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martedì, marzo 27, 2007
Caos calmo Ci sono libri che inizi a leggere così, per sfida.Giusto perché, intorno a te c’è chi lo ha amato alla follia e chi non lo userebbe nemmeno come fermo per una porta che sbatte. Insomma, tutti intorno a te ne parlano e tu non hai una idea tua. Sicura e certa di trovare la solita boiata finto intellettuale che spesso si cela dietro un libro di un autore italiano cosiddetto giovane, ma già osannato dalla critica e benedetto dalle vendite. Ed è così che dentro c’ho trovato molto di più. La sua vita cambia dal quel giorno in modo radicale, cercando attimo dopo attimo di ritardare il momento in cui l’ondata del dolore per la perdita subita lo travolgerà. Per il bene della figlia, si dice lui. Il bene della piccola, saggia e riflessiva Claudia, che come tutti i bambini del mondo, nonostante i genitori non lo sappiano, sanno vedere molto più in là e capire il mondo e le emozioni di quello che il mondo degli adulti pensa. Per uno strano gioco, il primo giorno di scuola promette che si fermerà fuori ad aspettarla. Lì. Tutto il tempo lì. Per il bene di Claudia. Già, certo... perchè altrimenti? Prima fuori dalla macchina, approfittando di un autunno che non vuole arrivare e di una estate che non vuol saperne di finire. Poi, in inverno, nell'abitacolo. Perché caos calmo è proprio questo: il momento di attesa in cui si aspetta l’ondata di dolore che di sicuro ci sommergerà sopraffacendo la razionalità che tanto il nostro secolo decanta. E’ il rimandare il momento della presa di coscienza che quella persona, sì proprio quella che amiamo così tanto, non c’è più e non tornerà. Caos calmo vuol dire vivere nel limbo, andare avanti ed allo stesso modi rifiutarsi di farlo. Posporre. L’autore con estrema leggerezza narrativa disegna immagini e sensazioni, racconta piccole storie e grandi emozioni che portano alla crescita ed alla evoluzione del protagonista. Se c’è un appunto che si può fare a questo libro, è la mancanza di un ritmo che incalzi il lettore. Lo scrittore, infatti, si lascia spesso andare in lunghe divagazioni narrative che però, secondo me, sono la vera forza del libro. Ne fanno un piccolo affresco della vita di oggi, che spesso ci scivola addosso senza che l’80% delle cose che viviamo, vediamo, incontriamo ci tocchino. E’, come ho detto all’inizio, un libro assai controverso. O lo si ama, o lo si odia. La fine del libro porta con sé una morale notevole: spesso, anzi sempre, crediamo di fare le cose per il bene degli altri. E invece, senza accorgercene, le facciamo per il nostro. Il dolore è come una pantera che ti segue nell’ombra. Paziente aspetta, non ha fretta. Non si arrende mai. E quando pensi che sia troppo tardi, che oramai sia passata, di averla infine sfangata, ti salta alla gola. l'ha scritto phoebe1976 | 00:25 | permalink | vita vissuta, sick sad world, doveva succedere proprio a me, caffetteria letteraria
giovedì, marzo 22, 2007 Per il bene della scienza e del progresso Già. E' uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo. E così mi sono sacrificata e sono andata a vedere “Ho voglia di te”. Per amore della scienza, sia ovvio. Non perché Scamarcio mi smuova la benché minima tempesta ormonale. Chiaramente. E poi, c’è la Lauretta in questo film, ragazzina di paese cresciuta in casa mia sempre col sorriso sulle labbra a cui non era possibile non volere bene. Timida e schiva, impegnata a mascherare la sua fragilità dietro una allegria che spesso non era sua. Il film è subito, fin dall’inizio, chiaramente indirizzato ad un pubblico di scuola media inferiore innamorato dell’amore e succube dei primi pruriti adolescenziali. La storia è troppo scema per essere divertente, troppo poco coinvolgente per essere melensa o romantica. Troppo per tutto e troppo poco per altrettanto, insomma. Certo, c’è Scamarcio ed i suoi occhi azzurri, ma in questo film è troppo (quest’aggettivo si lega alla perfezione con il film, incredibilmente semplice e ridondante allo stesso tempo) ed insopportabilmente ragazzino e mi riservo di vederlo prossimamente in “Mio fratello è figlio unico” per dargli un voto come attore. Il film si apre bene, con il protagonista che torna a Roma sulle note di “The passenger” di Iggy Pop. Stai a vedere, ho pensato, che magari… Non sto a raccontarvi la storia, anche se potrei riassumerla in un lampo, preferendo con un certo sadismo che ve lo gustiate tutto. Dall’inizio. Ora, io due paroline due le vorrei dire a Federico Moccia. Caro Fede, ammesso che tu possa venire fin qui a leggere le mie baggianate, io un paio di sassolini dalle scarpe me li devo togliere. E a dirla tutta, Fede tesoro, siamo realistici. Se fosse una storia vera non si sarebbe conclusa con l’happy end, ma a scelta:
E dopo attenta analisi, tralasciando il contenuto giovanilistico e l’uso approssimativo della fantasia a discapito della banalità, posso affermare che hai avuto una gigantesca botta di culo. Insomma, sei uno sciacallo. Si può dire? Beh, oramai l’ho detto, è tardi. Sei uno sciacallo che si traveste da finto giovane alla moda lucrando sull’immaginario di ragazzini drogati dalla TV e ai quali i programmi pomeridiani della De Filippi hanno ciucciato gli ultimi neuroni. Sì, lo so. La tua non è stata una vita facile, il successo è arrivato tardi e per caso. Hai lottato, creduto in te, fatto sacrifici. In fondo, chi era tuo padre? Capisco i tormenti, le difficoltà, le lacrime amare.
l'ha scritto phoebe1976 | 23:54 | permalink | vita vissuta, femmine vs maschi, musica e cinema, doveva succedere proprio a me, caffetteria letteraria
martedì, marzo 20, 2007 Smoke on the water Ci sono poche cose che odio davvero.Gli hot pants. Signori e signore, avete davanti a voi proprio la più intollerante delle intolleranti, la figlia illegittima del Professor Sirchia, la nemesi dei nicotinomani indefessi. Chiamatemi sfigata. Non ho mai fumato che un paio di sigarette nei bagni delle scuole superiori. Così, per sentirmi come gli altri nell’età in cui omologarsi è necessario come e più di respirare.
Concetto semplice, alla base di ogni moderna democrazia, al limite dell’ovvio. Se fumare mi dà fastidio oggi e mi dava fastidio ieri, probabilmente anche un Chro-Magnon capirebbe che mi darà fastidio anche domani. E dopodomani. Ed il giorno dopo ancora. Tuttavia, caro fumatore, se mi becchi nervosa, mestruata o dopo una cena con i parenti, sono cazzi. Rischi che la sigaretta io te la spenga tra gli occhi con cura e perizia, generando sulla tua fronte un bindi molto trendy e parecchio indelebile che sarà l’invidia di tutti i tuoi amichetti.
Resto in attesa fremente… l'ha scritto phoebe1976 | 21:41 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, doveva succedere proprio a me
mercoledì, marzo 14, 2007 Footloose
Era una calda domenica di luglio di cinque anni fa. Con i miei amici stavamo arrostendoci al sole nel verde prato della spiaggia antistante il lago quando uno di loro, noto per l’arguzia e la capacità immensa di rompere le balle (Nicola, ti voglio bene lo sai!!!!!) mi fece notare un raccapricciante aspetto del mio corpo: tenevo le dita del piede destro contratte, come se camminassi in punta di piedi. Vado dalla mia dottoressa e lei prontamente mi informa che, ovviamente, io ho seri problemi psicologici, sono stressata ed a un passo dall’esaurimento nervoso e questa non ne è che è la logica conseguenza, il ribaltamento sul mio fisico del mio traballante stato emotivo, bla bla bla. Hanno pure scoperto che ho il piede greco, mica cazzi. Anche perché non è che siano la parte migliore di me.
Il simpatico addetto alle informazioni di settantanni, somigliante in maniera inquietante al vecchietto che negli spaghetti western passa le sue giornate sulla sedia a dondolo in veranda col cappello sugli occhi e una pipa in bocca, conosce la perfetta dislocazione dello studio del podologo come io conosco a menadito la fisica quantistica.
Dottore: “Dunque, signorina… Come le dicevo lei ha un po’ di problemi”
Lo sapevo che alla fine la colpa era del dentista... l'ha scritto phoebe1976 | 23:10 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, doveva succedere proprio a me
venerdì, marzo 09, 2007 Through the barricades
A volte vivendo la propria realtà quotidiana, fatta di complicate relazioni sentimentali, sofferenze assortite e semplici fastidi, è facile dimenticarsi che possano esistere relatà diametralmente opposte. No, tranquilli. Non ho intenzione di tirar su un pippone sulla fame e le malattie nei paesi del terzo mondo cottrapposte all'abuso di scarpe a stiletto nei paesi cd. "civilizzati". Queste sono cose che oramai sono trite e ritrite, fatte apposta per intenerire sotto Natale e dimenticarsene a Capodanno. Se proprio volete dare una mano, allora aderite al progetto Pangea. Ma non divaghiamo. Io parlavo del rovescio della medaglia, del raro caso che intenerisce il cuore di ogni donna più di un cucciolo di labrador abbandonato sotto la pioggia: l'uomo che soffre per amore. Raro come il quadrifoglio, non è pur tuttavia una figura mitologica. Esiste, e non solo nelle canzoni di Tiziano Ferro. E così mi capita di imbattermi in una storia quasi speculare a quella che accade a molte donne loro malgrado: innamorarsi di una persona già impegnata e che non ha nessuna intenzione di divincolarsi dal proprio rassicurante rapporto. Né, ovviamente, di allontanare noi. Anzi. Già, a quanto pare i campioni di tenuta-del-piede-in-due-staffe non sono solo penemuniti, ma abbiamo validi esponenti anche nel sesso femminile. Assurdamente irreale. Ma vero, cacchio. Succede quindi che la suddetta campionessa tenga in scacco un mio caro amico oramai da un tempo sufficientemente lungo da poterla definire senza remora alcuna STRONZA (abbreviando per comodità in S.). Sì, mi rendo conto che è un po' forte, ma proseguendo nel ragionamento mi darete ragione. S. vive nella piccola ed addormentata provincia italiana, è fidanzata da tempo immemore probabilmente con il suo primo amore delle medie e vive in apparenza una vita da perfetta figlia e fidanzata. Ma non è tutto oro quello che luccica. S. non è poi così soddisfatta della sua vita tranquilla come vorrebbe sembrare. Ci deve proprio essere qualcosa che le manca, se il suo ruolo sociale di fidanzatina innamorata le va un pochino stretto. Così stretto da dover cercare un appoggio esterno al suo rapporto. Ed ecco arrivare di gran carriera il mio amico. Un diversivo? Un passatempo? O un colpo di fulmine di cui non si può fare a meno? Destino? Noia? Non ci è dato sapere, come sempre accade in questi frangenti. Fattostà che inizia una "relazione" molto celebrale, ma anche occasionalmente fisica, con un mio amico di lunga data (che da qui in poi abbrevierò per ragioni di semplicità e chiarezza, con A.) che tutto si aspettava meno di venire travolto. Un po' per i motivi legati ai misteri dell'innamoramento, un po' perché come tutti anche A. è attirato morbosamente da quello che non può avere e si strugge per questo, ballonzolando al limite della depressione. S. ovviamente non si tira indietro, altalenando momenti di grande presenza (telefonica) e di incontri furtivi a giorni di assoluto silenzio pneumatico con maestria estrema. Cosa dovrebbe fare A.? Ovviamente, mandarla a quel paese, archiviarla ed andare oltre. Banale a dirsi, come banale è ricordare che al cuore non si comanda. E poi non è mica facile giudicare da fuori. Tutti, e per prima io, sono una frana nei rapporti interpersonali. Pensa un po’ se posso giudicare o dare consigli. Ovviamente A., ferito nell'orgoglio e piccato nei sentimenti, su consiglio degli amici che lo spingono ad uscire da questo insensato vortice, frequenta altre donne. Giusto! Ma con loro non riesce ad essere sè stesso al 100%, il pensiero corre a S., fa paragoni tremendi ed improponibili (come si fa a battere un amore impossibile?), non ce la fa. Così, dopo qualche uscita o al massimo una coppia di mesi, molla il colpo. E si ricomincia da capo. Con sofferenza un po' di tutti. Tutto ciò porta alla nascita di giovani arpie scaricate spesso senza spiegazione o, peggio, in nome di un rapporto irrisolto ed irrisolvibile che sfogheranno la loro frustrazione su altri uomini e così via, in una piramide a crescita esponenziale. Nei secoli dei secoli, amen. Capirete bene che, analizzando e sviscerando bene la questione, dal privato siamo arrivati direttamente al problema sociale: perché ci sono tanti trentenni arrabbiati e frustrati? Ecco il perché. Perché ovunque tu vada c'è sempre qualche S. o qualcuno che lei ha traumatizzato. Quindi, donne, la prossima volta che venite scaricate da un uomo che vi dice "Non voglio continuare a vederti, perchè sennò poi mi innamoro e non voglio soffrire più" fate una bella cosa: oltre a prendere a randellate sulle gengive lui, andate anche ad acchiappare la sua S. e passatele sopra con un tosaerba stile "Misery". Zio Stephen dà sempre ottimi consigli... l'ha scritto phoebe1976 | 00:52 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me, dillo a phoebe
martedì, marzo 06, 2007 Paperless
Verba volant scripta manent dicevano gli antichi. Oppure, molto meno pomposamente, come diceva mia nonna “le chiacchiere non fanno frittelle”. Ed è vero, innegabile, chiaro come il giorno. A parole siamo tutti bravi. Degli angeli dalle lunghe ciglia. Bravi a dire “Ti voglio bene”, ma anche il famigerato ed annoso “Ti amo”; a fare promesse da marinaio che non si manterranno mai, anche se nel momento in cui si sono pronunciate erano vere. Ma le parole sono labili e veloci, leggere come ali di farfalla. Facili da portare via come foglie nel vento d’autunno. Facili da dimenticare come le facce della gente che incontri sul tram. Lo giuro.
Fino a giustificarci. Lo faccio solo io? Ecco perché le lettere hanno il loro antico fascino. Immortale. Il fruscio delle pagine ammassate. Sia che parlino di amicizia, sia che raccontino terre lontane, passando per languide lettere tra innamorati. Scritte su fogli di quaderno o su carta da lettere profumata alla violetta, per secoli hanno riempito scatole piene di ricordi di signorine attempate per cui la primavera è passata troppo presto, lasciandole avvizzite e piene di scartoffie. Postini coraggiosi ed indefessi hanno affrontato le intemperie peggiori ed i chihuahua più rabbiosi per consegnare le missive. Lettere, cartoline, biglietti. Ma si sa, ci vuole costanza per archiviare la memoria. Solo le signorine di quel tempo che fu forse ne avevano a sufficienza. E così traslochi, momenti di furia, pulizie troppo zelanti o rabbiosi attimi di dolore nel corso del tempo hanno il potere di minare le riserve di memoria su carta che tanto gelosamente pensavamo di custodire per sempre. Ma, come sempre nel nostro secolo, la tecnologia ci viene incontro tendendoci la mano. Ed eccolo, il surrogato. La posta elettronica. L’e-mail. Facile, sicura, accessibile, indistruttibile come gli scarafaggi dopo un’esplosione atomica. Comoda e virtuale, l’agile e spaziosa Gmail, prestigioso regalo di Google, ne rappresenta la versione deluxe. Grande, grandissima. Più di 2 giga di memoria, archiviazione per argomento, possibilità di richiamare le mail per destinatario, di inglobare altri indirizzi di posta per una più facile consultazione. Con un gingillino così, cosa si può volere di più? Si può persino andare a spulciare, così per diletto, tra la posta degli anni passati. Riscoprire mail di amanti focosi i cui bollenti spiriti hanno subito svariate docce fredde. Ritrovare tracce di amici lontani, sorridere e mandargli una nuova mail per sapere come stanno. Ed avere una risposta entro brevissimo giro, anche se vivono all’altro capo del mondo. Oppure far saltare fuori mail di persone che non ci sono più, che per le più svariate ragioni ci hanno abbandonato. Mail tristi, mail allegre. Tutto nell’etere. Forse manca solo il profumo di violetta… l'ha scritto phoebe1976 | 23:37 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, doveva succedere proprio a me
sabato, marzo 03, 2007 Col favore degli astri
Ci sono film che colpiscono, non tanto perché appartengono al nostro vissuto, ma solo perché raccontano emozioni. E “Saturno contro” è uno di questi. Almeno per me. L’ultimo film di Ferzan Ozpetek è la storia di un gruppo di quarantenni che si barcamenano tra le avversità del nostro tempo, tra crisi economica, terrorismo internazionale e la paura per il contagio delle nuove malattie e sulla cui apparente tranquillità emotiva si scaglia come uno tsunami la tragedia. Tra i protagonisti troviamo Antonio (Accorsi), sposato con Angelica (Buy) e il loro rapporto entra in crisi da quanto l’uomo ha una relazione con Laura (Ferrari), proprietaria di un negozio di fiori in centro. A sua volta Davide (Favino), scrittore di successo di romanzi per ragazzi, convive con Lorenzo (un Luca Argentero assolutamente tutto da scoprire e rivalutare), un pubblicitario creativo. Del gruppo fanno parte anche Roberta (Angiolini), amica di Lorenzo appassionata di astrologia che si droga e ha una bassa considerazione di sé; Neval (Ylmaz), traduttrice e interprete sposata con un poliziotto balbuziente e umbro DOC (Timi); Sergio (Fantastichini), che è stato un ex-compagno di Davide, nullafacente che vive con una piccola rendita eredità della madre. Paolo (Michelangelo Tommaso che per me sarà sempre Filippo, il figlio un po’ tonto di Ferri di “Un posto al sole”), appena entrato in contatto con il gruppo, laureato in medicina, grande fan di Davide e bisessuale. Lorenzo involontario protagonista, è colpito da un ictus durante una delle loro allegre e colorate cene ed entra in coma. Sulla panca dell'ospedale gli amici veglieranno il suo sonno, in attesa della ricongiunzione del loro mondo affettivo e del ripristino dello status quo. Intorno a loro girano meravigliosi personaggi minori, come Lunetta Savino nel ruolo della matrigna di Lorenzo e Milena Vukotic, infermiera rassegnata alla sua vita ed al suo lavoro, capace di una triste ironia irresistibile. Il film è tutto qui, nell’attesa del dolore e della sua assimilazione. Nello sgretolamento del mondo che la piccola “comune” si era costruito. Un mondo solido, vivo. Fatto di legami forti, tra persone diverse eppure uguali. Che si conoscono come le proprie tasche nonostante le diversità. Almodovar italiano? No, non credo. Non mi piace il paragone. Ferzan non ha la violenta satira dissacrante di Pedro, è più un fine cesellatore di sentimenti. Gli manca anche l’esplosione colorata e lo studio del colore che caratterizza lo spagnolo. L’unica cosa che hanno in comune è, forse, la coralità dei loro racconti ed il non aver paura di esplorare certi tipi di rapporti ritenuti “non convenzionali”. Ma basta parlare di una coppia omosessuale per essere il nuovo Almodovar? Molta parte della critica non ha apprezzato il film; l’hanno definito manieristico e stantio, e forse in parte è vero. Ma non bisogna mai dimenticare che quello che forse rende grande un film è l’empatia con il telespettatore. E io sono quattro giorni che continuo a pensarci.
Nel suo peregrinare all’ospedale, non riesce mai ad entrare a visitare Lorenzo, come se non vedendolo negasse la sua malattia. E nel momento della sua morte, mentre tutti vanno a dargli l’ultimo saluto all’obitorio, lei si ferma. Non ce la fa, non riesce a girare l’angolo arrotondato dietro al quale c’è la verità che non può più negare. E rimane lì, incapace di superare un ostacolo troppo grande lei, incapace di vivere. Proprio come ho fatto io. Come se non vedere, riuscisse a modificare una realtà innegabile. Come quando senti la sveglia, e metti il repeat per passare cinque minuti in più. Ma non è che non ti devi alzare lo stesso, e magari dovrai pure fare le cose di fretta. Come una pianta ha cui giardinieri inesperti hanno troncato le radici, Roberta senza Lorenzo si sente persa, senza punti di riferimento. Inchiodata ad una vita, al trascorrere dei giorni senza una bussola ad orientarla. Senza sapere cosa fare e dove andare. Forse mi ha colpito perché è proprio così che mi sento anche io. I miei punti di riferimento mi hanno abbandonato con motivazioni più o meno irreversibili, ed ora mi ritrovo a navigare a vista. A dover camminare con le mie gambe. Non che non sia giusto, in fondo ho 31 anni e si suppone che sia ora. Forse ho fatto sempre troppo affidamento sugli altri, sugli affetti che credevo veri. Ed ora è il momento di affrontare le cose. Da sola. L’ultimo pensiero di Lorenzo prima dell’ictus era stato “Non voglio novità, colpi di scena. Voglio che tutto rimanga così per sempre. Anche se per sempre non esiste”. No, non esiste. Tutto cambia e non sempre questo è un bene. Anche se non si hanno i pianeti contro…
l'ha scritto phoebe1976 | 11:39 | permalink | vita vissuta, sick sad world, musica e cinema, doveva succedere proprio a me
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