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giovedì, marzo 27, 2008
I matti voglion l'aria Da qualche mese ho iniziato a soffrire di fastidiosissimi mal di testa, prima occasionali, poi con cadenza settimanale ed infine senza nessun preavviso almeno due volte la settimana.Sarà il freddo, mi dicevo, oppure la vecchiaia. O qualche iattura. Mentre tamponavo la situazione sciogliendo bustine di Oki in mezzo bicchiere d’acqua, ho sentito intorno a me le teorie più fantasiose. E’ la cervicale. No, è il nervo trigemino. Macchè è tutta colpa del plantare, o al limite del dentista. Ma prendi la pillola? No? Allora sono gli ormoni. Io dico che è il global warming. No, è colpa di Berlusconi. Fattostà che sotto Natale la mia dottoressa ha ritenuto opportuno spedirmi a fare una visita neurologica presso l’ospedale della mia città. Mi danno l’appuntamento tra 60 giorni. Mentre prego di non avere un tumore al cervello a progressione esponenziale, mi sono chiesta come faccia il Dr. House a fare gli accertamenti in venti minuti. Maledetta fiction televisiva. Finalmente arriva il giorno tanto agognato e mi reco nel nuovissimo polo ospedaliero della mia città. Dopo lavori non inferiori a quelli necessari per la costruzione del tunnel sotto la Manica, nella mia città è stato inaugurato quest’enorme complesso ospedaliero fantascientifico ed ultramoderno (costato stramiliardi, ma questa è un’altra storia) in cui, sono certa, mi daranno risposte a tutte le domande. Mi rendo subito conto che dove parcheggiare così lontano da rientrare in un cap diverso da quello dell’ospedale. Nella nebbia. Il parcheggio è sterminato e senza indicazioni di suddivisioni: temo che non rivedrò mai più la mia macchina. Entro all’ospedale e mi dirigo al banco informazioni che mi rifila una serie di direttive così complicata che mi viene il mal di testa in automatico. Mi ci vorrebbe il Tom Tom, ma alla fine non mi perdo nel dedalo di viuzze e corridoi (vabbè, son finita nelle cucine, ma questa è un’altra storia) e arrivo a destinazione. La mia destinazione è uno stretto corridoio azzurro tempestato di porte blu. Tutto blu. Sarà per caso un colore che distende o il frutto di un architetto suonato? Su ogni porta c’è un nome o una indicazione. Guardo la mia prescrizione: il vuoto, c’è indicato solo genericamente “visita neurologica”. Ok, mi armo di pazienza e chiedo. Passa una infermiera: “Mi scusi, ho appuntamento per una visita neurologica. Dove devo andare?” Risposta seccata: “Chieda nel box infermiere, che vuole ne sappia?” Ricordando a me stessa quanto sia dura la vita delle infermiere, mi dirigo al box e non la mando affanculo. Almeno non subito: il box è vuoto. Turpiloquio libero. Nella successiva mezz’ora mi sbraccio con passanti, infermieri, dottorini in erba e portantini: niente, nessuno sa nulla. Finché dall’ascensore appare lui, bello come il sole nel suo sventolante camice bianco, emulo del miglior George, avvolto dall’aura della professionalità. Lui, è sicuramente lui!!! Gli corro incontro come il viandante davanti ad un’oasi. Gli allungo la prescrizione speranzosa, la legge e mi informa che no, non è lui il mio medico, ma può indicarmi la porta giusta. Che è in fondo a destra, come il bagno nei ristoranti. Abbandono il mio salvatore con malcelato dispiacere e busso. Mi apre uno pseudo medico alto come me e dall’aria accidiosa. Dottore:”AH!! Lei è la signorina Phoebe?” mi chiede con voce spiccia e dall’accento inconfondibilmente calabro. Phoebe: “Ehm, sì” Dottore: “E’ in ritardo di mezz’ora!!! Lo sa che questo è un ospedale pubblico e che gli appuntamenti sono presi ravvicinati? E’ essenziale la puntualità!” Phoebe: “Ma, io veramente…” Dottore: “Le donne!” Phoebe: “…” Dottore: “Ok, si sieda e mi dica” Riassumo per sommi capi le caratteristiche e le frequenze del mio mal di testa, mentre lui scribacchia in medichese chissà che cosa su di me. Chiacchiero, chiacchiero, finché lui ad un certo punto si alza in piedi, mi viene davanti ed inizia con una serie di giochetti. Segua il dito, chiuda gli occhi, si tocchi la punta del naso, in piedi su una gamba (coi tacchi???), ecc ecc. Pensavo che ad un certo punto tirasse fuori le macchie di Rorschach e invece no. Ed è stato un peccato, perché è una vita che sogno di fare quel test e rispondere sempre “farfalla” alla domanda “Cosa ci vede qui?”. E invece nulla. Il dottore invece tira fuori un sottilissimo ago ed inizia a punzecchiarmi ovunque. Se mi lascia segni lo scortico vivo. L’utilissima visita si conclude con la prescrizione di una risonanza magnetica ( e vi ricordo che soffro di claustrofobia) e di un eco-doppler vattelapesca dove, di cui il servizio sanitario nazionale mi farà gentile omaggio (o quasi) tra circa 5 mesi. Potrei essere impazzita dal mal di testa. Ma, colpo di scena... il mal di testa è passato!!! Non si ripresenta da circa un mese, almeno non in forma acuta ed ho deciso di rimandare la tanto odiata risonanza. Merito del dottorino? Della primavera che attutisce la cervicale? Aiuto divino? Io non ne ho la certezza, ma il merito credo che sia del pilates che non ho abbandonato grazie alla insaziabile tigna che mi divora ed al quale nel frattempo mi sono appassionata. Sono arrivata anche e toccarmi le punte dei piedi. Son grosse svolte. Dico davvero. Ehi, la smettete di ridere!? l'ha scritto phoebe1976 | 23:01 | permalink | vita vissuta, sick sad world, quark, doveva succedere proprio a me, famiglia phoebe
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