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martedì, aprile 29, 2008
La passeggiata Domenica sera di primavera, ore 21.Vado a mettere il gasolio, che già in questi giorni non è una prospettiva allettante ed entusiasmante. Scendo, metto i miei 20 euro nella macchinetta che solo al quinto tentativo decide di non sputarmeli con ribrezzo. Infilo la pompa nel serbatoio con maestria consumata (ndr. niente allusioni sessuali, pliz) e mentre metto il gasolio inizio a guardarmi intorno. La stazione di servizio è ancora relativamente affollata, visto che si tratta di un distributore indipendente che fa pagare ancora il gasolio a €1,28/litro. Sempre di ladrocinio si tratta, per carità, però almeno mi sembra di trovarci un barlume di onestà. O di furbizia, dipende. In ogni caso di convenienza per me. Ad ogni modo noto che al limitare della strada c’è una prostituta vestita (poco) di bianco. Mi ero dimenticata che questa pur essendo una zona residenziale di notte diventa la passeggiata di decine di prostitute straniere e non, e questo nonostante le vibranti proteste di chi ci vive e non vorrebbe vedere certe cose. Che però esistono. E lei se ne sta lì. La ragazza in bianco fuma distratta una sigaretta ballonzolando da una zeppa con tacco 12 all’altra nell’aria fredda della sera. Penso contemporaneamente che questa primavera non vuol proprio arrivare e che lei non avrà nemmeno diciotto anni. Mora, magra e troppo truccata, si appoggia al lampione con la noncuranza di chi non aspetta più nulla. Chissà quanti mila chilometri sarà lontana da casa e chissà se pensa mai a tornarci, se c’è qualcuno che l’aspetta o solo che si chiede che fine abbia fatto. Chiudo il tappo del serbatoio e il rombo di una macchina mi fa sussultare. E’ un ragazzo, avrà circa la mia età o poco più, che guida una Clio. Dalla macchina scende al volo un’altra ragazza con una minigonna di jeans così corta da essere praticamente inutile che si posiziona accanto alla collega. La macchina riparte facendo fischiare le gomme come se volesse allontanarsi il più velocemente possibile, lei si accende una sigaretta chiacchierando con la ragazza vestita di bianco. Chissà cosa si raccontano. A guardarla in viso sotto al trucco pesante questa sembra ancora più piccola di quella vestita in bianco. Salgo in macchina e mi preparo ad incanalarmi in strada, quando una Mercedes ultimissimo modello mi taglia l’uscita e si piazza a fianco delle due. Una breve contrattazione, poi entrambe salgono in macchina e vedo la macchina sparire nella notte. Me ne torno a casa disgustata e con un mattone nel cuore. In che mondo viviamo? L’ho sempre saputo che l’essere umano è una creatura schifosa e abietta, ma vederselo sbattere in faccia così fa sempre male. Che genere di uomo paga per fare del sesso con una ragazzina truccata e vestita in modo volgare raccattata al lampione di un distributore? Che uomo approfitta della sua condizione, incentivando il mercato comandato da coloro che abusano di lei? Che uomo non si sente rimestare il sangue nel profondo pensando che potrebbe essere sua figlia ad avere negli occhi quel disincanto che segue il buio della disperazione e la fine di tutte le lacrime? Parlandone una sera a cena, tutti i maschi seduti alla tavolata direbbero inorriditi “Non io! Io mai!”, eppure il ragazzo con la Clio dimostra che non sono solo vecchietti vedovi con l’Ape Piaggio ad andare a puttane. Anzi. Tutt’altro. Se da un lato mi invade il disgusto più feroce, dall’altro non posso non provare pena per delle povere ragazze vittime spesso di racket sanguinari e violenti, sbatacchiate in giro per quella meravigliosa Italia vista n TV in cui credevano di trovare il Paradiso ed in cui invece hanno trovato l’Inferno. Qui non si parla della ragazza/donna che ha scelto di fare il mestiere più vecchio del mondo e magari chiede pure di pagare l’IVA e tutte le tasse, ma solo se le riconosceranno la pensione a tempo debito. Si parla di sfruttamento, riduzione in schiavitù, mercificazione della persona umana. Tutti reati che passano sotto silenzio, perché tutti sanno ma nessuno fa nulla. Perché è una lotta contro i mulini a vento. Perché si lotta contro la natura stessa dell’uomo in quanto tale, che se può depreda. Sfrutta. Abusa dei suoi stessi simili. Ed è anche ipocrita. Infila la testa sotto la sabbia e nasconde alla sua morale i pruriti che lo attanagliano nel profondo. E’ l’uomo… l'ha scritto phoebe1976 | 23:02 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
giovedì, aprile 17, 2008 Sexy Toys
Lilla: “Phoebe non ti distrarre!!! Siamo qui per il regalo, ricordi?” Agguantiamo l'orrido feticcio pre adolescenziale ed i suoi (costosissimi) accessori, mentre il mio afflato da Signorina Rottermeier trova la pace nel fondo della mia anima. l'ha scritto phoebe1976 | 16:18 | permalink | vita vissuta, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me, famiglia phoebe
lunedì, aprile 07, 2008 Quando una farfalla sbatte le ali a Pechino, a New York piove. La matematica mi è sempre piaciuta, sin da piccola.La mamma e il papà litigavano? I compagni mi prendevano in giro? La maestra e tutti gli adulti intorno non mi capivano o consideravano a sufficienza? La matematica era un rifugio sicuro, diverso dalla lettura perchè scevro dalle interpretazioni, dai sogni e dalla fantasia. Quando avevo bisogno di certezze e di quiete, sapevo che le avrei sempre potute trovare nel mondo dei numeri, in una dimensione in cui tutte le domande (o quasi) hanno sempre e solo una risposta univoca e tutto viaggia liscio e tranquillo fino al risultato finale. Ed ho sempre pensato che sarebbe stato bello, utile e giusto applicare i fondamenti della matematica e della logica alla vita quotidiana. Ovvio. In fondo tutte le forme della natura sono calcolabili con la matematica, seppure non riconducibili ad un sistema lineare: dalla disposizione delle foglie sull’albero alla forma dei fiocchi di neve, fino al disegno scolpito sul guscio di una lumaca. Perchè non potrebbe essere applicata a tutti gli aspetti della vita? Non dovrebbe risultare difficile, certamente non come far capire la differenza tra "2X0" e "2+0" al ragazzino diciottenne capoccione coi capelli blu a cui facevo ripetizioni per mantenermi all'Università. Che si deve fare per vivere… Fin qui il mio discorso non fa una piega, ma non tiene conto di una realtà molto importante negli esseri umani: i sentimenti umani. Queste strane combinazioni di sinapsi che viaggiano a millemila chilometri al secondo dentro le nostre teste, generando panico ed agitazione tra i neuroni che li abitano, sono fuori dal controllo razionale della matematica e della logica. La gelosia, la rabbia, l'invidia, l’odio non sono logici. Ma soprattutto è l'amore ad essere illogico. Già, l’amore. Non è solo il più sovrastimato ed abusato dei sentimenti, ma è anche quello che meno si addice al rispetto dei canoni matematici e logici. L’amore è di per sé palesemente illogico, in tutte le sue manifestazioni reiterate. A rigor di logica, una conoscenza approfondita e continuata (A), accompagnata da una motivata comunanza di interessi (B) e da una certa dose di attrazione fisica (C) dovrebbe sfociare in amore (D). A+B+C = D. E invece manco per niente. A+B+C in 99 casi su 100 non farà mai D, ma sempre qualcosa di meno. O in più. O di completamente diverso. E l’incognita che fa sterzare il risultato non è quantificabile in una X qualunque, con un numero identificabile in X = A+B+C +/- D. Non sfocerà in una specie di grafico analitico, ma è un mistero indecifrabile che fa girare il mondo come e più della forza di gravità. Se è vero che l’amore è indecifrabile per definizione, nemmeno i suoi percorsi sono esplorabili tramite la logica. L’amore rende ciechi, sordi e muti proprio come le tre scimmiette. Rende ignari del mondo circostante, fragili e vulnerabili agli attacchi di chi il nostro amore, oggettivamente parlando, proprio non se lo merita. L’amore rende inutili i consigli degli amici e degli affetti più cari, di tutti coloro che scuotono la testa davanti alla follia e mettono una mano sulla spalla allo sciagurato malcapitato. Ma se è vero che i colpiti dai dardi di cupido galleggiano ad almeno dieci centimetri da terra ignorando fulmini e tempeste, nonché elefanti parcheggiati in salotto, è vero anche che appena si rimettono i piedi per terra la logica non ritorna a dominare. L’amore rende cattivi, egoisti, machiavellici. L’amore tradito, abbandonato, rifiutato, si ribella e soffia come un serpente a sonagli. Anche quando la logica vorrebbe sotterrare tutto e seppellire quel che è stato per iniziare a vivere di nuovo. Ma l’amore ci piace, proprio così com’è. Ci fa respirare, vivere, ci inonda i polmoni di ossigeno. Fa battere il cuore più forte, accende gli occhi, dà senso alla vita che inizia ad essere diversa da com'era prima. Già, come'era prima? Te lo ricordi? L’amore anelato, aspettato, litigato. Illogico. Tormentato. Oppure da favola. A+B+C non fa D. Ma non importa. Anzi, forse è meglio così. E’ così importante essere logici? Dare a tutto una casella da in cui inserirsi, un cartellino con su le istruzioni. Non si può, l’amore sfugge alle catalogazioni. Ma va bene esattamente così… l'ha scritto phoebe1976 | 22:54 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
martedì, marzo 18, 2008 Sharks
E di molto altro… Ps. Questo e molto altro lo trovate su Rotocalco. Non perdetevelo!!! l'ha scritto phoebe1976 | 14:09 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me
mercoledì, febbraio 06, 2008 Tette&Culo In genere io vado in palestra all'ora di pranzo. Dopo la lezione, per reintegrare le energie perdute, ci prendiamo dieci minuti di relax per mangiare tutti insieme e riprenderci dallo sbattimento post-fitness. Ma soprattutto per mangiare, a dire il vero. Niente di pesante, per carità. Tutte cose molto healty: insalatine, bresaola, macedonia & affini. Capirete bene la necessità di condire il lauto pranzo perlomeno con chiacchiere saporite, in genere parlando di logaritmi e massimi sistemi. Ecco, l'altro ieri ad esempio si parlava di tette. Sì, proprio di tette. L'argomento è scottante e complesso, si sa. Spinoso come minimo. Uomini e donne ne hanno opinioni così diverse da scatenare liti e crisi di gelosia, nonché il proliferare di yacht e Ferrari intestati a chirurghi estetici, sulla cui moralità ci sarebbe molto da dire. Che ne pensano i maschi? Le tette sono così determinanti? A giudicare dalla iconizzazione che se ne è fatta nel corso dei secoli e dagli sguardi che sono in grado di catalizzare, parrebbe proprio di sì. Ma come devono essere ‘ste tette? Stando al giudizio maschile, ci sono varie scuole di pensiero: Sotto la terza non è vero amore. Sono gli amanti del seno abbondante, quelli che più ce n'è meglio è. Drogati spesso dall'immaginario al silicone che le riviste e film porno offrono, secondo me questi soggetti si immaginano tette enormi che sfidano la forza di gravità a capezzolo eretto, quando invece la realtà è spesso molto diversa. La forza di gravità esiste, eccome. E quelle donne a cui Dio ha donato dalla quarta in su sono obbligate all’uso di reggiseni contenutivi e tiranti disegnati direttamente dai progettisti della NASA per evitare lo strabordamento verso la cintola. Forse questo particolare “tecnico” sfugge a molti maschietti attratti dall’idea della morbidezza, ma in certi momenti clou credo che salti subito all’occhio… Mi viene da pensare, magari esemplificando eccessivamente, che la passione per il seno spropositato richiami la maternità e la nostalgia per la figura materna e rassicurante. Ma mica tanto esteticamente gradevole. La coppa di champagne E’ un classico, no? “Il seno ideale è quello che può essere contenuto in una coppa di champagne”, recita chi se ne intende di fashion style. Di certo i canoni estetici dell’alta moda lo impongono e le riviste cd. di classe non fanno a meno di rimarcarlo. Molto divertente: le riviste patinate maschili esplodono di tette immense, quelle femminili di pialle. Anyway, molti uomini trovano bello ed elegante un seno piccolo ed androgino nonostante i luoghi comuni li vogliano invaghiti senza remore di maggiorate siliconate. Quale potrebbe essere il fondamento psicologico di questa preferenza? Omosessualità latente? Voglia di controllo? Senso estetico leggermente diverso dalla massificazione proposta dall’immaginario maschile? L'onesta via di mezzo Cioè la terza. Piena. Naturalmente il tutto dipende dalle proporzioni, dall’ossatura, dall’altezza, dall’armonia della figura, bla bla bla. Ma, parliamoci chiaro, in genere la terza sta bene a tutti. Un uomo equilibrato non può fare a meno di apprezzare una terza sfoggiata con stile. Ma, ahimè, non tutti gli uomini sono equilibrati. E le donne? Noi donne, che le tette ce le portiamo a spasso volenti o nolenti che ne pensiamo? Sono importanti? Oh, ma certo che sì. In utile starsela a cantare. Così importanti da farci nascere dentro paranoie, insicurezze e manie. La sindrome di Geppetto Trattasi di portatrici sane, senza evidenti tracce di tette nella parte anteriore del corpo. La donna in questione è consapevole di possedere (secondo rotocalchi e foto patinate) una carica erotica pari ad un ragazzino di 11 anni, ma cercano di supplire con metodi moderni, come l’oramai inevitabile (ed entrato nel costume) Wonderbra, ed antichi quali i famosi calzini strategici riportati in auge da una famosa pubblicità moderna nonché dalle simpatiche dichiarazioni di una piccola diva di casa mia. La donna piatta (o poco “dotata”) spesso si fa un cruccio dell’assenza di davanzale ed arriva a violentare il proprio fisico con protesi siliconate al limite del ridicolo (“Tanto che me lo rifaccio, lo voglio GRANDE”), ma più di frequente si rassegna alle prese in giro di amici e compagni consolandosi con la “comodità” pratica del seno piccolo. Tanto, poi, si sa: chi disprezza compra. La complessata Ha il seno grande e questo le genera una marea di problemi. Nel vestire, nel relazionarsi, nel vivere in generale. Lo maschera dentro maglie oversize. lo nasconde, in casi estremi lo fascia addirittura. Non si sente a suo agio e mette da parte i soldi per fare una drastica riduzione del seno. Ah, beh. Certamente sono problemi. Io, personalmente, non mi so rendere conto e perciò glisso. La maggiorata tronfia Ha un seno grande. Enorme. E se ne vanta. Non perde occasione per rimarcare la sua (evidente) fisicità, anche quando questa è fuori luogo. Non sa quasi parlare d’altro e non si rende conto di quanto possa rendersi odiosa e di quanto possa essere aberrante il pensiero delle sue tette che arrivano penzolando all’ombelico. E non tra 15 anni. ORA. Io, a dire il vero, le darei fuoco. ORA. Con un accendino. Come forse avrete intuito dalla mia “piccola” digressione e dall'opinione leggermente sottesa che vi aleggia, io di tette non è che ne abbia poi tante e così le mie amiche. Non che ne sia completamente sprovvista, per carità. Diciamo che anelo ad una terza, ma credo che non riuscirei a riempirla completamente nemmeno se ingrassassi dieci chili. In ogni modo mi accontento, ho altri punti di forza. Come il didietro, per esempio. Che, a guardare i risultati, alla fine funziona sempre. ![]() E grazie a tutti… l'ha scritto phoebe1976 | 23:51 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
venerdì, gennaio 04, 2008 Caro Stefano Mimosa... ...ti scrivo per dirti che un po’ è colpa mia. E’ vero. Mea culpa. In un momento di euforia per la rottamazione del 2007, ho inviato gli auguri a tutta la rubrica dimenticandomi nella gioia del momento di nascondere gli indirizzi mettendoli nel Bcc. Lo ammetto, caro Stefano, è stata una dimenticanza imperdonabile da parte mia. Ma sono svampita, è risaputo. A Natale c’ero riuscita a ricordarmene, ma si vede che tutte le mangiate che hanno depositato ciccia sulle mie chiappe sono andate ad incidere anche sulle mie connessioni neuronali. Succede. A mia discolpa c’è da dire che Gmail sarà anche la Ferrari delle caselle di posta elettronica, ma la mia ha l’irritante vizio di inserire in rubrica chiunque mi scriva e non sia classificabile come spam. Quindi va a finire che le mail di auguri le mando a cani e porci, ma di questo sono felice: gli auguri sono sempre graditi, no? Ma, in ogni caso, caro Stefano Mimosa (ammesso e non concesso che questo sia il tuo vero nome) questo non ti autorizzava di certo ad appropriarti degli indirizzi mail delle mie amiche (e solo delle donne, lo sottolineo) per importunarle inviando pedagogiche mail sull’uso del Bcc (alle più “fortunate”) oppure invadendo la loro privacy cercando notizie su di loro tramite Internet e cercando di attaccare bottone sfruttando le informazioni carpite alla rete. Che pensavi di fare, caro Stefano Mimosa o Gianni Glicine o Emanuele Papavero??? Di trovare la donna della tua vita? Di essere simpatico? Di essere bulo (ndr. figo in perugino), di essere un sacco divertente? No, perché non lo sei. Affatto. Non sei divertente. Non sei simpatico. Non sei bulo. Non sei nemmeno piacione, ma solo un poveraccio che non ha avuto nemmeno il coraggio di rispondere alla mia mail di richiesta spiegazioni. Guarda che nemmeno Raul Bova troverebbe la donna della propria vita molestandola, importunandola od invadendone la privacy sul web. Magari Brad Pitt sì, ma Raul Bova no. Regolati un po’ tu per il futuro. Ti è andata bene stavolta, caro Stefano Mimosa, perché sono riuscita a bloccare in tempo una mia amica che voleva denunciarti alla polizia postale. Ora, caro Fiorellino, ti lascio con un consiglio: fatti una vita tua e smetti di dare fastidio alla gente finché sei in tempo. Io, intanto, ti depenno dai contatti. Distinti saluti. Forse… l'ha scritto phoebe1976 | 00:19 | permalink | vita vissuta, femmine vs maschi, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me
sabato, dicembre 15, 2007 Nevrosi cicliche Alle donne dovrebbero essere concessi almeno due giorni di permesso extra al mese in occasione del ciclo.Dovrebbe essere un diritto costituzionalmente garantito. Lungi da me assecondare le teorie maschiliste che ritengono le donne schiave del ciclo mestruale e dei suoi malumori, nonché delle sue paranoie e frustrazioni. Però è innegabile. Noi donne in quei giorni lì siamo diverse, ognuna a modo suo. A me, ad esempio, scende di solito in maniera esponenziale la soglia minima di sopportazione oltre il quale comincio a trovare allettante e molto giusta l’idea di ripetere le gesta di Micheal Douglas in “Un giorno di ordinaria follia”. Tutto mi risulta meno tollerabile, anche quello che ho imparato ha controllare con corsi a dispense di training autogeno e forza di volontà a badilate. Uno sgarbo minimo. Una separazione momentanea, ma necessaria. Un telefono che fa le bizze nonostante le maledizioni ed i riti voodoo promessi alla Nokia. E quindi eventuali colleghi stronzi mi sembrano ancora un pochino più fetenti e la voglia di sganciargli un “Ma vaffanculo” sonoro, soddisfatto ed accorato su quel brutto grugno si fa più allettante. Soprattutto se provano ad incrociare la tua strada, se ti senti un’isola dell’Oceano Pacifico che sta per essere bombardata dagli esperimenti francesi ed in genere il tuo carattere ti imporrebbe di ucciderli tutti, farli a pezzi con una accetta e darli in pasto alle nutrie del Trasimeno (conoscete un modo migliore di far sparire un cadavere? Io no, le nutrie sono animali onnivori favolosi!) e invece sorridi. Ma quando la soglia si abbassa, cominci a chiederti se l’accetta entri o meno nella tua borsa di Carpisa. Ma perdonatemi, sono in quei giorni lì. Ti viene anche meno il self control che tiene ferma la tua lingua nei confronti di chi chiacchiera alle tue spalle, attribuendoti amanti, definendoti spaccafamiglie e pure mignatta. Mi sa che pure lo tsunami è colpa tua, mentre certamente l’inflazione crescente l’hai causata tu. Mi verrebbe voglia di fargli un fiocco alla lingua a chi chiacchiera senza sapere, inventando, ricamando e beandosi della mia vita, forse perché non ne hanno una loro che li possa soddisfare. Ma vaffanculo. Ma perdonatemi, sono in quei giorni lì. E poi c’è la macchina, fonte di irritazione quotidiana per chi come me macina chilometri a bizzeffe. Per esempio giusto ieri mattina una signora di una certa età, impellicciata e dotata degli occhiali da sole più grandi che abbia mai visto, alla guida di un SUV enorme mi ha tagliato la strada, mettendo il suo gran culone proprio davanti all’agile muso della mia 206 grigio Islanda all’andatura media di 30 km/h. Ora, a quest’andatura non le sarebbe dovuto risultare difficoltoso leggere il segnale (dotato di lampeggianti) posto 500 metri prima dell’ingresso in superstrada e che indicava “Direzione Firenze imbocco chiuso”. E invece, complici forse gli occhiali da sole, non solo non l’ha visto, ma ha pure preteso di fare inversione sulla rampa in 342 manovre bloccando tutto il traffico delle otto di mattina e, soprattutto, bloccando ME. Che in maniera amabile ho tirato giù il finestrino e le ho urlato: “Ehi, nonna!!! Guida una macchina che sai guidare la prossima volta, invece di ‘sto transatlantico puzzolente ed inquinante!!!” tra i fischi e gli applausi degli altri automobilisti. Sono una vera lady. Modestamente. Ma perdonatemi, sono in quei giorni lì. Con questo non voglio certo spezzare una lancia in favore di tutti quei maschietti che usano la scusa del ciclo mestruale per sminuire le donne o per dimostrare il loro essere schiave degli ormoni. Solo perché una donna porta avanti i propri diritti o non si lascia mettere i piedi in testa o, semplicemente, non sorride 24 ore al giorno non vuol dire che ha il ciclo, ma che magari ha un certo carattere. E no, non c’è bisogno che sghignazzando le chiediate: “Ma che ti sono tornate?” ad ogni accenno di nervosismo, ché in genere la parte arrogante del sesso maschile sa essere indisponente ben più di una scarica ormonale incontrollata. Non fate queste battutine, se non volete un'occhiata in grado di depilarvi le sopracciglia. Vorrei dire a tutti questi maschietti che non si dovrebbero preoccupare di quei giorni lì, ma ringraziare invece dei restanti 26/27 giorni al mese in cui il livello di tolleranza si alza nuovamente e noi donne riusciamo nuovamente a passare sopra alle cose, sorridere al capo bastardo, comprare i regali per i colleghi e tirare avanti la carretta. Giorno dopo giorno. Ringraziateci, và... l'ha scritto phoebe1976 | 20:28 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me, tg phoebe
domenica, dicembre 09, 2007 Voulez vous dancer avec moi? Dopo tanto tempo, con la complicità di alcuni amici e per colpa della promozione di un negozio che merita, ieri sera sono stata a ballare in discoteca.Ora, per i disattenti ed i neofiti del blog, ricordo che in giovine età mi sono pagata gli annosi studi universitari facendo la pr e che appena laureata sono andata in overdose da locali, che ho smesso quasi completamente di frequentare, se non in occasioni particolari. Mi sono divertita, sono stata benissimo coi miei amici, ho riso, scherzato e ballato fino alle quattro del mattino in totale allegria. Ma come sempre queste serate si rivelano per me grandi opportunità di studio della società italiana e della sua deriva incostante verso chissà non si sa. Ma niente di buono, secondo me, che mi ritrovo a guardare questi ggiovani con gli occhi di una vecchia zia zitella. Boys & Girls Ci sono delle ragazzine che fanno paura. Ma davvero paura. Vestite e truccate come una delle Pussycat Dolls in serata da acchiappo, con una malizia e un modo di fare sfacciato ed arrogante che assolutamente non i sono mai sognata di avere a vent’anni. Nemmeno a trenta, se per questo. Su di me l’insicurezza ha sempre regnato sovrana, ma non è questo il punto e poi non si stava parlando di me! Le ho viste occhieggiare e flirtare sicure, emule di Paris Hilton, con il cocktail in mano e pronte a darla via en passant come se niente fosse. Almeno all’apparenza, sul resto non posso giurarci. Da contr’altare i maschi twenty something li ho trovati per lo più spaesati. Qualcuno supertruzzo tamarro c’era, vestito con la canotta della salute bianca a coste su petto rasato (con la lametta rubata alla madre, probabilmente…), cappellino D&G e jeans sceso per far bella mostra dei boxer firmati. Che, tra l’altro, mi sa che non è più nemmeno di moda… Ma la massa l’ho trovata molto più normale, così confusa da tanto sfoggio di grazie femminili da non sapere dove infilare le mani e molto più interessati a scoprire il loro punto di non ritorno alcolico piuttosto che qualche intimità regalata e, spesso, svenduta. Special guest Alla festa di Capodanno della discoteca, a dividere crostini di salsa tartufata, lenticchie e panettone con gli avventori ci sarà un ospite amatissimo e speciale: Fabrizio Corona. Ai miei tempi a Capodanno potevi ritrovarti Gabriel Garko, Raul Bova e se c’avevi fortuna persino Alessandro Gassman. Ora Fabrizio Corona, un vero esempio di moralità, grazia e buoncostume per una intera generazione che non può certo essere ignorato. I suoi evidenti meriti sono sotto gli occhi di tutti. L’annuncio dello speaker sulla presenza di cotanto essere è seguito da un urlo di gioia generalizzato del pubblico pagante che mi fa inarcare il sopracciglio. E mi passa per la mente un solo pensiero: non voglio procreare se questi sono i risultati, meglio l’estinzione della specie. Ce la siamo proprio meritati. Usi e consuetudini Della Legge 160/2007 art. 6 comma 2 sulla distribuzione degli alcolici solo fino alle 2 di notte se ne strafottono tutti alla grande. Ci sono cartelli appesi, ma bar aperti fino alla chiusura. Tanto chi controlla?? Che sia una legge inutile, sbagliata e non efficace, studiata solo per tamponare un problema sociale come quello delle stragi del sabato sera e della stupidità di certa gente che si mette al volante ubriaca fradicia, non ci piove. Smettere di distribuire alcolici dopo le due è perfettamente inutile, specialmente se bar, autogrill e baracchini che vendono la porchetta possono continuare a farlo senza incorrere in sanzioni. Ma il problema della guida in stato di ebbrezza resta, ed i fatti di cronaca che quasi quotidianamente invadono i telegiornali lo dimostrano. E sì, lo so che l’avete fatto anche voi almeno una volta. Lo so bene. L’ho fatto anch’io, ed è andata bene, ma non è una giustificazione. Proprio no. Non ho l’età. Mi sembra chiaro, non c’ho più l’età per questi ambienti. Come ha giustamente affermato Alessia in un momento di forte criticità "Mi sento la zia di questi scalmanati", come se questo genere di trasgressione ci facesse oramai solo sorridere. Mi sono fatta un giro per il locale e proprio al tavolo che era del mio staff c’era una combriccola di ragazzini del mio paese che il giorno della mia laurea non dovevano aver ancora finito le scuole medie inferiori. Che impressione ricordarseli all’asilo coi pantaloni corti e ritrovarseli lì completamente sbronzi mi ha fatto una certa impressione. E dire che proprio a quel tavolo ho festeggiato i miei 23 anni insieme a tantissima gente. I miei amici avevano pure portato bottiglie extra di spumante e di superalcolici nascondendole sotto i cappotti per eludere i controlli della discoteca. Fu una serata bellissima, divertente, con tutti i miei migliori amici intorno. La maggior parte di loro fa ancora parte attiva della mia vita, ma quella Phoebe non esiste più. La ragazzina angosciata dall’esame di Procedura Penale si è trasformata nella donna di oggi, ma è stato bello strizzarle l’occhio ieri sera. Con un sorriso affettuoso… l'ha scritto phoebe1976 | 22:10 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
giovedì, novembre 22, 2007 Vivere una favola Da piccola ti raccontano le favole.In genere per dormire, ma anche per tenerti tranquilla. O, almeno, a me mia madre e mia nonna le raccontavano sempre, ed è forse per questo che sono uscita fuori così. Chissà se alle bambine di oggi si raccontano ancora. Le favole, dicevo... Nelle favole è tutto chiaro, nitido, senza sfumature, con una trama semplice e ben delineata. La principessa bella e buona, dolce e timorata, supera un tot di traversie inenarrabili tra cui spiccano fusi avvelenati, draghi dall'alito pestilenziale, maghi zozzoni e vecchiacce invidiose e foruncolose, per poi finire tra le forti braccia risolutrici e rassicuranti del principe azzurro. Di certo un discreto paio di bicipiti, niente da dire. Poi, non essendoci i PACS all'epoca (e nemmeno ora, qui nella cattolicissima Italia), la principessa bella e buona ed il principe azzurro convolano a giuste nozze, con tanto di svolazzamento di piccioni, petali di rosa, campane in festa e vestito bianco immacolato da verginella doc (e non sghignazzate, è una favola, quindi può starci!), il tutto condito con una colonna sonora mieloso-festosa e da campanacci attaccati alla carrozza, che parte verso lidi lontani e verso la felicità eterna. Segue scena che si chiude a cuore con un happy end sbriluccicoso. E giù il sipario. Ora, ammesso e non concesso che si possa arrivare ad ammettere che esista la persona giusta, il famigerato Mr. Right e che si riesca ad incontrarla, perfino. E per assurdo ammettiamo che lui, sì proprio il lui che ci fa battere il cuore fortissimo, si innamori di noi. Ecco, direte voi, a posto. Lei ama lui, lui ama lei. All you need is love. Happy end per tutti, piccioni, petali di rosa, sbriluccichini e campane in festa per tutti. Questo è quello che uno si aspetterebbe. MA NON E’ COSI’. Ma proprio quando nelle favole cala il sipario e parte …e vissero felici e contenti, nella vita vera siamo ancora al primo livello di difficoltà. Una volta incontrata la persona giusta c’è da lottare tutti i giorni. Un passo avanti ed uno indietro, in un balletto eterno di prendere e lasciare, di piccole sconfitte e grandi gioie. Non bisogna mai mollare la presa, far calare l’attenzione, dare l’altro per scontato. E’ assodato come il principe azzurro, appena tornato dal viaggio di nozze, abbia iniziato una rovente tresca a tre con entrambe le sorellastre, relegando Cenerentola a pulire i pavimenti attorniata da topini che ballano e cantano posseduti dallo spirito di Walt Disney e omaggiandolo soltanto di occasionali sveltine alla missionaria. Questo perché lei si è adagiata nel feticistico culto delle sue scarpette di cristallo tralasciando il resto. In poche parole, costruire un rapporto non è facile. E' una lotta quotidiana, una sfida con sè stessi e con la persona che si è scelto di avere davanti. Molto spesso si pensa che basti l’amore per farlo funzionare. Se c’è l’amore, c’è tutto. Anche se si discute, si urla persino. Un cerotto, forse due, e tutto torna (quasi) come prima. E domani è un altro giorno. Perché ci basterà l’amore. Ammesso che sia di entrambi. Ma a volte non basta, a volte i problemi che si generano sono troppo grandi, affogano l’anima in un mare di cose non dette, questioni non risolte, parole pronunciate a metà ce diventano giganti con i piedi d’argilla. Un calzino lasciato in giro, i piatti nel lavabo e si entra nel vortice delle recriminazioni. E in men che non si dica, la porta sbatte, le urla finiscono, rimangono i cocci. Chi l’avrebbe detto che il principe azzurro se ne sarebbe andato così, lasciando solo il mantello ancora da stirare? Eppure succede, succede anche quando le premesse c’erano tutte. Succede, succede spesso. Ma la colpa di chi è? Della società che ci rende piccoli egoisti incapaci di rinunciare alle nostre abitudini? O il principe azzurro non era tale? Mr. Right esiste o no? Siamo noi che idealizziamo i rapporti, cercando di plasmarli nella nostra mente fino a snaturarli dimenticandoci della persona che abbiamo accanto? O siamo solo creature innamorate dell’amore? Ed il destino? E se fosse solo colpa sua? O le favole non esistono, così come i sogni? In ogni caso, non svegliatemi… l'ha scritto phoebe1976 | 23:39 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
venerdì, novembre 16, 2007 L'amore è un sentimento sopravvalutato Amore, amore, amore.Se ne parla sempre, se ne racconta troppo. Romanzi di tutte le epoche hanno venduto milioni di copie, film e canzoni hanno fatto fortuna osannando ai quattro venti questo folle sentimento. Già prima dell’avvento della carta stampata, stornelli e cantastorie giravano l’Europa cantando le gesta di cavalieri innamorati della principessa promessa ad un altro. Eroine pure, cavalieri coraggiosi, amori impossibili, con il cruciale happy end niente affatto scontato ed i cuori degli ascoltatori palpitanti. I greci, prima ancora, si erano pure inventati un grazioso angioletto, tal infame Cupido, che se ne girava per il mondo sparando frecce magiche “innamoranti” a destra e sinistra. Come se innamorarsi fosse così facile, come se succedesse così, da un momento all’altro. Come se esistesse l’amore a prima vista. Love at first sight. Sì, certo. Panzane. Amore. Tutto parla dell’amore, lo mette al centro della vita come se non si potesse vivere senza. Forse perché vende, la gente vuole crederci, avere una speranza. Un sentimento sovrastimato, è fuori d’ogni dubbio. Della cui esistenza reale non esiste prova provata. L’amore vende, fa comprare, fa girare l’economia. Questo lo sanno tutti, anche i meno maliziosi. Non per niente nelle pubblicità si fa ampio ricorso ai temi dell’innamoramento, della passione, dell’amore in soldoni. Persino il più famoso dei cioccolatini si chiama “Bacio”, proprio per richiamare l’attenzione sul nesso cioccolato/amore. O (magari), richiama semplicemente il sesso. Che, rimanga in confidenza tra di noi, fa vendere ben più dell’amore platonico… Ah, che geni i creativi della Perugina del tempo che fu, avevano già capito tutto… Ma che cos’è ‘sto tanto sbandierato AMORE? I più cinici tra gli esseri umani lo chiamano mera necessità di affiliazione, desiderio di accomunarsi a qualcuno, necessità dell’animale-uomo di non essere solo ad affrontare il burrascoso viaggio della vita. Insomma, si sa che vivere non è facile, mandare avanti la barchetta da soli non è molto facile ed allora perché non essere in due a remare? Di sicuro ci si sente meno infelici e soli, ed allora… ecco qui l’amore! Poi, dal punto di vista sociale, è indispensabile uscire dal guscio del proprio isolazionismo e creare gruppo familiari che facciano andare avanti la società nei secoli dei secoli. Per questo alle donne viene inculcato il mito maschilista del principe azzurro, perché si aggreghino e procreino! E quindi, quale miglior specchietto per le allodole dell’amore? E brave le allodolole a crederci!!! E il sesso? Dove lo mettiamo il sesso? L’attrazione fisica, quella fulminante, che parte dal basso ventre e vi impedisce di ragionare? L’irrazionale voglia di strappare i vestiti alla persona che vi sta davanti, a lottare per poterla avere e “sopraffare” fisicamente, dove la mettete? E la necessità del possesso, sia fisico che mentale? La smania, la bramosia che ci accomuna alle bestie? E’ amore questo? Che poi, ad analizzare bene i sintomi delle persone che dicono di esserne stati folgorati, l’amore assomiglia più ad una malattia che ad un sentimento puro e semplice. Allora, magari, la risposta è semplice: l’amore è una malattia psicosomatica che affigge quelle povere personalità che non sanno bastare a sé stesse. Analizzando i vari casi, l’amore dovrebbe provocare tutta una serie di problematiche più o meno gravi: - cardiaci (batticuore, aritmia, dolore al petto) - alla vista (vedere il mondo rosa non è normale) - ormonali (no comment...) - gastrici (inedia, inappetenza, vuoto allo stomaco) - cerebrali (stato confusionale perenne, sbalzi umorali, occhio sbarrato, sguardo vuoto. E poi vi sembra normale vedere pigolare al telefono una persona che pensavate integerrima?) Ecco, la risposta è questa al quesito più vecchio del mondo: l’amore è una malattia. Ora è tutto chiaro, cristallino. Mi rimane solo un inquietante interrogativo. Vorrei solo sapere come ho fatto a prenderla… l'ha scritto phoebe1976 | 01:17 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me, dillo a phoebe
giovedì, ottobre 18, 2007 Ugly Phoebe Da piccola ero una bambina spettacolare. Bella, bellissima, col viso da bambola e due immensi occhi marrone scuro. Il tutto incorniciato da capelli marroni lisci e lucidi. Davvero una bambina stupenda, così bella che le mie foto troneggiavano allegre dalla vetrina del fotografo del paese. Non c'era signora che non trovasse irresistibili le mie guanciotte e che non si avvicinasse per pizzicarmele. Non è che sia molto piacevole, credetemi. In camera mia c'è un bellissimo ritratto di me a quattro anni: occhioni marroni enormi e sgranati, caschetto castano, ovale perfetto ed una espressione di dolce stupore per la vita. Poi ho iniziato a crescere. Mi sono spuntati dal nulla tre nei abbastanza grossi sul viso: interessanti dice qualcuno, da Strega Bacheca dico io. Ora me ne sono rimasti due, ché quello sulla fronte in preda ad un folle momento di anarchia ha iniziato a crescere in maniera esponenziale ed è finito eliminato da un pronto dermatologo dal bisturi veloce negli anni ’90. Tutta l’operazione mi ha lasciato in dono una femminile e graziosa cicatrice sulla fronte che spero finirà presto inglobata dalle rughe d’espressione. Crescendo, oltre al trauma dell'ingresso alla scuola media con tutte le paranoie derivate dalla crescita e dalla mancanza (cronicizzata) di tette, i miei genitori con l'ausilio dell'aguzzino per eccellenza, Sua Maestà il Dentista, hanno pensato bene di fornirmi di un aggeggio molto utile per l'autodifesa, in quanto capace di allontanare molti maschi: l'apparecchio fisso ai denti. Già le scuole medie sono orribili e frustranti, sorridere ed assomigliare al boscaiolo di latta del Mago di Oz non è che le migliori esageratamente. Tanto per completare adeguatamente una adolescenza traumatica, all'improvviso il primo anno delle superiori (che come i più attenti ricorderanno grazie ai miei vigili genitori si sono svolte al riformatorio) mi è drammaticamente calata la vista. Et voilà! Un bel paio di occhiali. Ora, capite bene che l'accoppiata apparecchio + occhiali mi ha causato diverse crisi isteriche non controllabili. E se da un lato il mio carattere poco incline alla sottomissione e la capacità di passare i compiti senza essere beccata mi hanno tenuto alla larga dagli scherzi dei bulli, mi ricordo ancora il triste giorno della Festa delle Donne in prima superiore. Arrivò una delegazione di maschi con le mimose. Ah, che carini, che bel pensiero. Peccato che non fossero per tutte le "femmine" della classe, ma solo per le più carine. Va da sé che non ce n'era per me. A dirlo ora mi sembra sciocco, ma la cosa mi fece male. Malissimo. Mi sentii, se possibile, ancora più sgorbietto. E poco serve ricordare ora che le "più carine di allora" sono diventate dei baracconi allucinanti e che da quei "maschi" così poco sensibili ora sbaverebbero per avere un appuntamento con me, ma che io non accetterei nemmeno per compassione: io, nel profondo della mia mente, davanti alla specchio mi vedo sempre come quella ragazzina orrenda, molto più simile ad Ugly Betty (oddio, c’avevo pure la frangia come lei…) che al ritratto che troneggia in camera mia. Poco importa se l'apparecchio mi ha raddrizzato i denti a coniglio, se gli occhiali sono stati sostituiti dalle lenti a contatto, se la palestra m'ha modificato il fisico, se ho imparato a truccarmi e vestirmi in modo da valorizzare il mio aspetto. Mi sento sempre in quel modo. E mi trovo sempre meravigliata ed un po' a disagio quando un uomo si interessa a me, quando il piacione di turno tra tutto il mazzo di donne presenti in una stanza pesca proprio me. Mi schernisco se mi arriva un complimento, anche disinteressato e mi vedo sempre con qualcosa fuori posto (spesso un rotolino qua e uno là…). Perché, perché io? Sono sto catorcio! Oppure no… l'ha scritto phoebe1976 | 01:20 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
mercoledì, agosto 29, 2007 Ex - Voto Il mio paese ha delle dimensioni ridicole. Eppure, può capitare di non incontrare una persona per anni, per poi trovarsela davanti così, all’improvviso, al supermercato. E magari hai in mano un pacco di assorbenti. Ed è così che oggi ho incontrato un mio ex. No, fermi. Non immaginate scenari erotici tra gli scaffali delle merendine. E nemmeno liti furibonde con lancio di lattine di pelati. Non è quel genere di ex. Trattasi di un ex antidiluviano, i cui possibili reati sono abbondantemente caduti in prescrizione ordinaria. E’ stato quel genere di fidanzatino che ti viene a prendere la domenica pomeriggio con la macchina sportiva tirata a lucido per andare a fare una passeggiata e che ti riporta a casa per cena. Quel genere di fidanzatino con cui passi un’ora a baciarti in macchina e stop. Finisce tutto lì. Non c'ho nemmeno fatto mai sesso, immaginatevi voi. E per di più era accompagnato da moglie e prole, un bambino tondo e castano che avrà avuto 3 anni circa. Ah, buono a sapersi. Lei è la tipa per cui mi ha lasciato, su cui riversai tutto l’odio di cui è capace una adolescente, con tanto di creazione da parte della comitiva di epiteti ed improperi a carico della malcapitata. Che, ovviamente, era più brutta, grassa e scema della sottoscritta ma, sicuramente, (qualcosa me lo suggeriva) parecchio più maiala. Ed ora eccoli lì, alla cassa del supermercato giusto in fila davanti a te. Evitare il contatto proprio non si può. Scappare nemmeno. Ma forse nemmeno ne ho voglia. E allora eccomi qui, con la confezione di assorbenti in mano, quando accade l’imprevedibile. Lei mi guarda, mi riconosce, mi sorride e attacca bottone garrula. Mi informa sul pupo (che nel frattempo ha divelto un paio di espositori vicino alla cassa senza che i suoi genitori aprano bocca), sulle vacanze, sul tempo e se non arrivava il suo turno anche di politica e massimi sistemi. Tranquilla e serena. Forse perché anche per lei i miei reati sono caduti in prescrizione? O magari è che sente di aver vinto? Non lo so e non mi interessa, quel che mi ha sconvolto è stato l’atteggiamento della coppa. Lui. Non ha alzato mai gli occhi, troppo impegnato ad osservarsi le scarpe prima, ed a mettere la spesa sul nastro trasportatore poi. Non solo non mi ha rivolto la parola, ma non mi ha nemmeno salutata. Nemmeno con un cenno del capo o, che ne so, con gli occhi: niente. Forse per lui la prescrizione non è intercorsa. O magari, ho pensato poi, s’è reso conto che tutti i capelli che ha perso l’hanno abbandonato a causa di una maledizione che gli ho tirato io. Per scherzo, ovviamente. Forse. Hanno pagato, se ne sono andati. Lei mi ha salutato, il bimbo mi ha tirato un bacio su ordine della madre. Lui non ha alzato lo sguardo, ha preso i sacchetti e s’è avviato all’uscita. Inutile dire che ci sono rimasta male. Insomma, per me lui è un bel ricordo, fa parte di una Phoebe che non esiste più, ma che mi fa nascere un sorriso in volto se mi torna in mente. Una bella età, spensierata e dai sentimenti forti, contrastati e contrastanti. Perché si sarà comportato così? Ha fatto bene? E’ giusto cancellare dalla propria vita una persona che ha fatto un pezzetto, magari piccolo, di strada con te? E’ giusto davvero? Ha senso portare rancore o dimostrare una così fredda e studiata indifferenza? Oppure, lui è nel giusto ed è stato solo rispettoso della sua lei? Non so, ma lei non mi è sembrata bisognosa di protezione. E poi queste sono sciocchezze da cavaliere senza macchia che non esistono più. Si smette mai di essere ex? Intanto, dopo aver pagato mi sono avviata pensierosa alla macchina e li ho visti caricare la spesa. l'ha scritto phoebe1976 | 00:24 | permalink | vita vissuta, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
giovedì, agosto 23, 2007 Nonsense …c’è gente che prende il cono alla gelateria artigianale e poi invece di leccarlo lo mangia col cucchiaino di plastica. Ci gira tutto intorno, riempie il cucchiaino e poi se lo porta alla bocca. Con compostezza e distacco da lord inglese in pensione, per carità. Perché? Perchè? Non capisco… se c’è una cosa davvero bella, che regala soddisfazione e ti fa sentire libero, è leccare il gelato in una bella giornata di sole, specie in primavera quando andare a mangiare il gelato profuma di promessa estiva. Sentire la sua consistenza fredda e granellosa sotto la lingua. Vuoi mettere una bella slinguazzata al gelato, alla ricerca urgente della parte sciolta che finisce per inzaccherare il tovagliolo con cui hai avvolto il cono e quindi la manica? Perché usare un intermezzo di plastica? Paura di allusioni sessuali nemmeno troppo implicite? Ah, allora... …capisco le esigenze corporali, capisco che con l’età aumentino. Ma non capisco come un numero esagerato in percentuale di uomini si fermino nelle piazzole di sosta, nelle corsie di emergenza o semplicemente agli angoli delle strade di campagna (dove io abito) per fare la pipì. …tutti odiano Lucignolo, Melita e lo stormo di tornisti, residui del GF e compagnia cantante. Nessuno guarda ‘ste cose, tutti le ritengono spazzatura. Nessuno compra i giornali di gossip, nemmeno d’estate, perché sono tutte schifezze vuote. …capisco le code in autostrada a causa di lavori, incidenti più o meno gravi, processioni o attraversamento animali. Davvero, capisco tutto. Ma i cd. rallentamenti in autostrada proprio non li capisco. Sono perplessa dal mondo intorno a me. E poi sono io quella illogica… l'ha scritto phoebe1976 | 19:17 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
sabato, luglio 07, 2007 Lo smembramento del principe azzurro Ci cresciamo fin da piccole, noi donne, con questa malsana idea. Tutte le favole che la mamma premurosa ci leggeva erano impostate tutte allo stesso modo: lei in pericolo e/o infelice e vessata, lui risolutore che arriva sguainando la spada (fine metafora?) a risolverle la vita in un battibaleno, mentre il cielo si sciolglie in un happy end garantitto Disney. E vissero insieme felici e contenti. Ora, a parte il leggero anacronismo di tutta la questione, mi sento di sottolineare l'ovvio: perchè? Perchè ? Perchè fissarsi nell'utopica ricerca e non accontentarsi di un uomo senza calzamaglia? Ammesso e non concesso che geneticamente e anche culturalmente l'esistenza del principe azzurro sia possibile, cosa fa pensare ad ogni singola pulzella che il calzamagliato soggetto desideri e finisca per impalmare solo e soltanto lei? Inoltre, siamo sicure che il principe azzurro una volta sceso da cavallo non voglia le pantofole calde e gli stivali sporchi di fango lucidati come argenteria tardo-ottocentesca? Anche dando per postulata la sua esistenza, non è possibile matematicamente che esista un numero così esagerato di principi azzurri che possa arriviare a coprire le richieste. Secondo le statistiche ed i censimenti, non ci sono nemmeno uomini normali in numero sufficiente figuratevi principi azzurri. Da qui si dipana uno sconcertante scenario. Se da un lato centinaia (se non migliaia o milioni) di donne deluse reclamano la loro favola con tanto di happy end certificato ISO 9000, dall'altra si apre un mercato potenzialmente immenso. Fior fiore di ingegneri genetici bio-molecolari e via discorrendo (che volete da me, che ne posso sapere? Io ho fatto giurisprudenza!?) potrebbero creare il prototipo ideale in gradi di soddisfare qualunque donna grazie ai potenti mezzi della scienza moderna e l'uso eretico di celllule staminali. Se fosse possibile, quali sarebbero le caratteristiche del Sig. Principe Azzurro? - alto Ora, se tutto questo vi sembra poco... l'ha scritto phoebe1976 | 22:38 | permalink | vita vissuta, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me
lunedì, maggio 21, 2007 Wannabe Leggo. Con voracità. Qualsiasi cosa. Così, nonostante la mia scarsa propensione per manuali di auto-aiuto, saggi pret-à-porter e libercoli miracolosi, mi sono fatta convincere da una mia amica a bermi tutta d’un fiato un’interessante pubblicazione di Giulio Cesare Giacobbe: “Come diventare bella, ricca e stronza”. In fondo, capirete, 124 pagine non è che siano un monte insormontabile. Così mi sono buttata, complice una giornata passata a costruire scampoli di abbronzatura estiva. Anche perché la seconda di copertina lo definisce pomposamente come una sorta di “Principe” di Machiavelli (mica pizza e fichi) ad uso e consumo delle donne, capace di rivelare cosa gli uomini davvero vogliono e come tenersi il partito dei propri sogni. Addirittura? Cavolo! Come perderselo? Apro una parentesi: questo libro me l’hanno prestato e costa € 12,00. Visti i prezzi dei libri, credo che cambierò presto vizio e inizierò a sniffare. Leggere costa troppo. Davvero. E non ci sono promozioni o sconti che tengano. Ce l’avete il numero di uno spacciatore? Ma torniamo a noi. Il libro parte bene, benissimo. Di divide in tre parti, correttamente divise in come diventare: - bella – ricca – stronza. La più corposa ed interessante è la prima parte, molto divertente e sarcastica. Da essa emerge a chiare lettere la professione reale dello scrittore: lo psicologo. Essere belle? Si può, tutte possiamo esserlo. Che problema c’è? Basta che cominciamo finalmente a credere in noi stesse, superando gli stereotipi e le fisime che noi stesse in quanto genere femminile ci siamo imposte ed abbiamo reso celebri ed inarrivabili attraverso le riviste patinate e la moda. Mmmm… ma a imporre questi modelli sono state le donne o gli stilisti gay? Ok, non importa, non tergiversiamo. Taglia zero? Macché, all’uomo non importa. Sedere station wagon? Sciocche, all’uomo piace proprio così! Complessate dal seno piccolo? … … Vabbè, non è che a tutto ci sia un rimedio, non siamo in un film americano degli anni cinquanta… accontentatevi, donne! Alla fine, insomma, ogni donna è bella se si crede bella, se sa riscoprire e rivalutare la propria sensualità sepolta viva dal femminismo sciocco fatto di reggiseno bruciati in piazza e di tentativi di omologarsi all’esser maschio. Una omologazione verso il basso, sia chiaro. Il luogo della bellezza, ci ricorda Giacobbe, non è il corpo bensì la mente. La vera bellezza è questione di autoimmagine: se crediamo di essere belle, automaticamente lo siamo. Ora, è sicuramente vero e provato che la sicurezza rende belli, valorizza e amplifica anche dove c’è poco da stare allegri. Però, sia chiaro, non fa miracoli. Anzi, nel caso della chiattona, ti rende un’icona. Una volta che vi sentite sicure di voi, è il momento di tirare fuori la libido che c’è in voi. Basta fare le educande, se vi volete tenere non un uomo qualsiasi, ma quello dei vostri sogni, dovete darvi da fare e diventare delle regine del Kamasutra. Ritrovare la seduttività delle donne di una volta, coperte di crinoline eppure arrapanti. Mignotte, ma con candore. Facile, no? Poi però il libro si perde in una serie di luoghi comuni così tremendamente comuni da risultare insopportabili persino a me. L’uomo? L’uomo è una creatura sempliciotta, intrappolata nella routine lavoro/sesso/cibo. Tutto il resto è noia. Il tradimento? Normale, normalissimo, nonché completamente avulso alla sfera dell’affettività. In fondo, fisicamente parlando, l’uomo produce miliardi di spermatozoi a botta, mentre una donna al massimo una coppia di ovuli al mese. Capite come sia logico per un uomo volare di fiore in fiore… non solo logico, naturale!!! Gli uomini vogliono solo una creaturina scema che li accondiscenda e gli faccia credere di essere meravigliosamente belli ed intelligenti. Insomma, una donna meno neuroni ha, meglio è. Ma è davvero così? Il libro è ovviamente scritto in chiave ironica, anche perché non è scritto da una zitella con le ruote, bensì da un uomo. C’è incomunicabilità tra i sessi, è vero. Confusione di ruoli. Gli uomini sono davvero tutti tori al pascolo alla ricerca sempre di nuove mucche da montare e pronti a scappare una volta finito il tutto? C’è solo questo? Tuttavia, l’ironia tanto sbandierata per tutte le 124 pagine non basta a compensare l’inconcludenza e la ripetizione vana dei concetti. Per non parlare della banalità con cui vengono trattate paranoie umane e canoniche differenze uomo/donna. Certamente riduttivo. Non posso dire che sia un’opera geniale, e certamente non è assimilabile al buon vecchio Niccolò, ma può essere certamente da spunto per una riflessione. Siamo tutti ossessionati dalla ricerca dell’altra metà della mela. Bramiamo una persona “perfetta” per noi e desideriamo esserlo noi stessi. Perfetti. Come la Barbie, come i protagonisti di Beautiful. Come Brad Pitt ed Angelina Jolie. Siamo ossessionati. Dimenticando la bellezza vera. E se questo libro, riscoprendo e ribadendo l’invenzione dell’acqua calda, può far riscoprire anche solo ad una donna (o ad un uomo, perché il complessato del nuovo millennio è proprio il sesso forte) la fiducia in sé stessa e la consapevolezza di esser bella anche con quel rotolino lì… ben venga! C’è da precisare che con me non ha funzionato. Ma, cari lettori voi lo sapete, io sono patologica. Forse per qualcuno do voi c’è ancora speranza… l'ha scritto phoebe1976 | 23:54 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me, caffetteria letteraria
mercoledì, maggio 16, 2007 Zona bikini E' arrivata la primavera. E' scoppiata all'improvviso. Cielo azzurro, aria pulita. Il gelsomino che fa le prove di fioritura là nell'angolo ovest del giardino. La lanetta dei pioppi che vaga nell'aria. La natura si tira a lucido, si sgranchisce le articolazioni e comincia ad allenarsi per la gran festa che presto arriverà: l'estate. Tutto deve essere pronto per allora: i fiori devono avere le corolle perfette dei colori più sgargianti, le cicale devono aver imparato la giusta melodia e l'aria deve tirar fuori la brezza più adeguata. Adoro questa stagione, così come adoro l'estate: i suoi colori, gli odori, ed anche il caldo. Aprire la finestra in piena notte ed essere investiti all'improvviso dall'odore dei tigli e delle ginestre fiorite su per la collina. Un odore che si mischia col profumo del caldo che deve venire, che ti invade la camera e ti ricorda un amore lontano, mentre una rana gracida solitaria lontana, laggiù in riva al lago. L'odore delle notti estive. Ho sempre amato la bella stagione. Anche nei momenti più bui e difficili, mi ci vuole un attimo a trovare una valida ragione per vivere e cercare di essere felice. Ma allora, se è così, perché quest'anno sono meno galvanizzata che mai? Sarà l'età. Sarà che mi sento sola ed un po' abbandonata, appena uscita da "L'Incompreso" di Montgomery (libro che ha segnato per sempre generazioni e generazioni di bambini, considerato per me da bandire insieme alla favola di Peter Pan). Anche leggermente usata, tradita, incapace di valutare le persone, di scegliere in chi credere e a chi confidare le pene che mi porto dentro. Sciocca, per dirla tutta. Posso io riporre fiducia sempre e costantemente nei soggetti sbagliati? Nello stesso? Ripetutamente? E' da pazzi. Oppure da visionari, persi all'eterna ricerca di qualcosa che non c'è (smetti di cercare, Phoebe, non c'è!), di uno spessore d'animo che ti sembra di intravedere, ma invece è solo fuffa. E allora, con fatica, occorre archiviare quella persona nel faldone più sgangherato che hai e riporlo sullo scaffale del dimenticatoio, ultimo ripiano in alto a sinistra. Triste. Ma necessario. Per fortuna arriverà presto l'estate, preannunciata dalla grancassa della primavera pazzerella. E mi basta sdraiarmi sul dondolo in terrazza, guardando le punte dei pini che si allungano verso il cielo tinto d'arancio dal tramonto, per stare meglio. E sentirmi forte come quegli alberi del giardino, che hanno esattamente la mia età. L'estate è la mia stagione, starò meglio, già lo so. La amo in tutte le sue forme Tranne una. La fantomatica, temutissima e tanto odiata prova bikini. Tocca a tutte le donne e tutte, senza eccezioni, ne hanno timore. Anche le efebiche taglia zero tanto invidiate dalle altre donne del creato hanno un brivido al momento della prima "uscita" in costume. A parte il pallore invernale, a cui si può ovviare con un paio di lampade ben assestate, il problema è sempre il solito: quel rotolino lì. E anche quello là. E quello a destra. Ah, e poi la pancia. Ovvio. Questi sono problemi seri, serissimi. E non ridacchiate voi, maschi smaniosi di vedere centimetri di pelle in più. Anche voi dovreste preoccuparvi. Se è vero che l'uomo può esimersi più facilmente, esibendo in spiaggia la famosa camicetta hawaiana copri-panza mimetica per le maniglie dell'amore, prima o poi toccherà anche a voi infilarvi nel costume. Non sarà uno slippino minimal, magari sarà un boxer fino alla caviglia, ma prima o poi vi toccherà. E allora pure voi piangerete. E, occorre precisarlo, le più cattive sono proprio le donne. Riescono a notare e malignare su quel mezzo centimetro in più che ha la tipa stesa due asciugamani più in là, hanno il radar per le rughe e le smagliature e sono implacabili con i loro simili, annotando scrupolosamente differenze (in negativo) con l'anno precedente. Molto dle terrore per la prova bikini risiede nel giudizio delle altre donne. I maschi, si sa, sono facilmente ingannabili. Bastano un paio di tette sopra la terza e anche se una ha una grattugia sulle chiappe nemmeno lo notano lontanamente, ipnotizzati da tal vessillo pseudo-materno. Così esce fuori che, come al solito, noi donne ci facciamo del male da sole. Ci inventiamo stereotipi inarrivabili, macinando chilometri di corsa, miliardi di addominali e trangugiando schifezze tremende. Tutto nella nostra testa. A gli uomini importerà davvero? Ma tant'è, siamo in ballo e dobbiamo ballare. Siamo a maggio ed il clima è ancora incerto. Siamo ancora in tempo per una dieta lampo. Sui giornali ce ne sono bizzeffe. Una dieta per noi. Risolutiva. Miracolosa. La dieta del minestrone, della frutta, sbilanciata, della vodka, a blocchi, da zona (oramai iper-conosciuta ed entrata nei modi di dire), della sera. Riviste, dietologi improvvisati e santoni di tutte le risme riescono a tirar fuori tabelle e ricette al limite dell'umano. In genere sono tutte drammaticamente INUTILI. Posticce, fasulle, dannose persino. Tutte tranne una, quella che spero di riuscire a seguire presto io. Brevettata da Kerry McCloskey, è già un must negli USA dove, si sa, la ciccia ed il junk food sono di casa. La dieta miracolosa è spiegata esaurientemente nel suo libro "The Ultimate Sex Diet": niente più esercizi in palestra, sudore grondante sul tappetino, sollevamento pesi. Il metodo migliore per dimagrire è... fare sesso. Considerando che fare mezz'ora di sesso fa bruciare 200 calorie, perché morire dalla fatica in palestra quando un corpo tonico e snello lo si può avere con piacere e facilità? Perché pagare un personal trainer quando c’è il vostro patner? Secondo la McCloskey, per un corpo da urlo basta fare sesso dalle tre alla cinque volte al giorno, raddoppiando la dose nei fine settimana. Il libro consiglia anche interessanti posizioni “bruciacalorie” come ad esempio la famosa Let’s crazy, in cui lei mette le ginocchia sulle spalle del patner, Ma anche i meno ardimentosi potranno arrivare pronti alla temuta prova bikini, anche se fanatici della posizione del missionario. Basta applicarsi. Innovativa, ma allo stesso tempo vecchia come il mondo. Magari non farà nulla, non perderemo quel rotolino lì, ma perchè non provare? Certamente, molto meglio del minestrone… l'ha scritto phoebe1976 | 00:04 | permalink | vita vissuta, sick sad world, femmine vs maschi, doveva succedere proprio a me | ||||||||||||||||