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venerdì, luglio 18, 2008
La regola delle scarpe Non esistono più le mezze stagioni.Gli uomini sono tutti dei porci. Le donne hanno milioni di scarpe, ma gliene serve sempre un paio nuovo. L’Italia è il paese dei luoghi comuni, delle generalizzazioni fatte a cascata, delle esemplificazione degli esempi. Ma se è vero che alcuni luoghi comuni sono veri ed inconfutabili (come il secondo esempio di cui sopra) ed altri aleatori (come il primo), se ne trovano anche di facilmente negabili. Le scarpe. La follia della donna. Nell’immaginario maschile le scarpe femminili sono un motivo di mistero e dolore (al portafoglio). Quante scarpe ci vogliono per rendere felice una donna? Quanti bancomat devono essere strisciati perché la sua crisi di nervi sbocci in un raggiante sorriso? Le donne indossano solo scarpe tacco 12 a stiletto? Gli uomini sono immuni dal fascino della ciabattina infradito alla Briatore? Prima di tutto, si sa che la mia follia non sono le scarpe, bensì i libri. Peccato che un avventato fioretto abbia trasformato le librerie in luoghi di perdizione, con gravi danni alla mia psiche nonché al mio equilibrio mentale. Anzi, se volete aiutarmi, qui c’è la mia wishlist. Non si sa mai. Tornando a noi, tanto per iniziare gli uomini ignorano che a noi donne non basta un paio di scarpe l’estate e uno l’inverno come ai maschi. Dobbiamo abbinare, noi. Cambiare. Con un vestitino nero mica ci si possono mettere le stesse scarpe che abbineremmo ad un paio di pantaloncini marroni. O bianchi. E’ questione di gusto. Ed è anche per questo che le scarpe da donna tendenzialmente costano molto molto meno di quelle da uomo. Ed è cosa buona e giusta. Amen. Veniamo all’annosa questione del tacco. L’immaginario maschile, ma anche quello femminile, è drogato da riviste patinate e dalla visione massiccia di “Sex & The City”. In realtà, per quanto io adori quel telefilm non penso esista sul pianeta Terra una donna in grado di passare tutta la giornata su quei trampoli, arrivare a casa e infilare ciabattine piumose e fashion dotate di una alabarda spaziale al posto del tacco, il tutto senza fare un abbonamento annuale al riflessologo plantare. Eppure ci sono donne che lo fanno. Tranquillamente. E non solo nei film porno polacchi. Tuttavia per me, con tutti i problemi che c’ho ai piedi è diventato impossibile nonché molto doloroso e traballare sui tacchi. Anche perché non è che io c’abbia avuto mai tutto sto equilibrio… Così, dopo dottori e dolori vari, mi sono decisa ad uscire dall’immaginario erotico maschile buttando tutte le scarpe strette, a punta e altissime che non potrò più indossare. Ne ho conservate solo un paio in loving memory del tempo che fu. Un paio nere fascianti col tacco di metallo a stiletto, comprate l’anno passato in un momento di follia ed indossate tre volte. Mi sono così buttata alla ricerca di scarpe comode dotate al massimo dell’ortopedico tacco 3. L’ho fatto con tristezza, pensando di imbattermi in Kevin Costner che passeggia nella sua Valleverde. O roba simile, ecco. Con tutto il rispetto eh, ma un po’ squallida, diciamo da zia zitella. Di certo poco chic. E invece ho scoperto un mondo fatto di scarpe basse, ciabattine e comodità. Che poi, guardando bene, sono tante le donne senza tacchi. Di tutte le età. Ed alcune anche parecchio fashion. E mentre notavo che si può camminare in maniera decente anche se non si gioca al piccolo equilibrista zoppo, mi sono accorta che l’altezza delle scarpe è inversamente proporzionale all’età. E non solo per una questione geriatrica. Almeno, spero di no. A sedici anni si portano tacchi altissimi, litigando con la propria madre sulla loro opportunità. Se ne è fiere, sono una bandiera, un mai-più-senza. Dove vai se la zeppa non ce l’hai? E così gli occhi dell’adulto assistono ad un circo senza fine. Poi passano gli anni, i bollori adolescenziali si placano. Aumenta la sicurezza. Forse. Oppure gli acciacchi. Probabile. O magari si intuisce che traballare sui tacchi non è che sia poi così sexy. E anche fosse, ma in fondo chissenefrega. Si tratterà di una regola non scritta? L'altezza del tacco è inversamente proporzionale all'età di chi le indossa. Le scarpe basse sono sintomo di vecchiaia? Oppure di maturità? Ed è collegata alla maturità sessuale? Che poi, diciamolo. Secondo me i tacchi sono stati inventati da un uomo come forma di tortura e sottomissione della donna. Un po’ come li piedini legati delle geishe, insomma. E noi, tonte, finché non raggiungiamo la consapevolezza li scambiamo come arma di seduzione di massa. Deve essere assolutamente così, perché nessuna donna avrebbe mai potuto inventare un tale abominio. E spiega come mai gli uoni (tranne rari casi su cui preferirei sorvolare) i tacchi li disconoscano con ribrezzo. E allora addio tacco 12, benvenute tra noi ciabattine!!! l'ha scritto phoebe1976 | 10:20 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
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