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venerdì, dicembre 28, 2007
Il pozzo dei desideri Mio nonno aveva un pozzo nell’orto, uno di quelli antichi costruiti in muratura. Era coperto da un piatto di metallo alto tre dita e sovrastato da un pergolato di viti che in tarda estate traboccava d’uva. Da piccola mi piaceva bighellonare al limitare del pozzo, immaginando troll che ne uscivano fuori con le loro facce rugose e butterate e una mazza chiodata in mano. Venivano a cercare me, è ovvio, ignara principessa di un mondo fatato allevata per sbaglio tra gli umani. Oh, ma avrei lottato, gliel'avrei fatta vedere io a quegli stupidi troll testoni! Chiaro che la mia fantasia era già vivida in maniera imbarazzante a sei anni, tanto che ero considerata una bimba buona e riflessiva, taciturna persino. La verità era più semplice: vivevo in un mondo mio, raccontandomi favole, immaginando storie e sognando folletti e fate. Un mondo magico, diverso, da sogno. Solo mio nonno sapeva capirmi ed assecondarmi a suo modo, raccontandomi favole altrettanto strampalate prelevate direttamente dalla cultura contadina. La sua cultura. Con qualche ritocco, certo. Vedendomi appoggiata al limitare del muretto del pozzo con le gambe penzoloni, in un pomeriggio d’autunno si sedette sotto il pergolato a pochi passi da me. Tirò fuori un coltellino ed una mela e cominciando a sbucciarla iniziò a raccontare. “Vedi” mi disse “questo è un pozzo magico, non è mica come tutti gli altri. Questo, cara mia, è un pozzo dei desideri” Immediatamente destò la mia curiosità di bambina, e con gli occhi nocciola sgranati lasciai la mia scomoda postazione, da cui peraltro non riuscivo a vedere nemmeno un troll, per accomodarmi accanto a lui. Dopo un sapiente silenzio, riprese: “Lì dentro ci vive un folletto avido, ma molto potente. Può fare tutto esaudire ogni desiderio, ma solo se chi lo esprime è una persona buona e diligente. E soprattutto se si lava sempre i denti” “Io i denti me li lavo sempre!!” gli risposi mettendo in mostra la mia dentatura che, per la verità, aveva qualche dente assente momentaneamente. “Mmmm… sempre?” “Bèh… quasi!” “Brava” disse prendendomi sulle ginocchia “Perché il folletto esaudisca i tuoi desideri, devi buttare una monetina nel pozzo girata di spalle e con gli occhi chiusi. Ma devi pensare intensamente al tuo desiderio, lo devi vedere nella tua testa. Sei capace di farlo?” Annuii con forza, ma subito un pensiero prese il sopravvento: “Ma io non ho monete!!” Mio nonno sorrise e dalla tasca tirò fuori una monetina che a me parve bellissima, con un delfino inciso su. Tutta tronfia, sotto lo sguardo sorridente di mio nonno, mi girai di spalle al pozzo, chiusi gli occhi, mi concentrai e lancia la monetina dritta in mano al folletto. Quale fosse il mio desiderio non lo ricordo, ma siamo alla fine dell’anno e forse è il caso di formularne di diversi. Vorrei, vorrei… 1) che tutto ciò per cui ho lottato nel 2007 si concretizzi, e che il mio amore cresca sereno e rigoglioso. 2) trovare la forza di finire la mia opera prima, di farla leggere e magari… 3) la serenità e la salute per tutti quelli che amo e che mi amano 3) che non accada mai più una tragedia come l’assassinio di Benazir Bhutto, che la libertà e l'autodeterminazione dei popoli trionfino e la pace regni sovrana. E voi? Cosa chiedete al folletto del pozzo dei desideri? Mica avrete paura dei troll? Quante monetine vorreste buttare? E quali, visto il valore calante dell’euro? Esprimete i vostri desideri ad occhi chiusi, mi raccomando. Concentratevi… e via! Abbiate il coraggio di esprimere i vostri desideri e di lottare per realizzarli… anche con l’aiuto del folletto, certo! …e buona fine, miglior principio! l'ha scritto phoebe1976 | 21:20 | permalink | vita vissuta, sick sad world, doveva succedere proprio a me, famiglia phoebe
venerdì, dicembre 21, 2007 So this is Christmas Il Natale è una strana bestia. Ce lo sponsorizzano già da fine ottobre, con luci, Babbi Natale che si arrampicano in maniera inquietante sui balconi e un tripudio di rosso, verde e oro. Cercano di propinarcelo in tutte le salse, perché si sa: il Natale fa vendere. Chi è che non fa nemmeno un regalino? Anche uno piccolo! Anche Scrooge compra una fetta di pane raffermo in più a Natale!! E quindi le canzoni di rito, gli scampanelii, le candele rosse e il vischio ci riempiono occhi ed orecchie già da novembre, provocando quella strana sensazione di nausea e di giramento di testa che molti di noi iniziano ad avere con l’approssimarsi delle festività. Che poi, mica lo so se tutto quest’anticipare Natale sia una cosa positiva o meno commercialmente parlando. Vediamo ghirlande di agrifoglio e lucine appese da talmente tanto tempo da dimenticarci quasi quasi della festività in sé. Senza considerare che tutta questa sovraesposizione a “Jingle Bells” e affini potrebbe causarci crisi nervose con tanto di rigiramento di bulbi oculari e camminata a ponte stile “L’esorcista”. Io sono stata bambina negli anni’80, gli anni del consumismo, della nascita delle TV commerciali, della pubblicità e dei paninari. Oltre che delle spalline, ovviamente. E mi ricorderò sempre la ricerca che ci diede da fare sotto Natale la mia maestra della terza elementare: “Il Natale consumista”. In pratica dovevamo cercare pubblicità, sia televisive che sui giornali, che usando come tramite il Natale invogliassero a spendere di più, ritagliare le immagini, motivarle e ragionarci su. Alla fine, con le immagini e le frasi più significative facemmo un cartellone da appendere in classe e questo fu il nostro lavoro natalizio. Di certo avevo una maestra illuminata e no global. Le faranno ancora queste cose i bambini nel 2007? No, perché io sotto le feste ci ripenso spesso e altrettanto spesso questo ricordo mi inibisce dal lasciarmi trasportare dell’inutile frenesia natalizia dell’acquisto ad ogni costo. E proprio per evitare il consumismo esasperato (che poi ditemi chi se lo può permettere nel 2007), io e i miei amici già da qualche hanno abbiamo istituito la “Serata del regalo collettivo”. Scelta obbligata, visto che siamo una comitiva molto vasta e che tende ad allargarsi sempre di più. Veramente l'idea non è che sia proprio mia, l'ho copiata dal Presidente. Diciamo che io l'ho solo importata in terra umbra e c'ho il copyright per queste zone. Partecipare è facile e divertente: occorre comprare un regalo unico che deve essere: - divertente - non banale - unisex - con un costo non superiore ad € 15,00 Poi ci si vede una sera a casa di un fortunato a scelta, si mettono i nomi di tutti i partecipanti in un bussolotto e si procede. Ognuno estrae un nome e prende il regalo che questo ha portato. E via così, finché tutti hanno un regalo da scartare. Insomma, altro non è che una scusa per mangiare i dolci natalizi, stappare lo spumante e farsi gli auguri in allegria e felicità, tornando a casa con un pensiero che comunque fa Natale e non obbliga a spendere miliardi in sciocchezze. Perché Natale abbia un senso, qualunque crediate che esso sia: religioso, mistico o anche solo come una festa da vivere in famiglia coccolati e coccolandosi. In tutti i casi, Buon Natale… l'ha scritto phoebe1976 | 17:23 | permalink | vita vissuta, sick sad world, doveva succedere proprio a me
sabato, dicembre 15, 2007 Nevrosi cicliche Alle donne dovrebbero essere concessi almeno due giorni di permesso extra al mese in occasione del ciclo.Dovrebbe essere un diritto costituzionalmente garantito. Lungi da me assecondare le teorie maschiliste che ritengono le donne schiave del ciclo mestruale e dei suoi malumori, nonché delle sue paranoie e frustrazioni. Però è innegabile. Noi donne in quei giorni lì siamo diverse, ognuna a modo suo. A me, ad esempio, scende di solito in maniera esponenziale la soglia minima di sopportazione oltre il quale comincio a trovare allettante e molto giusta l’idea di ripetere le gesta di Micheal Douglas in “Un giorno di ordinaria follia”. Tutto mi risulta meno tollerabile, anche quello che ho imparato ha controllare con corsi a dispense di training autogeno e forza di volontà a badilate. Uno sgarbo minimo. Una separazione momentanea, ma necessaria. Un telefono che fa le bizze nonostante le maledizioni ed i riti voodoo promessi alla Nokia. E quindi eventuali colleghi stronzi mi sembrano ancora un pochino più fetenti e la voglia di sganciargli un “Ma vaffanculo” sonoro, soddisfatto ed accorato su quel brutto grugno si fa più allettante. Soprattutto se provano ad incrociare la tua strada, se ti senti un’isola dell’Oceano Pacifico che sta per essere bombardata dagli esperimenti francesi ed in genere il tuo carattere ti imporrebbe di ucciderli tutti, farli a pezzi con una accetta e darli in pasto alle nutrie del Trasimeno (conoscete un modo migliore di far sparire un cadavere? Io no, le nutrie sono animali onnivori favolosi!) e invece sorridi. Ma quando la soglia si abbassa, cominci a chiederti se l’accetta entri o meno nella tua borsa di Carpisa. Ma perdonatemi, sono in quei giorni lì. Ti viene anche meno il self control che tiene ferma la tua lingua nei confronti di chi chiacchiera alle tue spalle, attribuendoti amanti, definendoti spaccafamiglie e pure mignatta. Mi sa che pure lo tsunami è colpa tua, mentre certamente l’inflazione crescente l’hai causata tu. Mi verrebbe voglia di fargli un fiocco alla lingua a chi chiacchiera senza sapere, inventando, ricamando e beandosi della mia vita, forse perché non ne hanno una loro che li possa soddisfare. Ma vaffanculo. Ma perdonatemi, sono in quei giorni lì. E poi c’è la macchina, fonte di irritazione quotidiana per chi come me macina chilometri a bizzeffe. Per esempio giusto ieri mattina una signora di una certa età, impellicciata e dotata degli occhiali da sole più grandi che abbia mai visto, alla guida di un SUV enorme mi ha tagliato la strada, mettendo il suo gran culone proprio davanti all’agile muso della mia 206 grigio Islanda all’andatura media di 30 km/h. Ora, a quest’andatura non le sarebbe dovuto risultare difficoltoso leggere il segnale (dotato di lampeggianti) posto 500 metri prima dell’ingresso in superstrada e che indicava “Direzione Firenze imbocco chiuso”. E invece, complici forse gli occhiali da sole, non solo non l’ha visto, ma ha pure preteso di fare inversione sulla rampa in 342 manovre bloccando tutto il traffico delle otto di mattina e, soprattutto, bloccando ME. Che in maniera amabile ho tirato giù il finestrino e le ho urlato: “Ehi, nonna!!! Guida una macchina che sai guidare la prossima volta, invece di ‘sto transatlantico puzzolente ed inquinante!!!” tra i fischi e gli applausi degli altri automobilisti. Sono una vera lady. Modestamente. Ma perdonatemi, sono in quei giorni lì. Con questo non voglio certo spezzare una lancia in favore di tutti quei maschietti che usano la scusa del ciclo mestruale per sminuire le donne o per dimostrare il loro essere schiave degli ormoni. Solo perché una donna porta avanti i propri diritti o non si lascia mettere i piedi in testa o, semplicemente, non sorride 24 ore al giorno non vuol dire che ha il ciclo, ma che magari ha un certo carattere. E no, non c’è bisogno che sghignazzando le chiediate: “Ma che ti sono tornate?” ad ogni accenno di nervosismo, ché in genere la parte arrogante del sesso maschile sa essere indisponente ben più di una scarica ormonale incontrollata. Non fate queste battutine, se non volete un'occhiata in grado di depilarvi le sopracciglia. Vorrei dire a tutti questi maschietti che non si dovrebbero preoccupare di quei giorni lì, ma ringraziare invece dei restanti 26/27 giorni al mese in cui il livello di tolleranza si alza nuovamente e noi donne riusciamo nuovamente a passare sopra alle cose, sorridere al capo bastardo, comprare i regali per i colleghi e tirare avanti la carretta. Giorno dopo giorno. Ringraziateci, và... l'ha scritto phoebe1976 | 20:28 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me, tg phoebe
domenica, dicembre 09, 2007 Voulez vous dancer avec moi? Dopo tanto tempo, con la complicità di alcuni amici e per colpa della promozione di un negozio che merita, ieri sera sono stata a ballare in discoteca.Ora, per i disattenti ed i neofiti del blog, ricordo che in giovine età mi sono pagata gli annosi studi universitari facendo la pr e che appena laureata sono andata in overdose da locali, che ho smesso quasi completamente di frequentare, se non in occasioni particolari. Mi sono divertita, sono stata benissimo coi miei amici, ho riso, scherzato e ballato fino alle quattro del mattino in totale allegria. Ma come sempre queste serate si rivelano per me grandi opportunità di studio della società italiana e della sua deriva incostante verso chissà non si sa. Ma niente di buono, secondo me, che mi ritrovo a guardare questi ggiovani con gli occhi di una vecchia zia zitella. Boys & Girls Ci sono delle ragazzine che fanno paura. Ma davvero paura. Vestite e truccate come una delle Pussycat Dolls in serata da acchiappo, con una malizia e un modo di fare sfacciato ed arrogante che assolutamente non i sono mai sognata di avere a vent’anni. Nemmeno a trenta, se per questo. Su di me l’insicurezza ha sempre regnato sovrana, ma non è questo il punto e poi non si stava parlando di me! Le ho viste occhieggiare e flirtare sicure, emule di Paris Hilton, con il cocktail in mano e pronte a darla via en passant come se niente fosse. Almeno all’apparenza, sul resto non posso giurarci. Da contr’altare i maschi twenty something li ho trovati per lo più spaesati. Qualcuno supertruzzo tamarro c’era, vestito con la canotta della salute bianca a coste su petto rasato (con la lametta rubata alla madre, probabilmente…), cappellino D&G e jeans sceso per far bella mostra dei boxer firmati. Che, tra l’altro, mi sa che non è più nemmeno di moda… Ma la massa l’ho trovata molto più normale, così confusa da tanto sfoggio di grazie femminili da non sapere dove infilare le mani e molto più interessati a scoprire il loro punto di non ritorno alcolico piuttosto che qualche intimità regalata e, spesso, svenduta. Special guest Alla festa di Capodanno della discoteca, a dividere crostini di salsa tartufata, lenticchie e panettone con gli avventori ci sarà un ospite amatissimo e speciale: Fabrizio Corona. Ai miei tempi a Capodanno potevi ritrovarti Gabriel Garko, Raul Bova e se c’avevi fortuna persino Alessandro Gassman. Ora Fabrizio Corona, un vero esempio di moralità, grazia e buoncostume per una intera generazione che non può certo essere ignorato. I suoi evidenti meriti sono sotto gli occhi di tutti. L’annuncio dello speaker sulla presenza di cotanto essere è seguito da un urlo di gioia generalizzato del pubblico pagante che mi fa inarcare il sopracciglio. E mi passa per la mente un solo pensiero: non voglio procreare se questi sono i risultati, meglio l’estinzione della specie. Ce la siamo proprio meritati. Usi e consuetudini Della Legge 160/2007 art. 6 comma 2 sulla distribuzione degli alcolici solo fino alle 2 di notte se ne strafottono tutti alla grande. Ci sono cartelli appesi, ma bar aperti fino alla chiusura. Tanto chi controlla?? Che sia una legge inutile, sbagliata e non efficace, studiata solo per tamponare un problema sociale come quello delle stragi del sabato sera e della stupidità di certa gente che si mette al volante ubriaca fradicia, non ci piove. Smettere di distribuire alcolici dopo le due è perfettamente inutile, specialmente se bar, autogrill e baracchini che vendono la porchetta possono continuare a farlo senza incorrere in sanzioni. Ma il problema della guida in stato di ebbrezza resta, ed i fatti di cronaca che quasi quotidianamente invadono i telegiornali lo dimostrano. E sì, lo so che l’avete fatto anche voi almeno una volta. Lo so bene. L’ho fatto anch’io, ed è andata bene, ma non è una giustificazione. Proprio no. Non ho l’età. Mi sembra chiaro, non c’ho più l’età per questi ambienti. Come ha giustamente affermato Alessia in un momento di forte criticità "Mi sento la zia di questi scalmanati", come se questo genere di trasgressione ci facesse oramai solo sorridere. Mi sono fatta un giro per il locale e proprio al tavolo che era del mio staff c’era una combriccola di ragazzini del mio paese che il giorno della mia laurea non dovevano aver ancora finito le scuole medie inferiori. Che impressione ricordarseli all’asilo coi pantaloni corti e ritrovarseli lì completamente sbronzi mi ha fatto una certa impressione. E dire che proprio a quel tavolo ho festeggiato i miei 23 anni insieme a tantissima gente. I miei amici avevano pure portato bottiglie extra di spumante e di superalcolici nascondendole sotto i cappotti per eludere i controlli della discoteca. Fu una serata bellissima, divertente, con tutti i miei migliori amici intorno. La maggior parte di loro fa ancora parte attiva della mia vita, ma quella Phoebe non esiste più. La ragazzina angosciata dall’esame di Procedura Penale si è trasformata nella donna di oggi, ma è stato bello strizzarle l’occhio ieri sera. Con un sorriso affettuoso… l'ha scritto phoebe1976 | 22:10 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
venerdì, dicembre 07, 2007 Il ritorno della Jihad - part 1 Il ventunesimo secolo è l’epoca delle dipendenze più o meno dichiarate.Va di moda avere una qualche dipendenza, tutti i VIP che contano ne hanno una. C’è chi dipende da un certo tipo di droga o di pillola miracolosa, chi dal bere e nemmeno se ne rende conto, altri dal sesso. O dalle scarpe. Ebbene, faccio outing pubblicamente: anch’io sono dipendente da qualcosa. Proprio come Kate Moss o la Britney Spears, anch’io ho una dipendenza. Sono una book-addicted. Una maniaca del libro. Malata. Dipendente. Intransigente. Insaziabile. Ora poi che sto scoprendo tutte le potenzialità di Anobii, è pure peggio. La stessa reazione che una donna normale ha in un negozio di scarpe, io ce l’ho in una libreria. Impazzisco letteralmente. Passo in rivista scaffali ed espositori, rovisto nei meandri più impervi, soppeso offerte ed edizioni diverse, spulcio opuscoli informativi, tempesto di domande i malcapitati commessi. Posso passare in libreria anche tre ore senza nemmeno rendermene conto, divertendomi come un bambino alle giostre, ignara del mio accompagnatore che magari sta morendo nell’angolo. Ho anche delle fisse assurde, come tutte le bravi menti criminali. La più sconcertante per chi mi accompagna in libreria è senza dubbio quella riguardante l’ordine dei libri che io ritengo più comodo e che tutte le librerie del mondo dovrebbero adottare. Alfabetico? No. Volgare! Per generi? Ma proprio no. Banale! Per colore della copertina???? Nemmeno! Io le librerie le vorrei ordinate tutte per casa editrice. Se una libreria non segue quest’ordine, mi si confonde il cervello, annebbia la vista e non riesco a comprare nulla. Bèh, proprio nulla nulla no… Qualcosina la compro lo stesso, che discorsi. Però senza soddisfazione, eh! E sono in grado di spendere cifre folli, acquistando tonnellate di libri. Anche perché, come tutti i bravi maniaci, io DEVO avere i libri in mio possesso, non posso certo accontentarmi di quelli di una biblioteca. Anche se in astratto mi piacerebbe e ne riconosco i fini ed i notevoli vantaggi sia economici che di spazio (casa mia è invasa in senso proprio tecnico dai libri), io non ci riesco. Mi sembra troppo intimo. Tant’è che raramente presto i miei libri, sottoponendo i malcapitati a tali indicibili torture psicologiche da fargli rimpiangere di non aver investito pochi euro nell’acquisto del volume del libro invece di chiederlo in prestito a me. Il MIO libro. Le commesse delle librerie della mia città mi conoscono bene, ormai. Appena entro nel negozio vedo i loro occhi accendersi di una luce sinistra e un sorrisetto accomodante spunta loro sul viso. Srotolano il tappeto rosso, vanno a fare il caffé e si mettono gentilmente a mia completa disposizione. Già, perché se è vero che io spendo in libri una fortuna, il rovescio della medaglia è che sono una rogna terrificante. Sono sempre in cerca di quel libro particolare, in quella edizione specifica, con quella determinata copertina. Inoltre, pretendo dai commessi una laurea in tuttologia e praticamente onniscenti in materie letterarie ed affini. Cosa che, francamente, con quello che si guadagna vendendo libri sia fuori portata per il proprietario. Infatti, il commesso medio della libreria in genere è una capra (con tutto rispetto per gli ovini, ovviamente) sottopagata e non un amante della lettura. Ti guarda con gli occhi porcini e reagisce ad una tua semplice domanda come se gli fosse stata rivolta in mandarino antico. Oppure inizia a sudare, si guarda intorno, annaspa, rotea gli occhi, gira la ruota e compra una vocale. In parole povere, guarda nel computer. Ho visto commesse della Feltrinelli simulare svenimenti di fronte all’insistenza delle mie domande uniteal mio piedino che batte insistentemente a terra ed al crack del loro server o a un bug del sistema. Ma anche le commesse della Giunti si difendono. Memorabile fu 5 anni fa, epoca in cui lo zio Chuck non era ancora diventato il fenomeno mediatico sputtanato a destra e manca che è ora, il mio tentativo di acquisto di un suo libro. Phoebe: ”Scusa, dove trovo Palahniuk?” CommessadellaGiunti stizzita: ”Mi dispiace. Noi i cd non li teniamo, abbiamo solo libri!” Phoebe:”Ma è uno scrittore…” C.d.G.: “Ah, sì? Mi ripete il nome?” Phoebe: “Palahaniuk” C.d.G. smanettando nervosamente sul pc:” Non esiste” Phoebe: “Ma come?” C.d.G.: “Vede? Non c'è. Non esiste... Ma come si scrive?” Phoebe: “P-A-L-A-H-N-I-U-K” C.d.G.: ”Non esiste” Phoebe: “…” C.d.G. scocciata: “Dove ha detto che va l’h?" Phoebe: “M’arrendo! Mi dia Wilbur Smith!!!” Proprio per questo la mia libreria preferita è un posto piccolo, ben tenuto, fornito ed amato. Non una di queste!!!! l'ha scritto phoebe1976 | 00:34 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me, caffetteria letteraria
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