La stanza di Phoebe
lunedì, febbraio 26, 2007  
Il Trasimeno ai tempi dell’ADSL

In una brutta canzone sanremese di qualche anno fa, il simpatico Toto Cutugno allegramente, come festosa e trascinante solo la sua voce sa essere, cantava: “Voglio andare a vivere in campagnaaaaaaaaaa!”.

Certo, chi non vorrebbe?

 

L’aria pura invece dello smog.

Tramonti mozzafiato.

Gli uccellini che ti svegliano la mattina invece del rumore di ambulanze e clacson assortiti.

Le stelle che sembrano vicine vicine, quasi da poterle toccare.

Il lago tutto luccicante in primavera.

Il profumo delle ginestre sulle colline in primavera, che ti riempe la casa

 

MA ANCHE…

 

Ragni grandi come palline da tennis, che una vedova nera in confronto è nana.

Moscerini. Moscerini. Moscerini.

La possibilità nemmeno tanto remota che una comitiva di cinghiali venga a campeggiare nel tuo giardino accanto alle begonie di tua madre.

Il dover prendere la macchina anche solo per andare a comprare il giornale visto che i mezzi pubblici sono inesistenti e tutto ti è lontano.

Rumorosi cacciatori che la domenica mattina alle nove decidono di andare a giocare all’uomo primitivo su per le colline di casa tua sparando a qualsiasi cosa si muova, loro stessi compresi. Spero.

E, soprattutto, la totale impossibilità di avere l’ADSL.

Non sei cablato, che ci vuoi fare?

La colpa non è di nessuno, se non di quei pidocchiosi della Telecom che hanno fornito delle comodità della vita moderna solo chi vive in città.

 

In principio fu l’ADSL SAT.

Cara.

Lenta.

Umorale.

Complicata.

Rompiballe.

E soprattutto, fornita dall’odiatissima TELECOM con cui ho un rapporto, come ricorderete, che dire conflittuale sarebbe riduttivo. Diciamo che in confronto, Bin Laden e Bush Jr. sono simpatici ed affettuosi vicini di casa che passano la domenica pomeriggio a fare il barbecue e a guardare la partita.

 

Rassegnata a passare l’ISDN, schiavizzata alla linea analogica, proprio quando l’umore era nero ed il fisico provato da tanta sofferenza, ecco una luce nel buio: ARIADSL.

AriaDSL è una compagnia privata che, tramite ripetitori di onde medie piazzati qua e là ti promette la navigazione a 4 mega facile, sicura ed ad un prezzo accessibile, tramite la semplice istallazione di una parabola sul proprio tetto.

Chiamo.

“Buonasera, vivo a XXXXXXX, c’è la possibilità di usufruire del vostro servizio?”

“Sisisiisi!!”

Bene, benissimo.

Stipulo un contratto flat.

Bartolini, dopo infinite traversie, mi consegna la parabola ben imballata.

Da montare.

Costringo mio padre ad impiegare il sabato pomeriggio sul tetto.

Facciamo un buco dalla soffitta a camera mia.

Viene il tecnico.

Tutto a posto?

E invece no.

Non va.

Non funziona.

Non c’è segnale.

Una qualche cazzo di verde e ridente collinetta umbra mi blocca il segnale.

Niente da fare.

 

A parte la grande delusione e il buco che ora troneggia sopra la mia libreria (da cui temo possano farsi strada orribili creature aracnidi), il punto dolente è uno solo: non ho alternative.

Non mi resta che aspettare che piantino un nuovo ripetitore sufficientemente vicino e potente da arrivare al mio tetto, indi rimontare l’antenna e pregare.

Intanto, mi godo la connessione analogica.

 

Aiutatemi…



l'ha scritto phoebe1976 | 23:01 | permalink | vita vissuta, sick sad world, doveva succedere proprio a me
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mercoledì, febbraio 21, 2007  
Giro girotondo... casca il mondo?

A Perugia è esplosa una nuova mania.

Più forte delle pashmine dei folignati, più dirompente dei capelli pieni di gel e sapientemente spettinati per tre ore davanti allo specchio. Più obbrobriosa degli hot pants di jeans e più dilagante delle scarpe a punta tonda modello Nonna Papera.


E’ la rotonda.

     

Implacabile, plagiando le povere menti degli amministratori comunali, sta invadendo tutta la provincia.


La rotonda, cari lettori, è tra noi.


Una provincia che enumera meno abitanti di un singolo quartiere di Roma. Una provincia pigra, sonnolenta  sprofondata nella sua borghese, costruita e finta vita quotidiana.

Una provincia pulsante, frenetica e viva come una tisana al finocchio.

Ce n’è davvero tutto questo bisogno?

Mefistofelici e misogini ingegneri si aggirano per le valli e le colline perugine progettando mostri di cemento anche laddove non solo non ce ne sarebbe oggettivo bisogno, ma manca anche lo spazio fisico.

Il tutto, ovviamente, per migliorare la viabilità.

Almeno questo è quello che dicono.

Quello che vogliono farci credere.

Invece è tutto un piano diabolico per assoggettare le menti dei cittadini al loro volere, ovvio.

Certo, certo.


Perché tutto questo dilagare delle rotonde ha un solo colpevole: una forza aliena che vuole controllare la Terra istupidendone gli abitanti.

Avete mai provato una rotonda? Io per arrivare al lavoro ne devo fare tre. Ora, gira e rigira, mi sento come quando da bambina mi sentivo stordita dopo un furioso girotondo all’asilo, quando si finiva tutti gambe all’aria.


Giro girotondo,

casca il mondo,

casca la Terra…

tutti giù per terra!!!


Ah, beh! Ed è proprio questo che vogliono gli alieni, non lo capite?

Tutte queste complicazioni, laddove non c’è necessità, non possono essere frutto di mente umana!


Per quanto possano essere distorte le menti degli ingegneri medi, e io credo lo siano parecchio, non credo possano arrivare a tanto!

Un noto amministratore locale, interrogato sul perché di un cambio di viabilità con conseguente creazione di numero 4 rotonde in una zona relativamente tranquilla e trasformatasi in un vespaio dopo il lungimirante intervento, rispose: ”Nelle città c’è traffico, bisogna abituarsi!”

Ho capito, ma noi a Perugia siamo in cinque, che traffico vuole che ci sia? E se non c’è, siccome fa figo, ce lo dobbiamo creare?

Ecco, questo non vi pare un discorso da posseduto dagli alieni?

Lo sapevo,  la mia teoria si confuta da sé.

 

Come se tutto ciò non bastasse, ci si mette anche il guidatore medio, soprattutto anziano, per il quale la rotonda è e resta un fitto mistero.

Ci sono due corsie al suo interno? Orbene, chissà perché, visto che ne basta una!

E costui si ostina ad usare solo l’esterna, bloccando il traffico e generando ritardi ed incidenti.

Perché, loro, le rotonde a scuola guida non le hanno studiate. E non è che ci sono i corsi di aggiornamento per posta. Non capiscono che nella corsia interna si gira e in quella esterna si entra ed esce dalla rotonda stessa.

Ed i signori col cappello, spesso, le rotonde le prendono pure contromano.

L’ho visto coi miei occhi, signori della corte: io c’ero.

E questo è un altro punto del piano diabolico degli alieni: dopo averci intontito a forza di girare, aspetteranno che gli incidenti ci sterminino.
O che le gente, a furia di litigare per precedenze e affini, commetta omicidi a ripetizione o muoia di infarto.

Ah, che geni!

Che menti superiori!

Ho paura di svegliarmi una mattina, prendere la macchina e trovare una rotonda anche nel mio paese di 500 anime, affacciato sul Trasimeno e stretto tra le colline.

Paese che, lo ricordo, ospita l’unico semaforo del comune.
Non è mica poco.

Ma, come sempre, le entità aliene hanno fatto i conti senza l’oste, sottovalutando la potenza della mente umana. Non ce la possono fare, perderanno anche questa volta, senza nemmeno bisogno che ci pensi Will Smith.

Basterà lui: il semaforo.


Ebbene sì.

Eppure bastava riflettere.


Le rotonde servono ad eliminare principalmente incroci pericolosi e semafori perditempo.

Ma il semaforo ha una sua utilità non solo cromatica.

Serve a rimpolpare le casse dell’amministrazione comunale, sempre più vuote e deserte dopo l’avventura Minimetrò.
Come? Scattando simpatiche foto a chi, sbagliando, passa col rosso.

Perugia risulta essere uno dei comuni a più alta concentrazione di incapaci alla guida, visto il numero sproporzionato di multe.
Oppure, una provincia di daltonici.

Sempre colpa degli alieni?

No, non credo.

Perugia, velo ricordo, oltre ad essere la patria del Bacio Perugina è anche la città degli avvocati e già c’è chi tira fuori la ridotta durata del giallo (ma si può passare col giallo oppure no? Ah, non fossero passati dieci anni dall’esame di scuola guida!!) e la malafede dell’amministrazione comunale il cui deficit clamorosamente in rosso finisce sulle pagine dei quotidiani un giorno sì e uno sì come le tagliatelle di Giovanni Rana.

Sarà vero?



Secondo me bisognerebbe chiederlo ad E.T…

       


l'ha scritto phoebe1976 | 21:02 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me
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mercoledì, febbraio 14, 2007  
Quello che gli uomini dicono
Si parla tanto di incomunicabilità tra uomini e donne.
In questo millennio di contraddizioni in cui gli uomini hanno smesso di fare i maschi e le donne si sono dimenticate di come si comportano le femmine, come si sopravvive?

Come si può andare avanti?
La razza umana rischia forse di estinguersi?

Non so quale possa essere la soluzione, proprio non ci arrivo. Sono solo una povera trentunenne con manie da ragazzina che si arrabatta per vivere.

Tranne forse quella di continuare a provare e riprovare, senza arrendermi di fronte alle delusioni ed ai piccoli dolori che la chiusura di una storia sempre comporta.

Ed arrivata a trentuno anni, di storie da raccontare ne ho a volontà.
Potrei scriverci sopra un libro, e magari un giorno lo farò sul serio. Uomini del mio passato, tremate.
Magari non quanto Carrie, ma abbastanza per una che vive sulle ridenti sponde del Trasimeno e non sull’isola di Manhattan.

E dalla mia esperienza, ciò che irrita più di tutto la donna trentenne moderna, non è la bastardaggine maschile insita in ogni portatore di pene, bensì l’ipocrisia nonchè la mancanza di originalità e di sincerità del maschio medio.
Sì, avete letto bene, la mancanza di originalità.
A tutto si fa l’abitudine, anche alle corna. Ma non alle prese per i fondelli.
Tutti le stesse frasi.

Tutti le stesse modalità.
Perché?

Ma ai ragazzi quando entrano nella pubertà lo stato italiano fornisce un libricino tascabile comodo comodo, da studiare e portare sempre con loro? In palestra, a scuola, al supermercato, ovunque possa rimorchiare una fanciulla atta allo scopo?
Oppure sono modus operandi che si trasmettono oralmente dal maschio Alfa a tutti i suoi sottoposti in luoghi esclusivamente da uomo come gli spogliatoi delle palestre, le partite di calcetto e le sessioni fiume di Playstation?

“Tu sei una donna con la D maiuscola, meriti di più”
“Non è colpa tua, sono io…”
“E’ che questo non è proprio il momento giusto, capisci? Il lavoro mi stressa!”
“Tu sei fantastica, che te ne fai di uno come me?”
“Perdonami, ma voglio essere libero”
“Siamo troppo diversi.”
“Meglio lasciarsi ora che abbiamo solo bei ricordi.”
“Vedi, se continuiamo a frequentarci io mi innamoro di te. E non voglio, perché ho già sofferto troppo.”
“Ti adoro, ma non ti amo”
“Restiamo amici, vuoi?


E tutta una serie di varie amenità e luoghi comuni da far perdere la stima e la pazienza anche alla donna più santa del pianeta Terra. E che meriterebbero come risposta un bel "Vaffanculo!" sonante.
E come se ciò non fosse sufficiente a causare la gastrite, il maschio medio inizia a rifornirsi anche al mercato nero delle paranoie femminili, tirando fuori emblematiche perle. 

“Ma cosa sono io per te?”
“Cosa ti aspetti da me?”

Ora, non voglio credere alle menate che, messi alle strette, la maggior parte degli ignobili rappresentanti del sesso maschile che ho incontrato lungo il mio cammino hanno saputo produrre.
Preferisco credere si tratti solo di codarda reticenza, di paura nell’esternare un semplice concetto: “NON TI VOGLIO PIU’.”
Preferisco. E non si tratta solo di me.

Tutte le donne munite di un certo numero di neuroni superiore a cinque preferisce 1000 volte la verità cruda che una dolce fesserie che non fa altro che alimentare inesistenti sensi di colpa nonché speranze dolorose e senza senso.

Venerdì sera un mio conoscente mi ha illuminato con una perla di saggezza al feromone, lampante e chiara nella sua disarmante semplicità.


“Sono troppo sincero. Se dicessi più puttanate, di sicuro scoperei di più."

Mentire allora paga?
E' solo un dire alle donne quello che vogliono sentirsi dire?
NO.

Uomini, ficcatevelo bene in testa: le donne non sono bamboline sceme.
O, perlomeno, non tutte.
Non sono sceme, no.
Al massimo hanno il grave difetto di far finta essere credulone, di cercare affetto e testardamente inseguire l’uomo dei sogni, anche se ad una analisi più attenta si tratta solo di una mezza calzetta.

Oltre che di inseguire, anche solo a livello inconscio, la soddisfazione personale come parafrasi di un rapporto a due.
La vita vista come la vedevano le nostre nonne ci perseguita ed insegue coi suoi modelli alla naftalina anche se ci sentiamo molto moderne.

Fidanzato, matrimonio, famiglia, figli.
Pesanti eredità difficili da scardinare.

Perché se è vero che, superata una certa età, la donna moderna rimasta single un po’ per scelta un po’ per fato tende ad assimilare il comportamento del maschio predatore, è anche vero che spesso è tutta scena.
Anche le quattro protagoniste di Sex & The City alla fine si arrendono alla vita omologata.

In serate pizza-gelato solo donne, si instaurano tavole rotonde sul sesso esplorando pregi e difetti dell’amante di turno, analizzando i minimi dettagli e ridendo a crepapelle di defaillance e piccole manie.
Deridendo, schernendo.
Ed instillando nel maschio medio-dotato la fobia per queste riunioni gallinesche.

Grande conquista del femminismo, questa.
Gli anni settanta hanno sdoganato il sesso.
Non la femminilità o i diritti delle donne.
Il bruciare reggiseno ha portato ad una sovraesposizione da sesso.
Se ne parla, fa vendere, fa girare il mondo.
Tutti vogliono farlo, tutti ne parlano. E più ne parlano, meno ne fanno.

Ed è solo per questo che gli uomini mentono?
Per fare sesso?
Grandi promesse, infinite ricerche, poste altissime, solo per fare sesso?
Bèh, ragazzi, vi agitate troppo. Basterebbe molto meno.

E l’amore?
Esiste?
O è solo l’invenzione di cioccolatai abili nel marketing?


Ah, dimenticavo: buon San Valentino a voi che credete...



l'ha scritto phoebe1976 | 00:00 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, dillo a phoebe
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domenica, febbraio 11, 2007  
Vodka Russa
Non è che abbia seguito molto il Grande Fratello quest’anno.
Non per snobismo o per insofferenza intellettuale, semplicemente per i casi del fato.

Il giovedì sera alla stessa ora Italia Uno propone le nuove puntate di CSI New York ed il fascino di Gary Sinise che arresta malviventi semplici e serial killer non è da sottovalutare. Inoltre, mi resta ancora una parvenza di vita sociale.

Quindi, tutto ciò che so del GF7 mi viene direttamente dal Daveblog, da Zoro, dai giornali spazzatura che mia sorella lascia al bagno e da Mai Dire Reality.

E l’altra sera la Gialappa’s mi ha fatto conoscere una donna degna di nota, un personaggio degno di questo epiteto nel grigiore delle cubiste tutte uguali.

La russa Diana Kleimenova.

Già il parentado la agevola: il padre è ignoto, ma la madre faceva la contorsionista in un circo. Vi pare una cosa normale? Inoltre, il suo sguardo da matta psicotica e la bocca troppo grande sempre cristallizzata in un sorriso di plastica, la rendono perfetta come icona del miglior libro di Palahniuk.

Che ti fa la folle?

Nella pseudo-cattolica Italia che fa finta di scandalizzarsi davanti ai PACS, la sera stessa dell’inizio della trasmissione si butta subito addosso al pompiere Alessandro (peccato non ci fosse la figura dell’idraulico nella casa, sennò sarebbe stata la trama ideale per un classico del porno) e ci fa sesso senza nessun problema.
Con l'amplesso ripreso in diretta TV.

Lei, tranquilla e candida, si accoppia davanti agli italiani guardoni che hanno comprato uan ricarica del digitale terreste solo per questo.

Visto, preso.
Olè.

Spiazzando gli stessi autori del programma, che ancora non avevano avuto il tempo materiale per montare una presunta love story che potesse aumentare gli ascolti non proprio esaltanti.
Disinibita, caciarona, folle.
Anche discretamente zoccola, siamo sinceri.
Più che discretamente.
Assai.
Proprio baldracca, via.

Ed il pubblico delle casalinghe votanti (e anche gli autori, siamo seri) l’ha punita e cacciata in esilio a Buona Domenica (ci vanno ancora gli sfrattati?) e trasmissioni affini, condannandola ad un futuro prossimo di ospitate in discoteca e alla sagra dello gnocco, nonchè ad un più remoto ingaggio da pornostar.

E non avrebbe mai attratto la mia attenzione, se non fosse stato per uno dei giornali di mia sorella, depositato nella zona della casa che più gli si confà: il bagno.
Ecco che su Eva Tremila mi ritrovo un ‘articolo su questa ragazzetta russa tutto incentrato  sulle sue tanto vantate ed abusate abitudini sessuali.

E leggiamo, via.
Tanto siamo qui.

Domanda: “Ha sconvolto tutti facendo sesso la prima sera con Alessandro”
Risposta: “L’ho visto, mi è piaciuto. Me lo sono preso. Se un uomo mi attira, faccio di tutto per averlo.

Olè!
Ma complimentoni per la sincerità, la sagacia ed il coraggio!

Vedo un paio di scarpe e le prendo. Perché no? Non sono manco tanto care!

Domanda: “Secondo lei, perché l’hanno votata?”
Risposta: “Perché la maggior parte delle donne che non sono libere sono ipocrite ed invidiose. Hanno paura del giudizio della gente e così sparlano di chi è libera”

APPLAUSI!
Qui mi tocca darle ragione. Aggiungendo che spesso  sono anche gli uomini che davanti ad una donna che si comporta più o meno come loro sono spiazzati, spaventati e fuggono manco fosse un marchio d'infamia.

Vale ancora il gioco delle parti come nell’Ottocento, solo che invece di lasciar cadere fazzoletti profumati si mandano sms. Che schifo.

Domanda: “Ha mai fatto sesso a pagamento?”
Risposta: “No, anche se è capitato che mi chiedessero sesso in cambio di favori. Ma ho rifiutato.”

Seeeeee! Vabbè, e che non t'andava bene la cifra???
Non ci credo mai.
Una che gira nuda per casa, strusciando con il didietro addosso a tutti i portatori di pene che incontra… Ma figurati.

Chissà come mai è arrivata in TV, ma figurati!

Domanda: “Quanti uomini ha avuto?”
Risposta: “Venti”

EH, ACCIDENTI!
Addirittura venti!
Capite, venti! VENTI!
20!

VENTI!



Un attimo… venti…
1, 2, 3…
4, 5…
6, 7, 8, 9…

Cioè, non è che venti siano poi tantissimi. E non che è stiamo qui a giudicare sui numeri, che volete che conti? Un numero è un numero. Solo un piccolo numero.
Anzi, venti sono proprio pochini, se ci si pensa per bene.
Quanti volete che siano venti.
Pochi.

Pochissimi.

Perchè, avete qualcosa da dire?



l'ha scritto phoebe1976 | 21:31 | permalink | vita vissuta, sick sad world, doveva succedere proprio a me
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giovedì, febbraio 08, 2007  
I have a dream
Interno giorno.
Centro commerciale.
Salmoiraghi & Viganò.

La vostra eroina Phoebe è alla spasmodica ricerca di un paio di occhiali da sole molto fashion, che possano sostituire il paio comprati in Turchia al prezzo molto molto fashion di cinque euro e che con suo grande rammarico si sono rotti.
E il Super Attak non ha avuto una efficacia risolutiva.

Ma non divaghiamo.

La nostra eroina è tutta intenta nella scelta, vagheggiando tra un paio di Chanel troppo cari, un Cavalli troppo rosa ed un commesso decisamente invasivo quando squilla imperioso il suo cellulare.

Numero privato.
Risponde.

Phoebe :”Pronto?”
Misterioso sconosciuto:”Buonasera, parlo con la signorina Phoebe?”

Voce maschile. Sensuale. Importante ed autorevole. Una voce adatta a Daniel Craig mentre ti toglie i vestiti. Brrrr…

P: “Sìììììììììììì”
MS: “Buonasera, mi scusi il disturbo, io…”
P:”Nessunissimo, mi dica”
MS: ”Io chiamo dalla Mondadori e avrei una interessante proposta, che non potrà rifiutare. E che... cambierà la sua vita.”

A questo punto il cervello di Phoebe parte per la tangente ed inizia a vagare per mondi lontani. Mondi fatti di librerie traboccanti di volumi con su inciso il suo nome, autografi da rilasciare ad adoranti passanti, deliri di onnipotenza, di affermazione personale, di gioia, di giornate passate a scrivere, e…

MS: ”Signorina? C’è ancora?”
P: ”Oh. sì, sì, sono qui. Eccome!!!”
MS: ”…ecco, come le dicevo. Vorrei offrirle una grande opportunità. Per lei un favoloso abbonamento a Donna Moderna al vantaggioso costo di € 39 per 14 numeri. Una offerta che non può farsi scappare, vista la…”

Donna Moderna?
Donna Moderna?
Nemmeno Cosmopolitan… proprio Donna Moderna!
Non ci credo.
Fermate il mondo, voglio scendere!

P: ”NO, GRAZIE!”
MS: ”Ma, signorina. Rifletta bene sulla ev…”
P: “Tututututuuuuuu...”


Maledetta voce sexy...



l'ha scritto phoebe1976 | 00:45 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, doveva succedere proprio a me
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domenica, febbraio 04, 2007  
La lacca per capelli non fa male solo all'ozono.
Ho conosciuto Mauro Coruzzi, in arte Platinette, ascoltandolo tutte le mattine su Radio Deejay.
Pungente, ironico, sempre giustamente provocatorio, con uno sguardo sempre molto personale e graffiante sull’attualità.

E, devo essere sincera, per me Platinette era colei/colui che allietava il mio tragitto da casa al lavoro in maniera vivace ed intelligente, indipendentemente dalla sua inclinazione sessuale o dal suo tipo di abbigliamento più o meno eccentrico. Molto più e poco meno, ma non importa.

Certo, quando ho cominciato a vederla fare l’oca starnazzante a Buona Domenica, un po’ ho vacillato… possibile fosse la stessa persona?  Possibile che colei che passava la domenica facendo i trenini con Costanzo vestita come il divano di broccato di mia zia Concetta fosse proprio colei che ritenevo un esempio di intelligenza?

Ritenevo in ogni caso che il cervello su cui poggiavano le sue cotonate parrucche fosse degno di nota ed importante nell’assoluta e totale astenia del panorama televisivo.

Ed i miei amici mi sbeffeggiavano. Come potevo io, proprio io, ammirare quel pagliaccio alla corte del sor Maurizio?

Mi suonava strano, ma nicchiavo. In fondo, per guadagnarsi il pane si fa di tutto, anche mettersi alla berlina nel contenitore trash di Canale 5.
Per la pagnotta, mi dicevo, questo ed altro.

Ora però, si esagera.
Sono stata zitta finora, ma adesso non ce la faccio più…

Platinette, la mia graffiante drag queen, liscia tutti i ragazzi di Amici come se fossero tutte meravigliose creature. Liscia pure la De Filippi, si emoziona con tutti, anche con quelli che sono delle scarpe allucinanti e non polemizza con nessuno al mondo.
Difende i ragazzi dagli attacchi (spesso giusti) dal pubblico assatanato e prezzolato. Difende pure l’indifendibile Tony. Chè se è ballerino lui, mia sorella danza alla Scala.

Come dite? Se guardo Amici?
Sì, vabbè.
Guardo Amici. E quindi? Che non si può?
E poi, non è questo il punto!

Buonista.
Buonista, sì!
Lecchina della De Filippi.
Serva.
Sembra una vecchia zia sull’orlo dell’arteriosclerosi.
O in crisi ormonale.

C’ha pure la parrucca fresca di piastra, come se l’avessero domata completamente. Pure i capelli.
Dov’è finita la tigre?
Cosa ne è stato dell’intelligente provocatrice che credevo di conoscere dal lontano 1999?
Dove è finita la castigatrice ironica che non ne faceva passare una nemmeno per sbaglio?

Pensavo che la menopausa incattivisse le donne, non vale forse anche per chi donna ci si sente anche se fisicamente non lo è?
Che abbia battuto forte la testa cadendo dai tacchi?
Oppure, trent’anni abbondanti di abuso di lacca per capelli hanno leso i suoi neuroni?
Che i CFC delle lacche anni’80 dispieghino ora i loro devastanti effetti sulla psiche umana?

L’avevo detto io che facevano male…



l'ha scritto phoebe1976 | 23:54 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, normale amministrazione, quark
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