legge non modifica solo la seconda parte della nostra carta costituzionale, ma la stravolge completamente modificando la forma di governo e mettendo in discussione anche i diritti fondamentali dei cittadini. Andiamo per punti: La devolutionVengono ridefiniti i poteri delle regioni, dandogli competenza esclusiva in materia di istruzione e sanità, nonché di polizia amministrativa regionale e locale. Questo non solo comporterà una disgregazione del sistema sanitario nazionale e una mancanza di uguaglianza tra i cittadini, ma un aumento vertiginoso dei costi quando invece la priorità, secondo me, è tagliare. Secondo Berlusconi è l’unica strada percorribile e degna e che ridurrà i costi di gestione come avviene negli USA. Ma, cosa che forse è sfuggita al cavaliere, un singolo stato degli USA è grande in media almeno 20 volte l’Italia ad occhio e croce, anche se io in geografia sono sempre stata una pippa terrificante. Forse per loro il federalismo ha ragione di essere (anzi sicuramente), sia per motivi geografici e storici che prettamente logistici. Ma per noi? Non rischiamo un’altra Jugoslavia? Un paese che, diciamocelo, ora potrebbe vantare un’edizione di Risiko tutta sua e non è una cosa bella né divertente.
Modifiche alla forma di governo.
I maligni ed i faziosi comunistoidi potrebbero dire che, siccome per l’articolo 139 della Costituzione la forma repubblicana non può essere oggetto di riforma costituzionale e siccome un golpe non è mai una mossa divertente e che capace di donare lustro al paese in campo internazionale (Pinochet docet), quale altra strada poteva trovare chi dico io per le sue losche manovre? Peccato aver fatto i conti senza l’oste. La legge costituzionale oggetto del referendum prevede l’eliminazione della centralità del Parlamento, dando la prevalenza ai poteri del Premier e delle Assemblee Parlamentari. In particolare il Premier avrebbe il potere di: - nomina e revoca dei ministri - sciogliere la Camera dei deputati - togliere la competenza legislativa al Senato Federale e trasferirla alla Camera dei Deputati qualora il Senato dovesse bocciare leggi che gli stanno particolarmente a cuore Il Presidente della Repubblica perde la possibilità di indicare il Primo Ministro, di risolvere crisi istituzionali nonché il suo ruolo fondamentale di garante della Costituzione. Il Parlamento perde il suo ruolo legislativo e viene trasformato in un mero organo esecutivo agli ordini del Premier. La Corte Costituzionale, ultimo baluardo della difesa della Costituzione contro gli abusi della maggioranza ed a difesa dei diritti dei cittadini, viene politicizzata e sottoposta all’influenza del primo ministro. Una forma di governo spuria, che non ci appartiene e che presta il fianco ad abusi e squilibri. Non trovate anche voi? Quali sono i motivi per votare no?- Perché se è vero che una riforma va fatta assolutamente, non è questa quella perfetta e nemmeno adeguata, per stessa ammissione dello schieramento politico che l’ha prodotta. - Perché la devolution attuata in questo modo rischia di creare squilibri sociali all’interno di uno stato che comincia a scricchiolare, proprio in un momento in cui abbiamo bisogno di unità e di stringerci intorno a qualcosa. - Perché io a Calderoli non gli affiderei nemmeno di andarmi a comprare il pane, figuriamoci la mia gatta. Pensate un po’ la costruzione di una riforma di questa portata... - Perché, senza scendere in melodrammi filo-comunisti e garantisti allo spasimo e senza richiamare in vita i partigiani morti sugli Appennini per difendere la libertà, la Costituzione siamo noi e va difesa a tutti i costi. E voi, al voto siete pronti? l'ha scritto phoebe1976 | 11:05 | permalink | vita vissuta, sick sad world, mi consenta una parolina
giovedì, giugno 22, 2006 Forza azzurri!!!!
l'ha scritto phoebe1976 | 14:15 | permalink | vita vissuta, sick sad world
lunedì, giugno 19, 2006 E' l'uomo per me, fatto apposta per me. Passati i trenta è un must irrinunciabile, una costante indelebile dell’esistenza del single.Succede così, e non te ne accorgi nemmeno. Se sei single, tutti i tuoi amici accoppiati o non, etero o gay, uomini o donne, di destra o di sinistra, TUTTI senza eccezione alcuna al mondo cercano disperatamente di rendere un servigio all’umanità. Accoppiandoti. O un cugino. O un amico. O un amico di un amico. Di un amico. Già, perché 90 volte su 100 il F-A-V-O-L-O-S-O in questione è un essere orribile, squallido, interessante come le Pagine Utili, tamarro o cinquantenne. Il ché, a meno che non si tratti del sosia bello di George Clooney, viene automaticamente associato nella mia mente alla figura paterna. E non è un complimento. Dunque, dei 100 gloriosi e forti ce ne sono rimasti, diciamo, dieci. Di questi, cinque sono fidanzati e/o in procinto di (ché si sa, l’uomo è cacciatore), in vena di “fare nuove conoscenze” o vessati dal capo a venire a cena con me. Due dei restanti sono, in media, gay latenti e questo, per l’amor del cielo, me li rende simpatici e adatti a sabato pomeriggio di saldi megalomani, ma non sessualmente appetibili. Uno dei superstiti è certamente, per la legge dei grandi numeri, un palestrato pompato come un palloncino, gonfio di anabolizzanti ed il cui passatempo preferito è far muovere i pettorali al ritmo di “Pump it up”. Questo soggetto è in assoluto il peggiore che può capitarti in un appuntamento al buio, perché non sa nemmeno conversare di qualcosa al di fuori della palestra, ha mal di testa se legge i cartelloni pubblicitari e spesso ha un fagiolino al posto del pisello. Alla fine della nostra analisi ce ne sono rimasti due. Di questi, per le note leggi dell’attrazione, uno non è interessato e/o non mi trova sessualmente attraente o affascinante. Stolto. Quindi, matematicamente parlando, su 100 incontri combinati, uno solo potrebbe essere quello giusto. Egli. L’inafferrabile Mr. Right. In parole povere, un misero 1%. Un po’ poco, specie perché 99 incontri barbosissimi non sono pochi, ma è sempre una percentuale importante e degna di nota nel selvaggio, violento ed inospitale mondo dei single e nella lotta brutale per l’accoppiamento. Allora che si fa? Ci si butta? Un po’ perché chi cerca di accoppiarvi non è solo la dirimpettaia di scrivania pettegola, ma un amico che vi vuole bene, un po’ perché a dire il vero avete poco da perdere si va in scena. CIAK! Pregando di non capitare alla festa paesana del freak d’annata ed incrociando le dita. Tutte. O magari vi divertirete. In bocca al lupo... l'ha scritto phoebe1976 | 21:56 | permalink | vita vissuta, sick sad world, femmine vs maschi, quark
venerdì, giugno 16, 2006 A piccoli passi
Ieri ero a pranzo con lei, come accade con una certa regolarità Difficile vedersi, vite diventate diverse, necessità ed obblighi mutati, tempistiche che possono essere conciliate solo con complicati calcoli trigonometrici. Ma affetto immutato. Quello verso una sorella. E se una sorella aspetta un bambino, voi lo capirete, è un delirio di emozioni. Anzi, una bambina. E mentre lei mi parlava davanti alla parmigiana di melanzane della tutina a fiori rosa e del paio di body che aveva acquistato per la nascitura. E ora di tutine. Ma la cosa, invece che farmi sentire triste, vecchia, sola ed abbandonata al mio destino di povera single senza speranza e via d’uscita alcuna, mi ha fatto ridere. Sorridere. Il suo sguardo sereno sotto i capelli biondi e la pancia da neomamma mi ha fatto un regalo raro. Mi ha ricordato quant’è bella la vita. E come si cambia. Ci si trasforma. Da bambine a ragazze. Da ragazze a giovani donne. Non è una differenza sottile. E anche la piccola Sara, che nascerà in un settembre assolato e incendiato di colori attraverserà la vita a piccoli passi, proprio come noi. Con la curiosità ed i perché dei 5 anni. Le paure degli 11 e le fobie delle scuole medie. Le frustrazioni e l’inadeguatezza dei 15, bramati e temuti. La sfrontatezza arguta ed onnipotente dei 20. Crescerà felice e sua madre la proteggerà sempre, anche quando non sarà richiesto né indicato. Proprio come le nostre. Non cambia mai nulla. Le leggerà le favole dei Fratelli Grimm, o magari le pagine dell’Odissea. Riderà. Piangerà. E sua madre non potrà farci niente. Vivrà la vita, farà le sue scelte. Camminerà a testa alta nella vita ed attraverserà pericoli ed avversità. La vita ed i suoi miracoli mi affascinano sempre. Mi affascinano ancora. E la nascita è sempre un miracolo. Una piccola esplosione nel mondo. Non cambia niente, ma tutto è diverso. Per sempre. l'ha scritto phoebe1976 | 17:54 | permalink | vita vissuta
martedì, giugno 13, 2006 Il gioco delle coppie
Tutti i miei amici si stanno accoppiando. Non mi era mai capitato prima. Prima o poi si cresce, si mette la testa a posto e si smette di vivere nel tipico limbo post-adolescenziale in cui navigano a vista i single. Sano. Giusto. Sacrosanto. Solo che, in tutto questo sbocciare e rutilare di amori e relazioni, simpatie ed ammiccamenti… io rimango sempre sola. Ora, non per enfatizzare la mia già patologica forma di sindrome della Piccola Fiammiferaia, però è così. Intorno a me fioriscono, nascono e maturano amori, amorucoli o semplici flirt. La vita, ovviamente, scorre. Quello che mi sorprende di più tuttavia è proprio il naturale svolgimento della cosa in sé. Che a me manca.
In genere, queste cose vanno con un ordine prestabilito, attraversando fasi che potremmo dire standard: - la conoscenza e l’attrazione - inizio del rapporto - sesso - consolidamento del rapporto
Ma nella fase del consolidamento sono proprio una pippa. Oppure, avvenuta profonda conoscenza della mia persona, l’omuncolo di torno scappa a gambe levate. Anzi, ora che ci penso… non è neanche così facile per me seguire l’iter di cui sopra, che sembra così normale e chiaro. Sembra che sulla mia strada si parino innanzi solo disturbati problematici e leggermente paranoici, allergici a qualsiasi tipo di rapporto normale. Anche solo vagamente normale. Oppure sarà che vivo di stereotipi? Ma non ci viviamo tutti? E allora perché ne faccio le spese solo io? Sono il femminile di Peter Pan, una che non si accontenta mai o più semplicemente una povera trentenne perseguitata dalla sfiga?
Non mi pesa la mia condizione, no. O almeno, non mi pesa tutti i giorni e tutti i giorni allo stesso modo. O forse non mi pesa finché sono allegra e mi diverto. O finché non vengo confinata allegramente nel tavolo dei bambini alle cene familiari. Pazienza. Ma solo quando mi và. l'ha scritto phoebe1976 | 12:54 | permalink | vita vissuta, sick sad world, quark, doveva succedere proprio a me
giovedì, giugno 01, 2006 Ma il piatto quadrato, è volgare?
Pensavo di essere una giovane donna abbastanza navigata. E invece… Proprio ieri, causa matrimonio di un amico, mi sono trovata nella condizione di dover fare un regalo. La claustrofobia aumenta. Mi viene incontro una simpatica ragazza, acchittata come se ci fosse già ad un matrimonio. Mi guida tra cento tavolini diversi, cento liste di 200 disgraziati che a breve convoleranno a giuste (o ingiuste, chi può dirlo) nozze in un lasso di tempo abbastanza breve. Tazze, tazzine, taglieri, centrotavola, candelabri, vassoi pesanti come un bambino di 5 anni, portacaramelle in cristallo swarovski preziosissimo… ma quanto saranno grandi ‘ste case dei futuri sposi? Annuncio il nome della coppia alla commessa che sorpresa come gli indigeni davanti a Colombo esclama: “Ma è domenica prossima!!!! NON SI PUO’!!!” Non si può che???? Comprare un regalo???? Ma vattene…
Moltissima claustrofobia.
Ma succede solo a me? Eccoli, si stanno muovendo, si sono mossi!!! L’ho visto!!! Insomma, la lista è giustamente finita ed è un peccato perché la futura sposa, in quella fiera dell’inutile e del pacchiano aveva scelto cose che incontravano il mio gusto spartano e assolutamente poco incline al limonge. Qualsiasi cosa sia. Vado fuori lista, acquisto un vaso da terra con una bella orchidea di seta dentro. Settanta euro e passa la paura, consegna e bigliettino compreso. Uscita dal negozio demoniaco, chiamo mia madre per cercare conforto. “Ho comprato il regalo per C. Un vaso da terra, bello.” “Bene. Quanto hai speso?” “Settanta. Sarà poco?” “No, va bene. Tanto questi soldi non li rivedrai più.” “…” “Mica ti sposi, tu!” Ma che bello. Grazie davvero. Non so se essere consolata dall’affermazione della mia genitrice o mettermi a piangere. Grazie mamma. l'ha scritto phoebe1976 | 15:47 | permalink | vita vissuta, sick sad world, doveva succedere proprio a me
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