La stanza di Phoebe
martedì, agosto 29, 2006  
Coniando termini nuovi: il trombamico

L’estate è la stagione dei giornaletti frivoli e gossippari, letti sotto il solleone e commentati a viva voce con la sciura vicina d’ombrellone. E cosa ha combinato Vieri? E la Ventura si ripiglierà quello stragnocco di Bettarini? E Briatore? Come starà sto porco rifinito? E Costantino a spasso con la nuova fidanzata?

In genere, questi ossessivi ed inquietanti interrogativi causerebbero nella parte sana della popolazione un sonoro “machissenefrega”, ma visto che è estate (anche se non si direbbe…) e vista la pioggia battente anche nella ridente località di mare in cui mi trovavo dopo una settimana di sole greco abbacinante, la rivista femminile media sembra diventata un solido scoglio a cui aggrapparsi.

Non di solo Houellebecq si vive, in fondo.

Vegetavo nella noia, tra un oroscopo sexy e un “indovina di chi è questa chiappa tatuata”, quando la mia attenzione è stata prontamente catturata da un articolo innovativo che porta sulla cresta dell’onda un essere antropomorfo di cui da un po’ non si parlava: il trombamico.

Ah.

Novità?

No, non mi pare proprio.

Infilo gli occhiali ed il taiilleurino da professoressa di scienze delle medie ed arrivo.

 

(Musichetta di Quark a palla e giochi tridimensionali sullo schermo. Absolute 80s.)

 

Buonasera.

Siamo qui per parlare di questa interessante creatura, prodotto di scarto della nostra società dei consumi, che non si accontenta del ciclico e naturale scorrere delle cose, ma che in mezzo deve sempre infilarci qualcosa.

Ops… Scusate il doppiosenso.

Ma anche no.

La figura del trombamico, definito da chi è molto più glamour di me (Phoebe si aggiusta gli occhiali e alliscia la gonna grigia a trequarti) come “colui che si chiama per soddisfare le proprie voglie sessuali, con cui non si esce al cinema, non ti porta a cena fuori e che non sa praticamente quasi niente della tua vita non fa parte della tua cerchia d’amici. Si tromba e basta… che però detta cosi sembra un uso reciproco, invece è un amicizia di letto, una scopamicizia!”.

Analizziamo questa definizione a piccoli passi.

Pare inanzitutto che questa figura sia nata dalla necessità impellente della società moderna di proseguire scevra e snellita da ogni sentimentalismo e rottura di balle devivante dai rapporti interpersonali.

La società moderna suddetta che ci porta ad essere così chiusi ed egoisti, siccome è data per assunto l’impossibilità oggettiva di trovare l’anima gemella; ed allora perché rinunciare alla soddifazione del sesso puro e semplice?

Perché non sedersi sulla comodità di un rapporto agile e senza invasioni di privacy indesiderate?

Detto così, in effetti, non sembra male.

Niente rotture, drammi, preoccupazioni, rotture di stivali.
Il tutto a condizione di reciprocità.


Citando sempre la stessa autorevole fonte riportata dalla rivista:”Il trombamico non è quel ragazzo che presenti alle amiche, che vedi ogni giorno,lui sa poco di te e tu sai poco di lui e sopratutto vi raccontate solo cose piacevoli tra di voi perche da una scopamicizia si cerca anche e sopratutto un rifugio dallo stress quotidiano un'ora di relax solo per te”.

Lungi da me dare giudizi morali (O raccontarvi qualcosa di più sulla mia vita. Sono e resto in vesti professoresche, quindi non provateci), occorre precisare che secondo la mia autorevole opinione di scienziata questa creatura antropomorfa mitologica così vantata dai media non esiste, se non come forma embrionale di frequentante.

Pare improponibile che da entrambe le parti persistano i presupposti di una “scopamicizia” (chi ha coniato questo termine dovrebbe morire tra atroci sofferenze bruciato nell’olio bollente, reo di crimini contro la lingua italiana) per un lasso di tempo superiore alle due settimane. Per sua stessa natura, l’essere umano medio tende a socializzare quel tanto che basta per aprire una finestra sul suo mondo. E se siamo in grado di lamentarci delle piccole rotture quotidiane anche con il pensionato in fila alle poste davanti a noi, possiamo evitarlo con il soggetto con cui abbiamo appena scambiato fluidi corporei?

Mi pare improponibile (giustamente) che ciò non avvenga, almeno nel medio/lungo periodo.

Come mi appare impossibile che, da rapporto paritario, si scada poi nel coinvolgimento sentimentale anche di bassa lega per almeno una delle due parti. Da qui lo scivolamento nella frequentanza più banale.

Non può quindi esistere una storia fatta solo di sesso?

Dipende, e non fraintendetemi, dalla durata.

Se la faccenda è episodica (nonché, spesso, pseudocurativa delle frustrazioni e delle ansie lasciate da precedenti relazioni), ben venga. Ma senza coniare termini nuovi come trombamico, la vecchia cara definizione una-botta-e-via mi pare sufficiente. Può essere anche più di una volta sola. Due. O tre. Poi basta.
E’ fisiologico.


Se è reiterata per un lasso di tempo non definito, come lascia ad intendere la sopracitata scopamicizia, fuori dal paese di Utopia non credo sia possibile, anche se auspicabile specie in momenti di crisi (e specie se siete appena uscite da relazioni complesse con ingegneri depressi). Questo genere di rapporto viene infatti minato ben presto dalla gelosia, dal desiderio di possesso di una (almeno) delle due parti e, cosa ben più grave, dalla noia.

 

(Basta musichetta di Quark, grazie, sto impazzando… Ma come farà Piero Angela????)

 

Più del coinvolgimento sentimentale di una delle due parti, è proprio quest’ultima che fa saltare le fondamenta del ragionamento di base su cui si fonda il trombamico.

La noia, proprio come la cantava Leopardi.

Alla fine della fiera non rimane nulla. Nulla, se non una certa aridità.

Pure il sesso diventa un appuntamento obbligato e perde del sapore trasgressivo e travolgente iniziale.

Insomma, non solo l’idea del trombamico non è reale, ma solo mass-mediatica.
Ma è anche triste.

Parecchio.
In casi di emergenza, allora, è meglio sempre e comunque affidarsi alla meccanica.

 

Almeno poi non fuma…


l'ha scritto phoebe1976 | 15:58 | permalink | vita vissuta, sick sad world, femmine vs maschi, quark, doveva succedere proprio a me
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lunedì, agosto 21, 2006  
Un anno
E’ già passato un anno. Sembra un giorno, al massimo una settimana.
Non diresti mai sia già passato così tanto tempo.
E invece…


Invece 365 giorni o giù di lì, passati in un soffio. Qualcosa meno di 9000 ore passate in mille attività create appositamente per non farti pensare e volate via nel vento dell’oblio.

Non lo so.

Sono inquieta dal ritorno dalle vacanze. Sarà l’inattività forzata dal tempo schifoso, sarà la solitudine dettata dalle partenze, sarà la depressione post Grecia, sarà.

Sono sempre io, sono sempre la stessa?

Chi mi conosce bene dice di no.
Sono cambiata, sono meno giocosa.

Un’ombra spesso mi appare negli occhi, magari riflesso di una maturità che prima o poi doveva arrivare e che forse ancora indugia nascondendosi nelle pieghe di una vita da single che fa a botte col mondo. E che questo mondo, almeno in apparenza, lo vorrebbe spaccare.

E quest’anno è scivolato, mangiandosi tutto come un buco nero.

In quest’anno ho imparato ad essere più cattiva, a pensare a me stessa prima che agli altri. Facile, direte voi. Ma io non l’avevo fatto mai, buttando sempre avanti i problemi degli altri ai miei. Per paura di affrontare i propri, ovvia psicologia da Cosmopolitan.

Ho imparato a dire no, a non accondiscendere chi amo. A prendermi quello che voglio.
Ho imparato che c’è gente cattiva, a cui capita di far del male agli altri gratis.
Ho imparato che nella vita spesso non c’è niente da imparare. Che il caso domina il mondo, che spesso non c’è né un perché, né una ragione.

Ho imparato anche che non vale la pena piangere per amore, mai. Che chi non ti vuole non ti merita. O spesso torna strisciando sui ceci quando tu non sai più che fartene. A parte il sapone.

Ho imparato che gli amici veri ti stanno sempre vicino, anche senza dire nulla, ma allungando al momento giusto la loro mano sulla tua e fiutando l’aria della tua inquietudine.

Sono diventata più forte, forse. O magari solo più dura e cinica.
Più silenziosa, per quanto possa sembrare paradossale detto da chi ha un carattere e una nomea come la mia.
Più silenziosa dentro.

Complice di un dolore al petto che passa appena un po’ dopo un respiro profondo, difficile da condividere insieme a chi lo vive con te.
Difficile parlarne.

E’ passato un anno dal giorno che mia madre mi disse:”Da oggi siamo sole, dovremo imparare a camminare con le nostre gambe.”
Strana metafora, strana davvero.
Specie considerando che mia nonna camminava a stento col suo fido deambulatore, qualche passo e molta grinta; ma reggeva le fila delle nostre anime e dei nostri cuori senza nessuno sforzo apparente.
Senza, forse, saperlo nemmeno.

E’ passato un anno, ma il dolore pulsa ancora vivo dentro di me.

La mattina, quando non ho nessuno da salutare andando al lavoro.
La sera, prima di andare a letto, quando non posso darle il bacio della buona notte.
Nelle cose belle e in quelle brutte, quando bastava una mano sulla testa per calmare il mostro che mi si agita dentro inquieto digrignando i denti.

Vorrei non mi mancasse così, vorrei non sentirla sempre qui.
Perché magari ha ragione il maestro di yoga di mia madre ed è un errore trattenere chi non c’è più qui, attaccate alla terra col nostro pensiero.

Con il rimpianto.
Con il dolore dell’assenza.
Con l’egoismo di chi non capisce perché e punta i piedi.


Già, perchè...



l'ha scritto phoebe1976 | 21:39 | permalink | vita vissuta, sick sad world
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giovedì, agosto 17, 2006  
Appunti di viaggio

- A Kos c’è un cielo terrificantemente blu, che non lascia scampo alle nuvole. Il meltemi soffia pulito e ristoratore, senza eccessi, liberando l’aria e rendendo sopportabile il caldo. L’acqua del mare è bellissima, gelata ed invitante. La luce è così accecante e protettiva che sembra di vivere in un’altra dimensione. Capite bene che atterrare a Bologna con 14 °C  non è stata una bella cosa. Proprio per niente…

- Il mito delle scandinave è tutta una puttanata. Non è vero che sono tutte belle, la maggioranza sembra l’oggetto dell’ossessione di Capitan Akab, sia come colori che come stazza. Inoltre, paradossalmente nonostante l’età media delle bionde sia 19 anni, sull’isola non se le fila nessuno perché sono considerate fredde e troppo dedite all’alcool estremo. Il mito degli scandinavi invece è vero. Verissimo. Lo giuro. Peccato che la pedofilia sia ancora un reato. Oppure in Grecia no?

- A Kos tutte le cose hanno una dimensione extralarge: i cornetti e le paste della colazione, le porzioni al ristorante, le consumazioni al bar (ordini un cocktail e ti arriva: quello che hai ordinato, uno uguale più piccolo e un chupito di qualcosa che non ho ancora ben capito ma che non è mai riuscito a farmi girare la testa) e perfino le formiche sulla spiaggia. Solo i gatti sono rachitici. Ho un sospetto… avremo sbagliato a non bazzicare la popolazione autoctona?

- Se Mykonos è l’isola del casino senza limiti e della trasgressione posticcia, Kos è l’isola del sesso. Senza mezzi termini. All’inizio non capivamo perché i locali, quando chiedevamo di scattarci una foto, per fare i simpatici da dietro l’obbiettivo ci urlavano “Say Sex!!!” invece di un tradizionale cheese che fa venire la gente nelle foto con quella deliziosa espressione da ebete. Poi, sarà una coincidenza stramba della vita, le cose ci sono apparse più chiare…

- Perché se non sei una “figa di legno” devi essere automaticamente una zoccola? Partendo dal presupposto che preferisco in ogni caso la seconda accezione alla prima, credo che molte persone dovrebbero dare il beneficio del dubbio a chi si conosce appena, e che anche se si è in vacanza non è che si può spegnere completamente il circuito del cervello lasciando acceso solo quello dell’ego. Che nei maschi è troppo grande.

- Ora, avrei un quesito socio-storico-politico. Tutti pronti? Al mio paese c’è un Castello dei Cavalieri di Malta. A Rodi pure. A Malta, ovviamente, non manca. A Kos, ho scoperto, anche. Ora, pare proprio che l’Ordine dei Cavalieri di Malta o qualche Ordine di San Giovanni (non ho mai ben capito l’intersecarsi storico e le connessioni) mi inseguano durante tutto l’arco della mia vita. Sarò forse la figlia o la nipote illegittima di qualche Principe ereditario possessore di terre sparse per il mondo che ora cerca la sua progenie perduta? Sarà il destino? Sono destinata a diventare la principessa di Malta? Principessa Phoebe! Come suona? Come dite, Malta è una repubblica? Ah, già bèh… allora niente…

- Io vorrei sapere perché importiamo qualsiasi porcheria esistente nei cinque continenti e non il Gordon Space. Perché? E se mettessi su una jointventure per la sua commercializzazione in Italia? Chi si unisce a me? Coraggio, alcolizzati, venite fuori!

- A qualsiasi latitudine e longitudine, gli uomini sono creature strane e folkoristiche, incapaci di tranquillità d’animo e d’agire, pieni di fobie e in genere scioccamente orgogliosi. La totale mancanza di autoironia affligge il sesso maschile specie over 30. E questo, a prescindere dalla nazionalità, è proprio un virus diffuso in tutto il pianeta. O forse no. Non conosco nessuno della Papua Nuova Guinea… NB. Il maschio italiano è il più piccoso di tutti. Ricordarsi di evitare commenti su pancetta, capelli (anche se inesistenti) o abbigliamento rasente il ridicolo. In una parola, Phoebe taci!

- Con gli amici se sono veri, anche se si è separati da distanze mediamente importanti, basta un attimo per tornare nella giusta connessione, per far tornare indietro i foglietti del calendario e dare l’impressione di vedersi tutti i giorni anche se poi non è così. Ed è un peccato. Ma la vita è fatta di incontri e di mille occasioni. Chi può dire come finirà?

- Mia madre non sa usare la macchina fotografica digitale. Anche con il massimo dell’impegno possibile, mi ha fatto delle foto in Abruzzo degne del periodo blu di Picasso, ma le conserverò ugualmente come ricordo di un’estate in cui sono andata soprattutto alla ricerca di me. Una recherche per ora infruttuosa, la strada è lunga. Ma l’importante è aver iniziato il cammino.

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l'ha scritto phoebe1976 | 11:31 | permalink | vita vissuta, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
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