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martedì, aprile 29, 2008
La passeggiata Domenica sera di primavera, ore 21.Vado a mettere il gasolio, che già in questi giorni non è una prospettiva allettante ed entusiasmante. Scendo, metto i miei 20 euro nella macchinetta che solo al quinto tentativo decide di non sputarmeli con ribrezzo. Infilo la pompa nel serbatoio con maestria consumata (ndr. niente allusioni sessuali, pliz) e mentre metto il gasolio inizio a guardarmi intorno. La stazione di servizio è ancora relativamente affollata, visto che si tratta di un distributore indipendente che fa pagare ancora il gasolio a €1,28/litro. Sempre di ladrocinio si tratta, per carità, però almeno mi sembra di trovarci un barlume di onestà. O di furbizia, dipende. In ogni caso di convenienza per me. Ad ogni modo noto che al limitare della strada c’è una prostituta vestita (poco) di bianco. Mi ero dimenticata che questa pur essendo una zona residenziale di notte diventa la passeggiata di decine di prostitute straniere e non, e questo nonostante le vibranti proteste di chi ci vive e non vorrebbe vedere certe cose. Che però esistono. E lei se ne sta lì. La ragazza in bianco fuma distratta una sigaretta ballonzolando da una zeppa con tacco 12 all’altra nell’aria fredda della sera. Penso contemporaneamente che questa primavera non vuol proprio arrivare e che lei non avrà nemmeno diciotto anni. Mora, magra e troppo truccata, si appoggia al lampione con la noncuranza di chi non aspetta più nulla. Chissà quanti mila chilometri sarà lontana da casa e chissà se pensa mai a tornarci, se c’è qualcuno che l’aspetta o solo che si chiede che fine abbia fatto. Chiudo il tappo del serbatoio e il rombo di una macchina mi fa sussultare. E’ un ragazzo, avrà circa la mia età o poco più, che guida una Clio. Dalla macchina scende al volo un’altra ragazza con una minigonna di jeans così corta da essere praticamente inutile che si posiziona accanto alla collega. La macchina riparte facendo fischiare le gomme come se volesse allontanarsi il più velocemente possibile, lei si accende una sigaretta chiacchierando con la ragazza vestita di bianco. Chissà cosa si raccontano. A guardarla in viso sotto al trucco pesante questa sembra ancora più piccola di quella vestita in bianco. Salgo in macchina e mi preparo ad incanalarmi in strada, quando una Mercedes ultimissimo modello mi taglia l’uscita e si piazza a fianco delle due. Una breve contrattazione, poi entrambe salgono in macchina e vedo la macchina sparire nella notte. Me ne torno a casa disgustata e con un mattone nel cuore. In che mondo viviamo? L’ho sempre saputo che l’essere umano è una creatura schifosa e abietta, ma vederselo sbattere in faccia così fa sempre male. Che genere di uomo paga per fare del sesso con una ragazzina truccata e vestita in modo volgare raccattata al lampione di un distributore? Che uomo approfitta della sua condizione, incentivando il mercato comandato da coloro che abusano di lei? Che uomo non si sente rimestare il sangue nel profondo pensando che potrebbe essere sua figlia ad avere negli occhi quel disincanto che segue il buio della disperazione e la fine di tutte le lacrime? Parlandone una sera a cena, tutti i maschi seduti alla tavolata direbbero inorriditi “Non io! Io mai!”, eppure il ragazzo con la Clio dimostra che non sono solo vecchietti vedovi con l’Ape Piaggio ad andare a puttane. Anzi. Tutt’altro. Se da un lato mi invade il disgusto più feroce, dall’altro non posso non provare pena per delle povere ragazze vittime spesso di racket sanguinari e violenti, sbatacchiate in giro per quella meravigliosa Italia vista n TV in cui credevano di trovare il Paradiso ed in cui invece hanno trovato l’Inferno. Qui non si parla della ragazza/donna che ha scelto di fare il mestiere più vecchio del mondo e magari chiede pure di pagare l’IVA e tutte le tasse, ma solo se le riconosceranno la pensione a tempo debito. Si parla di sfruttamento, riduzione in schiavitù, mercificazione della persona umana. Tutti reati che passano sotto silenzio, perché tutti sanno ma nessuno fa nulla. Perché è una lotta contro i mulini a vento. Perché si lotta contro la natura stessa dell’uomo in quanto tale, che se può depreda. Sfrutta. Abusa dei suoi stessi simili. Ed è anche ipocrita. Infila la testa sotto la sabbia e nasconde alla sua morale i pruriti che lo attanagliano nel profondo. E’ l’uomo… l'ha scritto phoebe1976 | 23:02 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
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