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giovedì, aprile 26, 2007
Le vite degli altri Avevo sentito parlare così tanto bene di questo film da riuscire a convincere un povero malcapitato ad accompagnarmi a vederlo in un piccolo teatro adattato a cinema in pieno centro. Già perché, nonostante l’Oscar come miglior film straniero ed una critica da leccarsi i baffi, “Le vite degli altri” nella mia città è stato snobbato dai grandi cinema ed ha trovato asilo al cinema Zenith. Credo ci sia un cinema Zenith in tutte le città. Piccolo, teatrale, politicamente schierato, appassionato. E scomodo. Molto, molto scomodo. Specie se si è abituati alle coccole consumistiche ed alle comodità del multisala della Warner. Ma dell’opera prima di Florian Henckel von Donnemarsmarck ne avevo sentito parlare così tanto da fare questo piccolo sacrificio. Berlino, 1985. Un film toccante, vivo, con attori bravissimi ed una sceneggiatura che, nonostante l’ovvia lentezza dovuta all’argomento, strega lo spettatore. Un film che fa riflettere. Vivendo la nostra vita. l'ha scritto phoebe1976 | 23:41 | permalink | vita vissuta, sick sad world, musica e cinema
venerdì, aprile 20, 2007 Osservatorio Phoebe La vita delle trentenni single è molto dura, a prescindere. Ma lo è di più specialmente se vivi in una piccola realtà della provincia italiana e non sull'isola di Manhattan. O in una metropoli. Per dire. Roma andrebbe benissimo lo stesso. Ma se vivi in provincia, dove l'80% delle tue compagne di classe progetta già il secondo figlio ed ha spesso smessoda poco di contarsi le corna in testa, la lotta è davvero dura. Una jungla. Prima di tutto, vieni compatita. Ma questa non è la parte peggiore. La VERA problematica è quella dell'interfaccia con il maschio della specie: il tremendo UOMO TRENTENNE. Appena superata la soglia del 3 l'uomo, invece di evolversi nella versione matura della sua specie, involve in una scheggia impazzita, non comprensibile alla donna che abbia un benché minimo grado di lucidità. Ad un occhio inesperto, non c'è uno schema, una cartina di tornasole che aiuti a capire. ma posso definirmi abbastanza esperta della realtà che mi circonda per poter aiutare chi si trova a navigare a vista. In realtà, l'uomo trentenne è catalogabile in diverse categorie. Peter Pan Il fashion addicted Il single di ritorno Il drogato da lavoro Il cubo di Rubik
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Ieri doveva essere un giorno felice in casa mia. Sono piccole tragedie, piccoli dolori che non possono essere capiti da tutti.
E non c’entra la bontà e la sensibilità, né l’amore per gli animali.
Una piccola vita non ce l’ha fatta ad aprire i suoi occhioni scuri al mondo, un momento felice è diventato un ricordo orribile.
Una specie di monito, come a ricordarci che non siamo immortali, non siamo eterni.
Su questa terra ci è concesso solo un certo numero di anni, mesi, settimane, giorni, ore, secondi. Sta poi a noi decidere come e se vivere. vivere davvero, inseguendo sogni e amore. O rintanarsi nel tran tran, svegliandosi cinquantenni col terrore negli occhi.
Ed allora? Allora mi piace pensare che abbia ragione Claudia, che la cucciola sia salita in cielo per far compagnia alla mia nonnina, che tanto voleva bene alla piccola Rudy, ed a tutti i nostri cari che non ci sono più.
E che da lì buttino un occhio su questo pazzo mondo, sulla mia famiglia, su di me e su tutti i miei innumerevoli casini senza soluzione apparente. Sulla mia vita frenetica, sulla disperazione e sulla gioia. Che da lassù, tutti insieme, magari mangiando popcorn come davanti alla tv commentino le nostre disavventure e provino a darci una mano.
Proteggendoci…
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Insomma, oggi è Pasqua.
Il giorno in cui, per i cristiani, Gesù ha sconfitto la morte ed è resuscitato.
Così, lo ricordo giusto per intenderci, eh, ché spesso ci si dimentica del senso della festività che si vive per concentrarsi sul cioccolato dell’uovo.
Come tutti gli anni, schiava della mia necessità di spiritualità inappagata, mi sono recata a messa.
Non che sia una novità, spesso la domenica mattina frequento la Chiesa del mio paese, che trovo sempre semideserta e abitata da strani personaggi.
Nei giorni di festa, poi, diventa un ricettacolo di varia umanità, molto più interessante da osservare rispetto allo star ad ascoltare il chiacchierante blaterare del prete ed il sordo ripetersi di formule oramai vuote da parte di una platea annoiata.
Arrivare in ritardo ha i suoi vantaggi, stare in piedi accanto al confessionale regala un buon punto di osservazione.
C’è la famigliola annoiata con almeno un pargolo di troppo seduta sulla panca in fondo a destra. Il padre sbadiglia dubbioso e serio, cercando di fingere interesse mentre si spulcia accuratamente le unghie.
La madre, agghindata come un albero di Natale e fresca di parrucchiere, annuisce seria e finge di ricordare tutte le parole del Credo mentre uno dei pargoli tenta di uccidere l’altro sotto la panca.
Ci sono i turisti, accorsi a frotte dalle città per godere di un paio di giorni di natura, vestiti casual e aria spaesata. Nella loro mente questo mio paesino abbarbicato su una collina e con davanti il lago deve essere un bello spettacolo.
C’è la mia ex compagnia di banco delle medie, incinta del terzo figlio.
Sarà felice? Sarà quello che voleva da ragazzina, quando era innamorata di Morten Harket e passava le giornate attaccando sue foto sul diario?
Certo che suo marito al bel Morten non c’assomiglia manco un po’. Anzi. Proprio per niente. Assomiglia al massimo a padre Cionfoli.
Ci sono i bambini della Prima Comunione, tutti vestiti con la tonaca bianca. Come faccio a non ripensare all’orrevole vestito di pizzo Sangallo che mia madre mi obbligò a portare per Comunione e Cresima? Mi sentivo una bomboniera grassa.
E avevo solo 8 anni.
Evviva la tonaca bianca, uguale per tutti.
E che sfina.
Ecco lì il mio amico gay, bellissimo in un completo grigio chiaro ed un paio di occhiali da vista molto fashion. Da quando ha fatto outing è molto più sicuro di sé e sereno. Fa bene al cuore vederlo così.
C’è la signora di una certa età, la ex proprietaria del negozio di alimentari del paese ora di proprietà di una nota catena, intona enfaticamente come al solito tutte le canzoni con due ottave di troppo, catalizzando l’attenzione dei turisti.
Poi c’è la meravigliosa ala dedicata al coro ed alla comunità neo-catecumenale. Sguardo vivo, occhi lucenti e totale aberrazione della propria mente davanti alle parole del prete. Sono una comunità, una famiglia allargata. Oppure fanno finta.
E’ questa la fede?
All’improvviso la mia attenzione è attirata dall’omelia del prete.
Vi ricordate del mio originale parroco? Sì, lui.
Colui che inneggiava alla crociate, lui.
Anche oggi ha dato il meglio di sé, generando in me la ferrea convinzione che se quel Gesù inchiodato alla croce in fondo alla chiesa potesse scendere, gli darebbe due schiaffi sonori.
Oppure, se potesse parlare come il Crocifisso di Don Camillo, lo prenderebbe a mali parole.
“Cari fedeli, oggi a Roma c’è la marcia a favore della moratoria sulla pena di morte”
Silenzio della Chiesa.
Immagino che ora partirà una tirata (giustissima) contro la pena di morte.
Sbaglio.
“Io mi domando. Moratoria. Perché? Non dobbiamo forse morire tutti? Conta come e quando?”
La gente mormora, si guarda negli occhi.
“Moratoria, moratoria. Che senso ha? La pena di morte non deve interessarci! Solo in Gesù dobbiamo confidare!”
Certo, certo.
In Cina viene eseguita la pena di morte su incriminati per reati politici, ma a noi cristiani cattolici non deve importare.
E poi in USA? Dove muoiono nel braccio della morte solo i poveracci con avvocatucoli incapaci? Ma noi tanto confidiamo in Gesù, che ce ne frega?
“Che poi, questa gente che disonora la Pasqua per marciare è la stessa che uccide embrioni e malati!!! E’ la stessa che vuole demolire la nostra idea di famiglia!! Peccatori!!! Fornicatori!”
AH! ECCO!!!
Il problema non è la marcia contro la pena di morte, ma chi l’organizza!!!
E qui stavo alzando la manina come a scuola, ma il gomito di mia madre piazzato tra due costole mi fa desistere.
Peccato, perché avrei voluto spiegare che la pena di morte è quantomeno molto discutibile in un paese civile, figuriamoci in uno che non ha la nostra “democrazia occidentale”.
Che l’aborto è una libera scelta.
Che l’eutanasia è molto più dolorosa per chi deve praticarla che per chi la subisce.
Che lo studio delle cellule staminali è necessario per cercare una cura a molte malattie tremende.
Che posso non condividere tutte le idee ed i metodi dei radicali, però non cambia il fatto che spesso le loro idee siano giuste.
Ma sono stata zitta.
Ho inghiottito il rospo e mi sono guardata intorno.
Silenzio. Calma. Tranquillità.
Solo io sembravo sconvolta da tanta falsa moralità.
Possibile che solo io la pensi così? Oppure, mi piace pensare, nessuno ascoltava davvero ma aveva il cervello proiettato verso i cannelloni e l’agnello al forno.
Bruci il tempio con tutti i Farisei...
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Ali di pipistrello, polvere di lingua di lucertola essiccata, occhio di salamandra, essenza di belladonna fiorita una notte di venerdì 17, baffi di gatto nero. Il tutto rimestato in un pentolone con cura e risate demoniache e…E niente, non lo otterrete nemmeno così.
Forse perché non esiste, forse perché è troppo soggettivo.
Ma alcune linee guida ci saranno, non trovate?
Come per cosa?
Ma ovvio, per l’uomo dei nostri sogni, l’uomo perfetto!
Cosa deve avere l’uomo perfetto? Chi vorreste vedere arrivare con la vostra scarpina decolté di cristallo numero 37 in mano?
Tralasciando per ora l’aspetto fisico, che conta comunque un 60% abbondante (anche se spesso tutto all’inizio), concentriamoci sulle altre qualità indispensabili all’uomo dei sogni.
- prima di tutto deve avere interessi e voglia di vivere. Non potrei nemmeno pensare di innamorarmi o anche solo frequentare con un noioso e borioso rampante avvocato o manager affogato dal suo lavoro e invaghito fino alla morte delle meravigliose prestazioni del suo nuovo bolide o del suo cellulare. Mi piacciono le persone curiose, appassionate, che hanno ancora dei sogni sebbene abbiano superato l’adolescenza da un periodo di tempo sufficientemente lungo da essersene quasi scordati. Voglio un uomo che non si sia arreso alla mediocrità, che voglia vivere davvero, che non abbia paure sciocche. Merce rara? Temo di sì…
- altra caratteristica importante è l’ironia. C’è qualcosa di peggio di un uomo che non arriva a capire quando stai scherzando? Un permaloso che si chiude a riccio appena butti là una battuta? L’ironia è per me una parte molto importante anche dell’attrazione fisica verso un uomo. Non sono forse normale?
- deve avere una certa cultura, è innegabile. Ma non parlo di titoli di studio, visto che molti laureati o affini che conosco sono delle scarpe senza fine. Parlo sempre di quella certa curiosità che spinge verso la conoscenza, la voglia di sapere, indagare, conoscere che caratterizza una persona mai doma.
- caratteristica da cui non si può prescindere, ovviamente, è che sia premuroso ed innamorato. Ho detto premuroso, non appiccicoso come un panino col burro di arachidi. Una persona che sappia esserci quando è necessario, ma che sappia lasciare gli spazi che mi sono necessari a respirare e che spesso sono grandi. Parecchio. Odio la gelosia, è un sentimento che non mi appartiene (non sono cieca, però, il ché è differente) e non sopporto di esserne oggetto nemmeno trasversale.
Fin qui, le caratteristiche prettamente morali.
Poi, c’è ovviamente il fattore “chimico” che può anche prescindere da tutto ciò sopraesposto e anche, udite udite, dall’aspetto fisico. Non sempre pettorali e tartaruga addominale rendono un uomo arrapante. Da qui, la convinzione da parte di tutti i miei amici maschi del fatto che io abbia un pessimo gusto in fatto di uomini.
Ed ho volontariamente tralasciato l’aspetto sessuale non perché non abbia la benché minima importanza, anzi. E’ forse uno degli aspetti più importanti, ma che varia e si evolve col tempo, conoscendosi ed imparando a capire le proprie esigenze.
Certo.
Certo.
Anche se.
Cosa c’è di più brutto al mondo di scoprire che l’uomo più carino/dolce/interessante del mondo è un micropisello? No, non un normo-dotato.
Proprio un micropisello.
Qui entra in gioco l’amore, certo, ma anche le esigenze della donna.
Di ogni donna. Normale almeno. E onesta.
Vorreste voi passare la propria vita con questa prospettiva?
E voi, lettori uomini, non scuotete la testa affermando che non è importante. Se è così, perché passate tanto tempo a misurarvelo tra di voi ovunque? Perché se non è importante non vi misurate i piedi o la lunghezza delle mani?
Quindi, tra le caratteristiche dell’uomo perfetto non può certo mancare l’abilità amatoria, unica ad una attrezzatura almeno di serie.
Almeno.
Ma dove trovare l’uomo perfetto?
Cosmopolitan, illuminato come sempre, sconsiglia di bazzicare i locali da ballo e pub, per concentrarsi verso luoghi più ameni quali il supermercato, la libreria, i ristoranti in pausa pranzo, la palestra e anche (per le più disperate) le mille vie di Internet.
Secondo me, il caso domina sovrano in queste cose, puoi incontrare l’uomo dei tuoi sogni al bar, tamponarlo ad un semaforo, al lavoro, in lavanderia, dal gelataio, ovunque.
Non c’è un luogo scientificamente preposto com’era la chiesa ai tempi dei nostri nonni e forse questo è il limite della nostra società. I nostri nonni andavano a messa, e invece di sentire la predica accorata del parroco dal pulpito occhieggiavano le giovani devote (che tanto pie non erano) nascoste sotto pudichi fazzoletti. E da lì scattavano tresche e fidanzamenti, amori e passioni.
Ed oggi? Oggi è difficile, la vita è una jungla, siamo tutti pieni di paure e frustrazione. E allora, una povera donna single come deve fare? Dove deve andare? Difficile ed aleatorio, siamo in mano al caso e nemmeno la Fata Smemorina ci può aiutare. Ma se non può lei, di certo potrà la potenza del mago del nuovo millennio: non Merlino, ma internet! Almeno per sognare, chiaramente.
Ora, se siete arrivati fin qui a leggere, a meno che non siate maschi completamente eterosessuali, di certo vi sarete chiesti chi è lo stallone che troneggia come illustrazione di questa mia digressione. Trattasi di tale Juan Garcia Postino, fresco vincitore della fascia di Mr. World vinta a suon di pettorali (ma non solo) da questo hidalgo spagnolo dagli occhi di ghiaccio.
La singolare competizione non tiene conto solo dell’aspetto fisico, seppure importante, ma prevede tutta una serie di prove non solo fisiche tutte indispensabili per ottenere la vittoria. Quest’anno ha vinto lui e gliene diamo ben merito. Mica non è solo bello, è anche un appassionato viaggiatore amante della cucina. E parla italiano. Pensateci.
Certo, leggendo attentamente i curriculum anche degli altri concorrenti, che vi consiglio vivamente di spulciare anche se il sito è solo in lingua inglese, ci sono molti uomini ideali che sarebbe bello poter incontrare, anche al supermercato.
C'è anche un italiano, ma il mio preferito è il brasiliano Lucas Gil, bellissimo nutrizionista impegnato nelle politiche sociali, amante del football e della lettura. Peccato solo che sul sito non ci siano i numeri di cellulare, altrimenti partivo subito per la terra carioca.
E il vostro uomo ideale esiste?
Che caratteristiche dovrebbe avere?
Ho tralasciato qualcosa?
Ho esagerato?
Sono troppo pretestuosa?
E Voi?
L’avete trovato?
Credevate di averlo trovato e invece no?
O invece sì?
E voi uomini, principi azzurri in attesa di scarpette da riconsegnare, come la vedete?
Fatevi avanti!
Ora scusate, devo andare: vado al corso di portoghese…
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