La stanza di Phoebe
martedì, novembre 28, 2006  
La festa delle medie

Se c’è un periodo della vita che, chi più chi meno, tutti abbiamo detestato alla follia, questo è sicuramente quello delle scuole medie inferiori. Anni d’inferno. Garantito al limone.

Sarà che, per luogo comune, quella è (era?) un’età in cui non si è né carne né pesce. Troppo piccoli per essere adolescenti, troppo grandi per essere considerati ancora bambini.

Ma è ancora davvero così?

I fatti di cronaca recenti, sembrano confermare l’incubo e dissolvere come un vampiro al sole la purezza e l’innocenza dei dodicenni. Che, secondo me, sono e saranno sempre gli esseri più perfidi del reame.

Non lo dico a vanvera, ma con una certa coscienza di causa, visto che mi sono pagata l’università facendo ripetizioni a bambini delle scuole medie troppo pigri e viziati per attivare il mononeurone e fare i compiti da soli o socialmente disturbati.

Credetemi, sono dei piccoli mostri.

Anzi, nemmeno tanto piccoli, vista stazza ed altezza superiore alla mia.

La mia esperienza mi ha fatto maturare una drammmatica decisione. Io non avrò figli, ma se mai dovessi averne si può stipulare un qualche tipo di accordo per cui allo scoccare dell’undicesimo anno di età ti vengono a ritirare il pupo e te lo riportano a 18.

Non si può fare?

Peccato.

Allora niente.

 

Se ne parla tanto di scuola media, oggi. La cronaca ce la porta alla ribalta, magari demonizzandola e spaventando poveri neo genitori.

Ma, in fondo, nulla è cambiato.

 

Io alle scuole medie ero una creaturina assai originale.

Vivevo nel mio piccolo mondo che si trovava tutto nella mia testa.

Non mi interessavano ancora i ragazzi, non sapevo nulla di moda, diete, trucco e fino alla terza non mi sono mai comprata il mitico Cioè. Alle feste (se e quando venivo invitata) nessuno mi invitata a ballare un lento o tentava di infilrmi la lingua in bocca.

Né, tantomeno, avevo un filarino.

Figuriamoci poi se avevo le tette.

Insomma, ero e mi sentivo ancora molto bambina, specialmente nei primi due anni, magari anche in virtù dell’ormai famoso anno in meno rispetto ai miei compagni di classe, e per questo emarginata e/o sbeffeggiata.

Per il superamento degli esami di quinta elementare, la mia illuminata ed adorata maestra aveva regalato a tutti i suoi studenti una copia de “La storia infinita” di Michael Ende (ben prima che il cinema ne facesse scempio, sia chiaro).  L’incontro con il mondo di Fantàsia, il libro nel libro, il labirinto creato dal “questa è un’altra storia e dovrà essere raccontata un’altra volta” mi avevano così tanto convinta di essere uno spirito affine a Bastiano, lo sfigatissimo e alquanto bruttino protagonista, da impedirmi una vera socializzazione alla pari con i miei compagni.

Cosa peraltro agevolata dalla mia spiccata tendenza verso il sogno ad occhi aperti e l’imbambolamento, atteggiamneto che verrà prontamente spazzato via fin dal primo giorno di “riformatorio” alll’istituto tecnico. Ma questa è un’altra storia e l’abbiamo raccontata già una volta precedente.

Mi feci quindi paladina inopportuna degli sfigati della classe, visto che non mi sentivo all’altezza di far parte dellla comitiva di quelli parecchio trendy e, orrore orrore, pure un filo paninari e griffati Best Company. 

Miei amici erano la ragazzina di colore, il compagno di classe con le mollettine tra i capelli di cui si intuiva già smaccatamente l’omosessualità e la passione congenita (poi divenuta negli anni palese) per Ciccio Bello ed il travestitismo, la bambina talmente timida da passare per ritardata. Immaginate il panico che posso aver generato nella mente di mia madre.

Capirete la mia sorpresa ed il mio stupito sgranamento di occhi, quando mi capitò sotto mano la lista delle più gnocche della 3C in cui io comparivo gloriosamente come medaglia di bronzo al terzo posto subito dopo la ragazzina bionda e con gli occhi azzurri (oggettivamente figa) e la Kathy Holmes de’ noialtri, tutta occhioni e mossettine, che faceva i pompini a mezza scuola.

Shock totale.

Pensavo veramente di penzolare intorno alle quindicesima posizione su 18.

Capperi.

Che non avessi capito nulla delle scuole medie?

Comunque sia, oramai era tardi: le scuole superiori bussavano forte alla porta.

 

Con grande goduria, posso affermare che tutte quelle che si ritenevano molto fighe all’epoca hanno sfornato almeno un paio di marmocchi, hanno sposato uno del paesello e si sono sfasciate in maniera inimmaginabille. Diciamolo, dimostrano almeno 10 anni più di me, single rampante.

E i maschi? O sono diventati operai edili imbaleniti o nella migliore delle ipotesi hanno quattro capelli di numero in testa.

Almeno il mio amico travestito è una drag queen da paura.

Tiè.

 

Magra consolazione?



l'ha scritto phoebe1976 | 18:55 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
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lunedì, novembre 20, 2006  
Grande festa alla corte di Francia

Sull’onda del successo di de “Il giadino delle vergini suicide” (tratto dall’opera prima di Jeffrey Eugenides) e di “Lost in Traslation”, Sofia Coppola ci trasporta in un battito di ciglia adeguatamente truccate nella sfavillante corte di Versailles di fine settecento per farci conoscere, vivere e amare come la più odiata regina di Francia: Maria Antonietta.


La regista e la pubblicità mi avevano promesso un’opera rock, una sorta di Moulin Rouge ambientato dentro la bellissima scenografia di Versailles e affogata da disperazione e crinoline.

Ci avevano promesso l’attullizzazione di un personaggio nato già moderno, una Lady D di tre secoli fa.

Avevano promesso l’affresco della vita di una regina-bambina che non riesce a crescere, che non sa nulla del mondo fuori le mura della reggia, che alla ragion di stato ed al dovere sacrifica la sua vita ed il suo cuore, rifugiandosi in un mondo di scarpe, pizzo, minuetti e gioco d’azzardo e sublimando in sé gli orrori di una corte imbalsamata ed ammuffita nell’etichetta pomposa ed instupidita dal troppo lusso e dall’ingordigia.

Tutte, o quasi, le promesse vengono disattese.


Meravigliosi costumi, che ti vien voglia di imbragarti in un bustino e di incipriarti i capelli.

Colonna sonora da urlo, niente da dire.

Fotografia meravigliosa e scenografia mozzafiato, per carità.

Ma la storia, sebbene risaputa, latita.

La prima mezz’ora scorre fluida ed ingannatrice, lasciando presagire grandi cose.

Poi il film si aliena da sé stesso diventando monocorde, a tratti noioso e futile.

Superficiale, in una parola.



Kirsten Dunst è perfetta nel ruolo della ragazzina sbattuta dentro il carrozzone di Versailles senza una preparazione adeguata; ma il film percorre all’incirca venti anni di storia (ed è forse questo il suo limite più grande) e la sua interpretazione diventa presto sopra le righe, incapace di emozionare.  Troppo presa dall’avere parrucche sempre più alte, vestiti sempre più belli ed affogata da centinaia di scarpe (Ah, ci fossero state le Manolo all’epoca!!!), diventa una caricatura senza spessore.

Ma non è colpa sua.

I personaggi intorno alla regina vengono appena tratteggiati e non si riesce ad amarli. Anche la sua storia con il bel Fersen non appassiona, non intriga. E’ solo noia, senza nessun sex appeal. Il film scivola senza aggiungere nulla ai libri di scuola. Nulla di rilevante, almeno.

Sicuramente divertente, invece, l’interpretazione di Luigi XVI ad opera di Jason Schwartzman, la cui inettitudine trascende i limiti umanamente immaginabili, diventando una tenera caricatura di un monarca incapace.

Insomma, doveva essere la storia di una ragazza, di una di noi. E invece non emoziona, non riesce ad uscire fuori da una didascalica biografia con accenni intimisti.

Durante il film ho avuto più volte la sensazione che stesse per partire la voce fuori campo di Claudio Capone, intento alla spiegazione dei risvolti politico/economici del periodo storico in esame, ed è un peccato che questo non sia avvenuto.



Da salvare assolutamente, a parte gli aspetti tecnici sopra citati e davvero ineccepibili, la bellissima scena del ballo in maschera a Parigi, bellissimo videoclip dai colori meravigliosi in cui il minuetto è sostituito dal rock.

Molto intensa anche la scena finale, in cui Maria Antonietta saluta l’ultima alba che inonda di luce Versailles dalla carrozza che la porterà alla Bastiglia, sua ultima dimora.

 

Solo una domanda mi ha attanagliato tutto il film. C’erano tutti: Fersen, la Du Barry (una graffiante Asia Argento, qui nel suo ruolo naturale), la contessa De Polignac…



E Lady Oscar??????



l'ha scritto phoebe1976 | 12:14 | permalink | sick sad world, musica e cinema
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giovedì, novembre 16, 2006  
Meeting

Ci sono cose immutabili e certe, che sai non potranno mai cambiare.

Il vento di tramontana soffierà sempre da nord. Il sole sorgerà sempre ad est. Sempre che, ovviamente, un meteorite non colpisca la Terra in modo così violento da variarne l’inclinazione dell’asse in maniera drammaticamente irreversibile. O che vi ritroviate persi per il quadrante Delta, ma a quel punto attenti ai Borg.

 

In ogni modo, al 99% dei casi, al mondo esistono certezze.

Non esisto né mai, né sempre.

Certezze?

Poche.

Sparute.

Episodiche.

E capisci che tra queste rarità ci sono anche le tue splendide amiche nel momento stesso in cui dividi chirurgicamente in tre un tortino di riso assai peccaminoso in una sera fredda ed umida di novembre.

Una sera fatta di chiacchiere, confidenze, pizza e amore.

Chiacchiere serie e facete, allegre e tristi.

Inciuci e passioni.

Delusioni e gioie esplosive.

Frequentanti, amori, attese.

Paure, noie e voglia di vivere.

Sesso, uomini, psicodrammi e risate a crepapelle.

 

Quel che sarà domani, nessuno lo sa.

 

Ma oggi è bello avere il conforto di chi è un po’ come te, ma allo stesso tempo è diverso in tanti piccoli particolari.

Sfaccettature diverse della stessa, bellissima e luminosa gemma.

E me ne sono resa conto come per caso, prendendo atto di una certezza che penzolava già nel mio cuore e nella mia testa.

 

Amiche non si diventa, amiche si nasce.



l'ha scritto phoebe1976 | 11:23 | permalink | vita vissuta, normale amministrazione
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lunedì, novembre 13, 2006  
Gone till november

Novembre, per usare un francesismo, è proprio un mese del cazzo.

Da un giorno all’altro il tempo cambia, fa un freddo cane a cui ancora non sei abituato.

E poi c’è la nebbia.

Una nebbia così fitta che pensi di stare in Valpadana e invece sono i colli del Trasimeno.

Una nebbia così densa che ti aspetti Gary Oldman uscirne all’improvviso indossando canini di plastica performata.

Io vorrei due buone ragioni per amare l’arrivo dell’inverno.

Non cinque, non quattro, non tre: me ne basta due. Due piccolissime ragioni.

E non tiratemi fuori la storia che l’inverno è bello perché ci si può rotolare sotto il piumone per ore ed ore con l’uomo della vita al calduccio e stare davanti al camino scoppiettante mangiando schifezze e facendo pucci pucci per serate intere.

Vi ricordo che sono single.

Al massimo c’ho la mia gatta amatissima e cicciona che cerca di esautorarmi dalla coperta di pile azzurra che tengo sopra al letto, in modo da averne il pieno possesso globale ad arrotolarcisi dentro in maniera totale. Magari buttandomi giù dal letto e diventando la regina del piumone.

Piumone che è difficilissimo da lasciare la mattina, quando l’aria della camera ti gela il naso.

Quindi.

Questo tempo mi mette di cattivo umore e la nebbia rende i miei capelli ancora più spaghetti di quello che sarebbero in natura. E la cosa è di per sé quasi impossibile.

Ed il piumino mi fa sembrare l’omino della Michelin dopo le festività natalizie. Grassa. Brutta. Orribile.

Quando arriva l’estate?

 

Sento freddo.

Orribile novembre, solo l’inizio di una lunga stagione di buio e gelo. Mi domando, ma come faranno nei paesi scandinavi a tollerare sei mesi di buio inverno senza speranze? Come il tasso dei suicidi? No, perché secondo me è un clima favorisce la produzione e proliferazione di depressi e serial killer.

Sole, sole, sole.

Scaldare un pochino di più, no?

E poi lo vogliamo dire? Alle cinque e mezza è già buio. Si può? Si può??

Ma quand’arriva l’estate?

 

L’umore nero, come il cielo sopra la mia testa, l’aria spazzata dalla tramontana e la pioggia che non si sa se verrà. Ma forse no. Io, proprio io, che ho passato l’ultimo anno a cercare di non piangere, a ripetermi che le lacrime vanno usate solo per nobili ragioni, non farei altro che frignare.

Il mondo mi odia.

Mi sento sola.

Non ho talento.

Non mi sento realizzata, magari non lo sarò mai.

Me tapina.

Me poveretta.

L’incompreso in versione umbra.

 

Per fortuna basta poco.

 

Una mail di chi non ti conosce di persona, ma sa leggerti l’anima e toccarti il cuore come se abitasse accanto a te.

Un “Ti adoro” improvvisato.

Un regalo inaspettato fatto solo per veder nascere il tuo sorriso da chi ti conosce come il fondo delle sue tasche.

Un “Chiama se hai bisogno” urlato dal fondo di un corridoio da chi sai che ci sarà sempre, magari silenziosa ma presente.

 

Ed anche novembre ha le sue giornate di sole.



l'ha scritto phoebe1976 | 10:03 | permalink | vita vissuta, sick sad world, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me
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mercoledì, novembre 08, 2006  
Revisionismo storico

I miei genitori sono proprio come certa parte dei politici di destra che affermano senza remora alcuna che lo sterminio degli ebrei non sia mai avvenuto e che i campi di concentramento fossero in realtà piacevoli strutture ricreative e prototipi di beauty farm.

Con la stessa bovina e caparbia faccia tosta, i miei genitori quando si parla della mia adolescenza ed anni limitrofi, negano.

Facciamo un passo indietro.

 

Sono nata a gennaio.

Così, per non farmi saltare un anno intero e visto che ero una bambina sveglia, mi mandarono a fare la celeberrima primina da una insegnante privata, due pomeriggi la settimana. Il fatto che avessi fatto a botte con metà dei bambini dell’asilo e fatto nascere un bozzo in testa a forza di colpi di Lego alla bambina bionda antipatica con i boccoli non credo sia stato rilevante per la scelta dei miei genitori.

E’ che proprio ero una bimba sveglia.

Così entrai a scuola direttamente in seconda elementare.

A sei anni.

Se questo mi ha portato innumerevoli vantaggi, come il finire l’università con un anno fuori corso ma con una età da “in corso”, nella mia adolescenza mi ha tarpato letteralmente le ali.

 

Posso andare in gita a Parigi con la scuola?

No, sei troppo piccola

Posso avere il motorino?

No, sei troppo piccola

Posso scegliere che scuola fare dopo le medie?

No, sei troppo piccola

 

Va da sé che per studiare non ero troppo piccola, né per badare alla mia sorellina (già) rompiballe.

Fattostà che, al momento di scegliere la scuola, voce in capitolo non ne ho avuta.

Ma si sa, i genitori scelgono secondo logica e coscienza, in base alle attitudini ed alle inclinazioni dei figli.

Possono farlo molto meglio di loro, che magari possono basare le proprie scelte su quelle delle amichette del cuore o all’euforia del momento.

Giusto che in certe decisioni intervenga il controllo parentale.

Quindi, è giusto che se la propria primogenita viene promossa con ottimo in terza media ed è considerata un piccolo talento letterario, venga iscritta senza colpo ferire all’istituto tecnico.

Perché l’unica del paese.

Così non sarei dovuta andare a Perugia, chè ero troppo piccola.

Inutile puntare i piedi. Sbattersi. Piangere.

No, no, no.

Così si fa.

Noi sappiamo cos’è meglio per te.

E questa è casa mia, e qui comando io.

E poi scrivere non dà da mangiare.

 

Peccato che la tranquilla scuola superiore a cui i miei mi avevano iscritta d’ufficio, a parte avere delle materie che detestavo (merceologia??? E che roba è?), fosse frequentata dalla feccia della società. Avevo alcuni compagni di classe dell’età degli insegnanti, pluriripetenti che ammazzavano il tempo a scuola e minorati assortiti che rullavano canne in classe. Avevo anche il bidello maniaco e pedofilo che mi chiamava principessina.

Un bell’ambientino.

Da cui sono scappata appena ho potuto.

 

Così sono passati cinque anni, due in riformatorio e tre all'ITC Capitini di Perugia, divisione Programmatori. L’élite, in pratica. I genietti della scuola. Sono passati noiosi, campando di rendita, inanellando bei voti e pessimi giudizi caratteriali, continuando a non capire la differenza tra conto economico e finanziario (tutt’ora non lo so, vi prego illuminatemi!) ed a sentirmi diversa da tutti gli altri.

Considerando che ora, per modificare il mio template devo piangere miseria presso colui che tutto può, devo dire che è stato tutto molto utile.  Però conosco il COBOL.

Lo so, un po’ è l’adolescenza che ti fa odiare tout-court tutto della tua vita. Ma molto era anche dovuto al fatto che on era quello che volevo. E oramai per tornare indietro era troppo tardi.

Che nervoso.

 

Ed ora, anno del Signore 2006, i miei genitori affermano tronfi davanti ad una coppia di amici in visita intenti ad annuire che bèh, in effetti loro sono per l’autodeterminazione dei figli. Chè, è ovvio, devon prendere coscienza da soli della vita, fare le proprie scelte e non essere condizionati.

Davanti alle mie rimostranze un tantino (come dire) accorate e veementi, non solo hanno sgranato gli occhi, ma mi hanno dato della bugiarda esaurita e/o malata di nervi. Oltre che figlia degenere.

Siccome non hanno ancora superato la sessantina, può essere solo arteriosclerosi precoce.

 

Non che frequentare un liceo mi avrebbe cambiato la vita, o reso la vita innegabilmente migliore o con più talento. Magari ora sarei disoccupata, o mi toccherebbe fare la cameriera in qualche pulcioso pub irlandese del centro gremito di ragazzini erasmus urlanti.

Oppure no.

 

Il mio unico cruccio, a dire il vero, è che al mio paese ci fosse una sezione distaccata dell’istituto tecnico e non della scuola professionale per estetiste.

 

Almeno, ora, saprei fare la french.



l'ha scritto phoebe1976 | 12:48 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, doveva succedere proprio a me
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lunedì, novembre 06, 2006  
Tg Phoebe

Tattatà Tatatàààààààààààààà Ta Tattattatàààààààà Tààààààààààààààààààà

 

Siori e siore, benvenuti alla prima edizione del Tg Phoebe, oggi e per sempre una volta a settimana (o magari al mese o al trimestre, dipenderà dall’audience, dall’auditel e, soprattutto, dalla voglia della sottoscritta) su questi scintillanti schermi

 

- Esteri

Congo. Mentre si attende che vengano resi noti i risultati della seconda tornata elettorale che (pare) trasformerà dopo quasi 40 anni di dittatura, anarchia e disordini il paese africano in una democrazia, torna alla ribalta il dramma dei minatori del Katanga, cercatori artigianali che ogni giorno scrisciano in cunicoli minuscoli per grattare via il prezioso minerale, la cassiterite, dalla roccia e far sì che pc portatili e cellulari rendano più confortevole la nostra vita di occidentali pancioni e pigri.

E non solo: anche zinco, cobalto, oro e diamanti, persino uranio. Tutto viene grattato via senza protezione alcuna. Dove non arriva la fame, arrivano le radiazioni e le polveri inalate sin da bambini. Inestimabili risorse ed inestimabile povertà.

Cambierà qualcosa con la democrazia? Certo, arriveranno le grandi compagnie estere, meccanizzeranno tutto. E allora vincerà la fame in una nazione ricca.

 

Lodevole iniziativa dell’Internazionale: una cartolina per Anna Politkovskaja. L’Internazionale, l'editore Adelphi, l'associazione Articolo 21 e il canale satellitare Nessuno TV promuovono un'iniziativa in memoria della giornalista russa uccisa il 7 ottobre 2006. Lo spirito dell’iniziativa è quello di non dimenticare l’operato di una donna coraggiosa e piena di talento, sulla cui morte si vuole stendere un velo.

La cartolina è nel numero in edicola di Internazionale e nelle principali librerie italiane.

Fate questo piccolo investimento e comprate un francobollo da 60 centesimi di euro.

 

- Interni

Italia. Il nostro governo fa schifo. La finanziaria fa schifo, è coraggiosa, tagliente ed innovativa quanto Winnie The Pooh. E’ che i nostri politici, quelli di tutti gli schieramenti, sono vecchi. Datati. Anziani. Anacronistici. Con una media di età appena sopra quella al ricovero all’Ospizio della Casa Serena. In media. Non capiscono la realtà in cui si trovano, sono ancorati a vecchi schemi che non sono più aderenti alle necessità di un mondo che viaggia alla velocità della luce. E allora? Allora, dopo Zapatero, siccome le mie speranze in Italia non so più in chi riporle, il mio faro nella notte in questo momento è Barak Obama. Sarà il nuovo Presidente degli USA? Noi speriamo di sì.

 

- Tecnologia

Scarti tecnologici. Aggiustarli: si può? Il bellissimo lettore MP3 simil-Samsung da 2 Giga con schermo a colori acquistato su Ebay dalla ns. redazione quest’estate giace in coma. Equipe mediche e tecnologiche si sono alternate al suo capezzale inutilmente. Il solerte Giacomo ha provato pure con il massaggio cardiaco. Inutilmente. Che faccio, chiamo il dott. House? La nostra redazione lancia anche lei una lodevole iniziativa. Se sapete come rianimarlo scrivete a Salvate il lettore MP3 di Phoebe. Il promotore dell’idea risolutiva verrà ricompensato. Come? Dipende.

 

- Cronaca rosa e Gossip

Roma, Monte Sacro. Nel giorno benedetto e celebrato in tutto il globo di Santa Silvia, in una sgargiante giornata d’autunno è venuto alla luce nella capitale, in tutto il suo splendore di 3,340 kg e 51 cm di lunghezza il rampollo di una importante dinastia capitolina. Omaggi e congratulazioni alla madre ad al padre da tutte le celebrità del mondo che conta. Me compresa. AUGURI!

 

Perugia. Pare che Laura Chiatti abbia lasciato il fidanzato calciatore fallito per Silvio Muccino, il cui il pedigree è indubbiamente migliore. Non so se sia vero, ma se non è una trovata pubblicitaria e lei se lo tromba veramente, la nostra redazione quando la incontra di nuovo le stringerà calorosamente la mano con un pizzico di invidia. Chè a noi, il ragazzino con la zeppola c’è sempre piaciuto. Assai. A parte quando fa finta di essere scrittore.

 

 

 

Meglio di Tgcom, eh???

 



l'ha scritto phoebe1976 | 15:21 | permalink | vita vissuta, sick sad world, doveva succedere proprio a me, mi consenta una parolina, tg phoebe
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