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martedì, marzo 18, 2008
Sharks
E di molto altro… Ps. Questo e molto altro lo trovate su Rotocalco. Non perdetevelo!!! l'ha scritto phoebe1976 | 14:09 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me
mercoledì, gennaio 30, 2008 Voting days Io ho un pessimo carattere.Lo dicono in tanti, la maggioranza della gente che conosco in ogni caso. Poi magari mi vogliono bene, ma questo è un altro discorso. Ho un pessimo carattere, è assodato. Zero diplomazia. Zero ruffianaggine. Zero lecchinaggio. Totale incapacità di stare zitta. Alle medie avevo una professoressa di matematica idiota e presuntuosa. Ogni volta che spiegava i problemi alla lavagna immancabilmente il risultato era diverso da quello indicato nel libro e lei, odiosa, tirava una riga nel libro e affermava tronfia: "E' un errore di stampa!". Tutti annuivano come un branco di pecore al pascolo nella verde Irlanda, sillabando Beee beeee mentre io dall'ultimo banco alzavo la manina e una volta presa la parola la sbugiardavo con un "A me torna" ed un sinistro brillio negli occhi. Gelo in classe. Sguardi di fuoco dell'insegnante colpita ed affondata. Ovvio cazziatone a mia mamma il giorno dei colloqui. Sua figlia è ingestibile. E non solo perché mettevo la gomma da masticare tra i capelli di quella del banco davanti che aveva le tette grosse. Non è che crescendo io sia migliorata, anzi. Manco per niente. Sia nei rapporti interpersonali che lavorativi ho la fame di "rustica" (per dirla alla perugina), di una con la lingua lunga che proprio zitta non ci riesce a stare nemmeno quando va contro i suoi interessi. Non per niente all’esame di maturità trattai male il commissario di matematica incompetente e sosia pervertito di Michele Placido, riuscendo ad incassare un deludente 58 invece del dovuto 60. Ma gliel’ho cantate, eh. Puttaniere. Per non parlare dell’Università, in cui il mio mal tollerare l’essere considerata un numerino qualunque da professori boriosi che consideravano la cattedra come la quinta o sesta attività della loro vita e per questo assolutamente marginale e irrilevante. Ma, badate bene, è solo un caso che abbia rigato la Porsche del mio stronzissimo professore di Procedura Penale. Un caso fortuito. Passavo di lì. Ora, a 32 anni suonati, ho imparato a mordermi la lingua biforcuta ed a incanalare la rabbia con la fitboxe e la corsa. Imparare a dominare me stessa e la mia necessità di puntualizzare facendo la maestrina dalla penna rossa non è stato facile, ed infatti spesso e volentieri emerge anche contro la mia volontà. Tuttavia, per il vivere civile, evito “quasi” sempre la rissa. Ma non per questo sono meno pericolosa… Ecco perché vi consiglio caldamente di votarmi. E subito. ![]() Lo dico per voi… PS. Se vi chiedete il perché della foto… vabbè, ve lo spiego un’altra volta!!! l'ha scritto phoebe1976 | 21:46 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, normale amministrazione, tg phoebe
venerdì, gennaio 04, 2008 Caro Stefano Mimosa... ...ti scrivo per dirti che un po’ è colpa mia. E’ vero. Mea culpa. In un momento di euforia per la rottamazione del 2007, ho inviato gli auguri a tutta la rubrica dimenticandomi nella gioia del momento di nascondere gli indirizzi mettendoli nel Bcc. Lo ammetto, caro Stefano, è stata una dimenticanza imperdonabile da parte mia. Ma sono svampita, è risaputo. A Natale c’ero riuscita a ricordarmene, ma si vede che tutte le mangiate che hanno depositato ciccia sulle mie chiappe sono andate ad incidere anche sulle mie connessioni neuronali. Succede. A mia discolpa c’è da dire che Gmail sarà anche la Ferrari delle caselle di posta elettronica, ma la mia ha l’irritante vizio di inserire in rubrica chiunque mi scriva e non sia classificabile come spam. Quindi va a finire che le mail di auguri le mando a cani e porci, ma di questo sono felice: gli auguri sono sempre graditi, no? Ma, in ogni caso, caro Stefano Mimosa (ammesso e non concesso che questo sia il tuo vero nome) questo non ti autorizzava di certo ad appropriarti degli indirizzi mail delle mie amiche (e solo delle donne, lo sottolineo) per importunarle inviando pedagogiche mail sull’uso del Bcc (alle più “fortunate”) oppure invadendo la loro privacy cercando notizie su di loro tramite Internet e cercando di attaccare bottone sfruttando le informazioni carpite alla rete. Che pensavi di fare, caro Stefano Mimosa o Gianni Glicine o Emanuele Papavero??? Di trovare la donna della tua vita? Di essere simpatico? Di essere bulo (ndr. figo in perugino), di essere un sacco divertente? No, perché non lo sei. Affatto. Non sei divertente. Non sei simpatico. Non sei bulo. Non sei nemmeno piacione, ma solo un poveraccio che non ha avuto nemmeno il coraggio di rispondere alla mia mail di richiesta spiegazioni. Guarda che nemmeno Raul Bova troverebbe la donna della propria vita molestandola, importunandola od invadendone la privacy sul web. Magari Brad Pitt sì, ma Raul Bova no. Regolati un po’ tu per il futuro. Ti è andata bene stavolta, caro Stefano Mimosa, perché sono riuscita a bloccare in tempo una mia amica che voleva denunciarti alla polizia postale. Ora, caro Fiorellino, ti lascio con un consiglio: fatti una vita tua e smetti di dare fastidio alla gente finché sei in tempo. Io, intanto, ti depenno dai contatti. Distinti saluti. Forse… l'ha scritto phoebe1976 | 00:19 | permalink | vita vissuta, femmine vs maschi, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me
sabato, dicembre 15, 2007 Nevrosi cicliche Alle donne dovrebbero essere concessi almeno due giorni di permesso extra al mese in occasione del ciclo.Dovrebbe essere un diritto costituzionalmente garantito. Lungi da me assecondare le teorie maschiliste che ritengono le donne schiave del ciclo mestruale e dei suoi malumori, nonché delle sue paranoie e frustrazioni. Però è innegabile. Noi donne in quei giorni lì siamo diverse, ognuna a modo suo. A me, ad esempio, scende di solito in maniera esponenziale la soglia minima di sopportazione oltre il quale comincio a trovare allettante e molto giusta l’idea di ripetere le gesta di Micheal Douglas in “Un giorno di ordinaria follia”. Tutto mi risulta meno tollerabile, anche quello che ho imparato ha controllare con corsi a dispense di training autogeno e forza di volontà a badilate. Uno sgarbo minimo. Una separazione momentanea, ma necessaria. Un telefono che fa le bizze nonostante le maledizioni ed i riti voodoo promessi alla Nokia. E quindi eventuali colleghi stronzi mi sembrano ancora un pochino più fetenti e la voglia di sganciargli un “Ma vaffanculo” sonoro, soddisfatto ed accorato su quel brutto grugno si fa più allettante. Soprattutto se provano ad incrociare la tua strada, se ti senti un’isola dell’Oceano Pacifico che sta per essere bombardata dagli esperimenti francesi ed in genere il tuo carattere ti imporrebbe di ucciderli tutti, farli a pezzi con una accetta e darli in pasto alle nutrie del Trasimeno (conoscete un modo migliore di far sparire un cadavere? Io no, le nutrie sono animali onnivori favolosi!) e invece sorridi. Ma quando la soglia si abbassa, cominci a chiederti se l’accetta entri o meno nella tua borsa di Carpisa. Ma perdonatemi, sono in quei giorni lì. Ti viene anche meno il self control che tiene ferma la tua lingua nei confronti di chi chiacchiera alle tue spalle, attribuendoti amanti, definendoti spaccafamiglie e pure mignatta. Mi sa che pure lo tsunami è colpa tua, mentre certamente l’inflazione crescente l’hai causata tu. Mi verrebbe voglia di fargli un fiocco alla lingua a chi chiacchiera senza sapere, inventando, ricamando e beandosi della mia vita, forse perché non ne hanno una loro che li possa soddisfare. Ma vaffanculo. Ma perdonatemi, sono in quei giorni lì. E poi c’è la macchina, fonte di irritazione quotidiana per chi come me macina chilometri a bizzeffe. Per esempio giusto ieri mattina una signora di una certa età, impellicciata e dotata degli occhiali da sole più grandi che abbia mai visto, alla guida di un SUV enorme mi ha tagliato la strada, mettendo il suo gran culone proprio davanti all’agile muso della mia 206 grigio Islanda all’andatura media di 30 km/h. Ora, a quest’andatura non le sarebbe dovuto risultare difficoltoso leggere il segnale (dotato di lampeggianti) posto 500 metri prima dell’ingresso in superstrada e che indicava “Direzione Firenze imbocco chiuso”. E invece, complici forse gli occhiali da sole, non solo non l’ha visto, ma ha pure preteso di fare inversione sulla rampa in 342 manovre bloccando tutto il traffico delle otto di mattina e, soprattutto, bloccando ME. Che in maniera amabile ho tirato giù il finestrino e le ho urlato: “Ehi, nonna!!! Guida una macchina che sai guidare la prossima volta, invece di ‘sto transatlantico puzzolente ed inquinante!!!” tra i fischi e gli applausi degli altri automobilisti. Sono una vera lady. Modestamente. Ma perdonatemi, sono in quei giorni lì. Con questo non voglio certo spezzare una lancia in favore di tutti quei maschietti che usano la scusa del ciclo mestruale per sminuire le donne o per dimostrare il loro essere schiave degli ormoni. Solo perché una donna porta avanti i propri diritti o non si lascia mettere i piedi in testa o, semplicemente, non sorride 24 ore al giorno non vuol dire che ha il ciclo, ma che magari ha un certo carattere. E no, non c’è bisogno che sghignazzando le chiediate: “Ma che ti sono tornate?” ad ogni accenno di nervosismo, ché in genere la parte arrogante del sesso maschile sa essere indisponente ben più di una scarica ormonale incontrollata. Non fate queste battutine, se non volete un'occhiata in grado di depilarvi le sopracciglia. Vorrei dire a tutti questi maschietti che non si dovrebbero preoccupare di quei giorni lì, ma ringraziare invece dei restanti 26/27 giorni al mese in cui il livello di tolleranza si alza nuovamente e noi donne riusciamo nuovamente a passare sopra alle cose, sorridere al capo bastardo, comprare i regali per i colleghi e tirare avanti la carretta. Giorno dopo giorno. Ringraziateci, và... l'ha scritto phoebe1976 | 20:28 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me, tg phoebe
venerdì, dicembre 07, 2007 Il ritorno della Jihad - part 1 Il ventunesimo secolo è l’epoca delle dipendenze più o meno dichiarate.Va di moda avere una qualche dipendenza, tutti i VIP che contano ne hanno una. C’è chi dipende da un certo tipo di droga o di pillola miracolosa, chi dal bere e nemmeno se ne rende conto, altri dal sesso. O dalle scarpe. Ebbene, faccio outing pubblicamente: anch’io sono dipendente da qualcosa. Proprio come Kate Moss o la Britney Spears, anch’io ho una dipendenza. Sono una book-addicted. Una maniaca del libro. Malata. Dipendente. Intransigente. Insaziabile. Ora poi che sto scoprendo tutte le potenzialità di Anobii, è pure peggio. La stessa reazione che una donna normale ha in un negozio di scarpe, io ce l’ho in una libreria. Impazzisco letteralmente. Passo in rivista scaffali ed espositori, rovisto nei meandri più impervi, soppeso offerte ed edizioni diverse, spulcio opuscoli informativi, tempesto di domande i malcapitati commessi. Posso passare in libreria anche tre ore senza nemmeno rendermene conto, divertendomi come un bambino alle giostre, ignara del mio accompagnatore che magari sta morendo nell’angolo. Ho anche delle fisse assurde, come tutte le bravi menti criminali. La più sconcertante per chi mi accompagna in libreria è senza dubbio quella riguardante l’ordine dei libri che io ritengo più comodo e che tutte le librerie del mondo dovrebbero adottare. Alfabetico? No. Volgare! Per generi? Ma proprio no. Banale! Per colore della copertina???? Nemmeno! Io le librerie le vorrei ordinate tutte per casa editrice. Se una libreria non segue quest’ordine, mi si confonde il cervello, annebbia la vista e non riesco a comprare nulla. Bèh, proprio nulla nulla no… Qualcosina la compro lo stesso, che discorsi. Però senza soddisfazione, eh! E sono in grado di spendere cifre folli, acquistando tonnellate di libri. Anche perché, come tutti i bravi maniaci, io DEVO avere i libri in mio possesso, non posso certo accontentarmi di quelli di una biblioteca. Anche se in astratto mi piacerebbe e ne riconosco i fini ed i notevoli vantaggi sia economici che di spazio (casa mia è invasa in senso proprio tecnico dai libri), io non ci riesco. Mi sembra troppo intimo. Tant’è che raramente presto i miei libri, sottoponendo i malcapitati a tali indicibili torture psicologiche da fargli rimpiangere di non aver investito pochi euro nell’acquisto del volume del libro invece di chiederlo in prestito a me. Il MIO libro. Le commesse delle librerie della mia città mi conoscono bene, ormai. Appena entro nel negozio vedo i loro occhi accendersi di una luce sinistra e un sorrisetto accomodante spunta loro sul viso. Srotolano il tappeto rosso, vanno a fare il caffé e si mettono gentilmente a mia completa disposizione. Già, perché se è vero che io spendo in libri una fortuna, il rovescio della medaglia è che sono una rogna terrificante. Sono sempre in cerca di quel libro particolare, in quella edizione specifica, con quella determinata copertina. Inoltre, pretendo dai commessi una laurea in tuttologia e praticamente onniscenti in materie letterarie ed affini. Cosa che, francamente, con quello che si guadagna vendendo libri sia fuori portata per il proprietario. Infatti, il commesso medio della libreria in genere è una capra (con tutto rispetto per gli ovini, ovviamente) sottopagata e non un amante della lettura. Ti guarda con gli occhi porcini e reagisce ad una tua semplice domanda come se gli fosse stata rivolta in mandarino antico. Oppure inizia a sudare, si guarda intorno, annaspa, rotea gli occhi, gira la ruota e compra una vocale. In parole povere, guarda nel computer. Ho visto commesse della Feltrinelli simulare svenimenti di fronte all’insistenza delle mie domande uniteal mio piedino che batte insistentemente a terra ed al crack del loro server o a un bug del sistema. Ma anche le commesse della Giunti si difendono. Memorabile fu 5 anni fa, epoca in cui lo zio Chuck non era ancora diventato il fenomeno mediatico sputtanato a destra e manca che è ora, il mio tentativo di acquisto di un suo libro. Phoebe: ”Scusa, dove trovo Palahniuk?” CommessadellaGiunti stizzita: ”Mi dispiace. Noi i cd non li teniamo, abbiamo solo libri!” Phoebe:”Ma è uno scrittore…” C.d.G.: “Ah, sì? Mi ripete il nome?” Phoebe: “Palahaniuk” C.d.G. smanettando nervosamente sul pc:” Non esiste” Phoebe: “Ma come?” C.d.G.: “Vede? Non c'è. Non esiste... Ma come si scrive?” Phoebe: “P-A-L-A-H-N-I-U-K” C.d.G.: ”Non esiste” Phoebe: “…” C.d.G. scocciata: “Dove ha detto che va l’h?" Phoebe: “M’arrendo! Mi dia Wilbur Smith!!!” Proprio per questo la mia libreria preferita è un posto piccolo, ben tenuto, fornito ed amato. Non una di queste!!!! l'ha scritto phoebe1976 | 00:34 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me, caffetteria letteraria
lunedì, ottobre 29, 2007 Incatenati Da piccola mi arrivavano con una certa frequenza le cd. "Catene di Sant'Antonio". Povero Santo protettore degli animali... ma lui che c'entra??? Il nome deriva dalla abitudine abbastanza diffusa che consisteva nell'inviare per posta lettere ad amici e conoscenti allo scopo di ottenere un aiuto ultraterreno in cambio di preghiere e devozione ai santi. Negli anni '50 erano già molto diffuse lettere che iniziavano con "Recita tre Ave Maria a Sant'Antonio..." e proseguivano descrivendo le fortune capitate a chi l'aveva ricopiata e distribuita a parenti e amici e le disgrazie che avevano colpito chi invece ne aveva interrotto la diffusione. Avvolta nella leggenda metropolitana è la versione che circolava durante la prima guerra mondiale sotto forma di preghiera per la pace ed interpretata da ministri e funzionari di pubblica sicurezza come propaganda nemica da sopprimere. E forse la censura qui non avrebbe sbagliato di molto. Liberatesi dal contenuto religioso cattolico, le "Catene di Sant'Antonio" si sono scatenate, entrando nella leggenda. Figlie di un'epoca che non c'è più, mi arrivavano scritte a mano o, se andava bene, ciclostilate o fotocopiate. Spesso il mittente di tale allucinante scocciatura era non solo anonimo, ma anche abbastanza soddisfatto per averti causato una sì rovinosa rottura di balle. Già. Perchè se veramente una persona corretta (di anni otto più o meno e in un'epoca databile intorno agli anni '80) avesse avuto intenzione di rispettare i precetti contenuti nella catena avrebbe dovuto nell'ordine: a) ricopiare a mano per un numero n indicato nella lettera (ma mai inferiore a 15, non so per quale assurda legge interna alle catene) la missiva ricevuta. I più fortunati potevano avvalersi di carta carbone e quelli davvero tecnologici della fotocopiatrice, ma restava un gran sbattimento lo stesso. b) imbustare le suddette lettere c) raccattare a destra e manca indirizzi di malcapitati destinatari di cotanto tedio, che al ricevimento della missiva avrebbero di certo inveito contro i parenti morti del mittente fino alla decima generazione d) scrivere a mano gli indirizzi sulle buste e) affrancare le buste stesse f) consegnarle nelle mani delle Poste Italiane. Tutto questo trantran senza senso per evitare la sfortuna, il malocchio e/o aiutare un bambino malato e/o diffondere una notizia esageratamente allarmante (e falsa). Il tutto servito con condimento di storiella moraleggiante, che informa il malcapitato che la lettera che ha in mano (sì, proprio quella!!!): - ha già fatto 45 volte il giro del mondo. La vuoi forse fermare tu? Anatema!!!! - è approvata dal Dalai Lama, da Padre Pio, da Osama Bin Laden e pure da Sandro Pertini, nonché da un noto santone zulù in Africa Centrale. - non è uno scherzo, levatelo dalla testa anzi non ci sperare nemmeno. - sbrigati a diffonderla, perchè non puoi tenerla più di 48 ore o giù di lì. Pigrone! Inoltre, se la diffonderai con le tempistiche e modalità giuste avrai fortuna in un modo esagerato. Ricorda che il Sig. Adolf Cippalippa ha fatto tutto a modino ed ha vinto 999 miliardi alla lotteria, mentre la Sig.ra Johanna Pincopalla ha vinto un viaggio intorno al mondo, ha conosciuto un miliardario che si è follemente innamorato di lei e ora vive in una villa a Beverly Hills. Ma attenti! Il Sig. Mark Trallullera l'ha cestinata e la sua azienda è fallita, la moglie gli ha messo le corna con l'idraulico e gli si sono incarnite tutte le unghie dei piedi. Per non parlare del povero Jeremiah Bischeri che ha dimenticato di inviarla ed è stato attaccato da uno stormo di piccioni assassini. Potevano le catene scomparire con le spalline degli anni’80? Con l’avvento di Internet, al contrario, sono diventate una vera piaga complice la facilità di inoltro e di diffusione. La procedura si è snellita notevolmente e si presenta spesso sotto forma di allegato Powerpoint: - tasto inoltra - richiami dalla rubrica i malcapitati destinatari - invio Decisamente facile. Decisamente invasivo. Vorrei conoscere chi si prende la briga di creare questi file. Lo vorrei conoscere e chiedergli: “Perché? Perché tanto odio?”. Per capire se ha avuto un’infanzia infelice, se soffre di solitudine, se ha dei problemi. O se è solo stronzo. Oppure vorrei stenderlo con un destro, dipende… E’ vero che nessuno di noi è obbligato a far girare tutta questa mondezza via mail, ad intasare le caselle di posta e a generare spam. Ma come si fa? Si può resistere? E se poi mi attaccano i piccioni assassini? l'ha scritto phoebe1976 | 22:47 | permalink | vita vissuta, sick sad world, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me
lunedì, luglio 30, 2007 I'll come back in few days... maybe... Tempo di partire, di conoscere gente nuova, di visitare paesi lontani. Tempo di staccare la spina. Dal lavoro, dal cuore, dalla vita di tutti i giorni. Tempo di vacanza. Perchè, ogni tanto, ci vuole. Ed allora, stasera si fa la valigia. Ci si mette dentro lo stretto indispensabile, troppe scarpe, le lenti a contatto ed un pezzetto di cuore. Che serve sempre. Sognando il mare, la tintarella, l'avventura. Sognando una vita diversa, magari di non tornare più. Sognando di aprire un bar sulla spiaggia o di vivere vendendo noci di cocco, Tempo di partire, di dare un bacio agli amici più cari e di fare una coccola alla gatta. Si va. E' ora. La valigia è pronta, i biglietti anche. Si va. Con tante emozioni diverse nel cuore. Si va. Ma torno presto, tranquilli... l'ha scritto phoebe1976 | 23:48 | permalink | vita vissuta, normale amministrazione
martedì, giugno 26, 2007 Il mondo è piccolo se visto da un'altalena Ho tanti ricordi della mia infanzia. E’ curioso, ho davvero tante immagini, sensazioni, flash di me bambina, ed ho rimosso gran parte delle medie. Cervello selettivo? Quand'ero piccola, intorno ai quattro anni, il più bel passatempo delle sere d'estate era andare in riva al lago al chiosco. Capita di avere ricordi vividi di quell'età, flash di una esistenza semplice e pulita, lineare come non potrà essere mai più. Ed era bellissimo uscire di casa per mano ai miei genitori, le braccia allungate verso l'alto a raggiungere la mano tesa di mio padre. Camminare per il paese giocando all'aeroplano, staccando i piedi da terra e dondolandoli, ché tanto mamma e papà non ti lascerebbero mai cadere. Mai. Dondola, dondola arrivare fino al lungolago e correre a perdifiato per accaparrarsi l'altalena più bella. proprio quella appesa sotto lo scivolo. Non sempre ci riuscivo, spesso ci trovavo qualche ragazzino sdentato e prepotente e allora immaginavo di avere un drago tipo Elliot come amico, pronto a spazzare via l’infingardo e a proteggere me, la principessa. Ho sempre adorato l’altalena. Andare su e giù, spingere coi piedi e immaginare di volare via, senza peso, incontro al tramonto. Su e giù, volare, sempre più forte, sempre più in lato. Fin dentro al sole che si buttava nel lago per andare a dormire. La cosa più bella dell’altalena sotto lo scivolo erano le catene che la tenevano su. Erano proprio catene, non erano rigide o simili. Se giravi su te stessa, si arrotolavano. Strette, strette, sempre più strette. E le arrotolavo proprio finché ne avevo la forza, finché la catena tutta avvinghiata mi arrivava sopra la testa. Allora e solo allora, mi guardavo intorno alla ricerca dei miei genitori. Aspettavo un momento di distrazione, una chiacchiera con un conoscente o il gelato che si scioglie concentrando su di sé tutto il mondo. E poi alzavo i piedi. Iniziava la corsa folle. All’inizio tenevo gli occhi chiusi, spaventata dalla velocità. Poi, quasi sempre, trovavo il coraggio ed aprivo i miei grandi occhi nocciola verso la metà della corsa, quando la velocità diminuiva. Accoglievo sempre con sorpresa lo strappo della corda che si riarrotola e va a ricominciare la sua corsa, con la paura che potesse strapparmi via dal mio trono. Ancora, ancora ed ancora, fino alla fine, sempre più lentamente, secondo una formula matematica che non so calcolare. Ed alla fine rimanevo lì, coi piedi ben fissati nella sabbia grossolana del campo giochi ed il cervello confuso da tutto quell’inutile girare. E’ stato curioso ritrovare una esperienza simile alla mia in Caos Calmo. Il fratello del protagonista definisce il momento prima dello srotolarsi della catena, quell’ansia, quell’aspettativa di gioia, quella tensione, il momento più felice della vita. Per me, invece, il momento più bello la fine. Piedi piantati a terra e cervello in cortocircuito, il mondo è mischiato in un caleidoscopio improvvisato. Sin da bambina, ho sempre pensato che il mondo immaginato potesse essere migliore di quello vero, un porto sicuro, un rifugio. Una casa. Migliore della mia. Dove i genitori non urlavano. Dove tutti sorridevano. Dove una bambina di quattro anni era ascoltata. Il mondo mischiato mi piaceva per questo, era diverso dal reale. Oppure è vero che, nel casino, le cose si intuiscono con maggior chiarezza. Forse dovrei risalire ancora una volta sull’altalena ed arrotolare le catene. Ma alzare i piedi sarebbe difficile, la catena sarebbe troppo corta per me e l’effetto non sarebbe lo stesso. Ma magari aiuterebbe… l'ha scritto phoebe1976 | 00:05 | permalink | vita vissuta, sick sad world, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me
mercoledì, maggio 30, 2007 Il Trasimeno ai tempi dell'ADSL/2 Com'è bello il Trasimeno in primavera ed in estate. Al tramonto specialmente, tutto si tinge di rosa. L'atmosfera è raccolta, come se volesse abbracciarti e consolarti di tutti i mali. L'aria profuma di ginestre e gelsomini. Le rane gracidano tra le canne. Le cicale attaccano la loro nenia. Bellissimo. Bucolico. Chi non vorrebbe vivere qui? E' il posto ideale. Certo. A parte il fatto che non abbiamo mezzi pubblici. Che la posta mi arriva una volta alla settimana. E che avere l'ADSL pare essere un'utopia. Almeno, così sembra. Perchè, nonostante le mie disavventure, io sono un Capricorno. E chi ha la (s)fortuna di nascere in questi stramaledetti trenta giorni a cavallo tra dicembre e gennaio, secondo chi crede nell'astrologia è terribilmente testardo. Testone fino all'inverosimile. Tignoso, per dirla alla perugina. Così, seguendo i consigli più disparati, ho contattato chiunque potesse darmi un minimo di prestazioni dignitose. Stiamo sempre parlando di internet, non fate i pruriginosi. Ho bussato a tutte le porte, ma niente. Sembrava impossibile. Finché Luca, un fedele lettore del mio blog nonché mio concittadino, mi ha consigliato di andare a sentire alla Vodafone. la cosa non mi piaceve granché: l'idea di navigare usando il telefonino non mi sconfinferava. Ma sono andata lo stesso, forte di essere un cliente Top Club. Già, perchè la Vodafone è veramente una compagnia classista: più spendi, più punti accumuli, più vantaggi hai. Quindi, sa accumuli un mastodontico numero di punti in un breve periodo, hai vantaggi elitari per sempre: il call center gentilissimo, offerte speciali, omaggi, coccole ai piedi. Ah, no... questo no. Peccato però. Comunque, io cliente Top Club ci sono diventata girando i punti dell'IP in quelli della Vodafone. Chiaro? No? Sembra complicato, ma non lo è se uno dei tuoi più cari amici d'infanzia è proprietario di una pompa di benzina. Ma torniamo a noi. Vado. E l'offerta è questa: 100 ora al mese di navigazione senza limiti di traffico, fine settimana free, connect card compresa. Costo: € 30,00 al mese. Certo, bisogna stipulare un abbonamento di 18 mesi. Son lunghi. Vabbè. Mi butto. Stipulo il contratto, forte del fatto che "Se il telefonino ti si connette alla linea UMTS, allora l'adsl funziona anche a casa tua". Sto per firmare quando il ragazzo del negozio mi fa:"Ma che sistema operativo hai?" Phoebe:"Xp... perchè?" Commesso:"Non è che c'ha la versione Media Center?" Phoebe:"Ma che ne so, c'ho Xp!" Commesso:"Guardi che se ha Media Center non le funziona. Ci pensi bene, ma in fretta che mercoledì (ndr. Tra tre giorni) scade l'offerta e poi la connect card la deve pagare". Cazzo. Ops, volevo dire caspita. Torno a casa trafelata, guardo sulla scatola. E' Media Center. Merda. Ops, volevo dire accidenti. Mi attacco al telefono e inizio a scocciare tutti quelli che possono anche solo lontanamente capire qualcosa di infomatica tra cui il mio guru. Tra empiriche soluzioni e proposte di update che manco l'Enterprise, decido che l'unica è la vecchia maniera. Portare il mio notebook fisicamente lì e vedere che succede ad infilarci dentro 'sta caspita di connect card. Arrivo, piazzo il mio pupo, ci infilo dentro la connect card. Descritto così, sembra qualcosa di sconcio... 1,2,3... si parte!!! Funziona, in barba al Media Center, i kb scorrono a fiumi sul mio pc. Datemi una penna, datemela!!! Arrivo a casa felice come una bambina di 6 anni a cui hanno regalato Barbie Fiori di Pesco. Accendo. Clicco. E non funziona. NO! NO! NO, NO, NO!!! Ma com'è possibile? Vivo forse nel Triangolo delle Bermuda? No, non è giusto!!! Chiamo il 190. Sono cliente Top Club e mi rispondono in un battibaleno. Tipa del 190:"Buonasera, sono XXXX, come posso aiutarla?" Phoebe: "Guardi, non mi funziona la scheda internet" Tipa: "Ma campo ce l'ha?" Phoebe:"Sì, tre tacche" Tipa:"E quindi?" Phoebe (spazientita): "E quindi non funziona. Mi dice che c'è campo ma non riesce a scambiare dati" Tipa: "Capisco..." Phoebe:"..." Tipa: "..." Phoebe (isterica): "Ma allora?" Tipa: "E allora niente, se non funziona, non funziona." Phoebe:"Mi scusa, ma che ragionamento è? Io ho fatto un abbonamento da 18 mesi e ora non funziona??!" Tipa: "E poi lo deve pagare! Non può rescindere il contratto!!" Phoebe (sull'orlo di una crisi nervosa): "E certo, come no? Perchè siete belli!!" Tipa: "Guardi, al massimo posso aprire una segnalazione, ma non so..." Phoebe: "Apra apra" Tipa: "Richiami giovedì" Pregando ho aspettato giovedì. E venerdì. Infine il fine settimana. Poi, un lunedì di maggio mentre fuori infuriava il temporale, per sfizio faccio un tentativo. Funziona. FUNZIONA!! FUNZIONAAAA!!! Improvviso una mazurka con la mia gatta (che vista la veneranda età rischia la sublussazione dell'anca) e inizio a saltare sul letto come una assatanata. Finalmente anche il Trasimeno è un posto civilizzato. l'ha scritto phoebe1976 | 20:24 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, normale amministrazione
domenica, aprile 08, 2007 Easter-ic Day
Insomma, oggi è Pasqua. Come tutti gli anni, schiava della mia necessità di spiritualità inappagata, mi sono recata a messa. Ci sono i turisti, accorsi a frotte dalle città per godere di un paio di giorni di natura, vestiti casual e aria spaesata. Nella loro mente questo mio paesino abbarbicato su una collina e con davanti il lago deve essere un bello spettacolo. C’è la mia ex compagnia di banco delle medie, incinta del terzo figlio. Ci sono i bambini della Prima Comunione, tutti vestiti con la tonaca bianca. Come faccio a non ripensare all’orrevole vestito di pizzo Sangallo che mia madre mi obbligò a portare per Comunione e Cresima? Mi sentivo una bomboniera grassa. Ecco lì il mio amico gay, bellissimo in un completo grigio chiaro ed un paio di occhiali da vista molto fashion. Da quando ha fatto outing è molto più sicuro di sé e sereno. Fa bene al cuore vederlo così. C’è la signora di una certa età, la ex proprietaria del negozio di alimentari del paese ora di proprietà di una nota catena, intona enfaticamente come al solito tutte le canzoni con due ottave di troppo, catalizzando l’attenzione dei turisti. Poi c’è la meravigliosa ala dedicata al coro ed alla comunità neo-catecumenale. Sguardo vivo, occhi lucenti e totale aberrazione della propria mente davanti alle parole del prete. Sono una comunità, una famiglia allargata. Oppure fanno finta. All’improvviso la mia attenzione è attirata dall’omelia del prete. “Cari fedeli, oggi a Roma c’è la marcia a favore della moratoria sulla pena di morte” l'ha scritto phoebe1976 | 22:15 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me, dillo a phoebe
venerdì, marzo 09, 2007 Through the barricades
A volte vivendo la propria realtà quotidiana, fatta di complicate relazioni sentimentali, sofferenze assortite e semplici fastidi, è facile dimenticarsi che possano esistere relatà diametralmente opposte. No, tranquilli. Non ho intenzione di tirar su un pippone sulla fame e le malattie nei paesi del terzo mondo cottrapposte all'abuso di scarpe a stiletto nei paesi cd. "civilizzati". Queste sono cose che oramai sono trite e ritrite, fatte apposta per intenerire sotto Natale e dimenticarsene a Capodanno. Se proprio volete dare una mano, allora aderite al progetto Pangea. Ma non divaghiamo. Io parlavo del rovescio della medaglia, del raro caso che intenerisce il cuore di ogni donna più di un cucciolo di labrador abbandonato sotto la pioggia: l'uomo che soffre per amore. Raro come il quadrifoglio, non è pur tuttavia una figura mitologica. Esiste, e non solo nelle canzoni di Tiziano Ferro. E così mi capita di imbattermi in una storia quasi speculare a quella che accade a molte donne loro malgrado: innamorarsi di una persona già impegnata e che non ha nessuna intenzione di divincolarsi dal proprio rassicurante rapporto. Né, ovviamente, di allontanare noi. Anzi. Già, a quanto pare i campioni di tenuta-del-piede-in-due-staffe non sono solo penemuniti, ma abbiamo validi esponenti anche nel sesso femminile. Assurdamente irreale. Ma vero, cacchio. Succede quindi che la suddetta campionessa tenga in scacco un mio caro amico oramai da un tempo sufficientemente lungo da poterla definire senza remora alcuna STRONZA (abbreviando per comodità in S.). Sì, mi rendo conto che è un po' forte, ma proseguendo nel ragionamento mi darete ragione. S. vive nella piccola ed addormentata provincia italiana, è fidanzata da tempo immemore probabilmente con il suo primo amore delle medie e vive in apparenza una vita da perfetta figlia e fidanzata. Ma non è tutto oro quello che luccica. S. non è poi così soddisfatta della sua vita tranquilla come vorrebbe sembrare. Ci deve proprio essere qualcosa che le manca, se il suo ruolo sociale di fidanzatina innamorata le va un pochino stretto. Così stretto da dover cercare un appoggio esterno al suo rapporto. Ed ecco arrivare di gran carriera il mio amico. Un diversivo? Un passatempo? O un colpo di fulmine di cui non si può fare a meno? Destino? Noia? Non ci è dato sapere, come sempre accade in questi frangenti. Fattostà che inizia una "relazione" molto celebrale, ma anche occasionalmente fisica, con un mio amico di lunga data (che da qui in poi abbrevierò per ragioni di semplicità e chiarezza, con A.) che tutto si aspettava meno di venire travolto. Un po' per i motivi legati ai misteri dell'innamoramento, un po' perché come tutti anche A. è attirato morbosamente da quello che non può avere e si strugge per questo, ballonzolando al limite della depressione. S. ovviamente non si tira indietro, altalenando momenti di grande presenza (telefonica) e di incontri furtivi a giorni di assoluto silenzio pneumatico con maestria estrema. Cosa dovrebbe fare A.? Ovviamente, mandarla a quel paese, archiviarla ed andare oltre. Banale a dirsi, come banale è ricordare che al cuore non si comanda. E poi non è mica facile giudicare da fuori. Tutti, e per prima io, sono una frana nei rapporti interpersonali. Pensa un po’ se posso giudicare o dare consigli. Ovviamente A., ferito nell'orgoglio e piccato nei sentimenti, su consiglio degli amici che lo spingono ad uscire da questo insensato vortice, frequenta altre donne. Giusto! Ma con loro non riesce ad essere sè stesso al 100%, il pensiero corre a S., fa paragoni tremendi ed improponibili (come si fa a battere un amore impossibile?), non ce la fa. Così, dopo qualche uscita o al massimo una coppia di mesi, molla il colpo. E si ricomincia da capo. Con sofferenza un po' di tutti. Tutto ciò porta alla nascita di giovani arpie scaricate spesso senza spiegazione o, peggio, in nome di un rapporto irrisolto ed irrisolvibile che sfogheranno la loro frustrazione su altri uomini e così via, in una piramide a crescita esponenziale. Nei secoli dei secoli, amen. Capirete bene che, analizzando e sviscerando bene la questione, dal privato siamo arrivati direttamente al problema sociale: perché ci sono tanti trentenni arrabbiati e frustrati? Ecco il perché. Perché ovunque tu vada c'è sempre qualche S. o qualcuno che lei ha traumatizzato. Quindi, donne, la prossima volta che venite scaricate da un uomo che vi dice "Non voglio continuare a vederti, perchè sennò poi mi innamoro e non voglio soffrire più" fate una bella cosa: oltre a prendere a randellate sulle gengive lui, andate anche ad acchiappare la sua S. e passatele sopra con un tosaerba stile "Misery". Zio Stephen dà sempre ottimi consigli... l'ha scritto phoebe1976 | 00:52 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, femmine vs maschi, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me, dillo a phoebe
mercoledì, febbraio 21, 2007 Giro girotondo... casca il mondo?
A Perugia è esplosa una nuova mania. Più forte delle pashmine dei folignati, più dirompente dei capelli pieni di gel e sapientemente spettinati per tre ore davanti allo specchio. Più obbrobriosa degli hot pants di jeans e più dilagante delle scarpe a punta tonda modello Nonna Papera.
Implacabile, plagiando le povere menti degli amministratori comunali, sta invadendo tutta la provincia.
Una provincia pulsante, frenetica e viva come una tisana al finocchio. Ce n’è davvero tutto questo bisogno?
Mefistofelici e misogini ingegneri si aggirano per le valli e le colline perugine progettando mostri di cemento anche laddove non solo non ce ne sarebbe oggettivo bisogno, ma manca anche lo spazio fisico. Il tutto, ovviamente, per migliorare la viabilità. Almeno questo è quello che dicono. Quello che vogliono farci credere. Invece è tutto un piano diabolico per assoggettare le menti dei cittadini al loro volere, ovvio. Certo, certo.
Avete mai provato una rotonda? Io per arrivare al lavoro ne devo fare tre. Ora, gira e rigira, mi sento come quando da bambina mi sentivo stordita dopo un furioso girotondo all’asilo, quando si finiva tutti gambe all’aria.
casca il mondo, casca la Terra… tutti giù per terra!!!
Tutte queste complicazioni, laddove non c’è necessità, non possono essere frutto di mente umana!
Un noto amministratore locale, interrogato sul perché di un cambio di viabilità con conseguente creazione di numero 4 rotonde in una zona relativamente tranquilla e trasformatasi in un vespaio dopo il lungimirante intervento, rispose: ”Nelle città c’è traffico, bisogna abituarsi!” Ho capito, ma noi a Perugia siamo in cinque, che traffico vuole che ci sia? E se non c’è, siccome fa figo, ce lo dobbiamo creare? Ecco, questo non vi pare un discorso da posseduto dagli alieni? Lo sapevo, la mia teoria si confuta da sé. Come se tutto ciò non bastasse, ci si mette anche il guidatore medio, soprattutto anziano, per il quale la rotonda è e resta un fitto mistero. Ci sono due corsie al suo interno? Orbene, chissà perché, visto che ne basta una! E costui si ostina ad usare solo l’esterna, bloccando il traffico e generando ritardi ed incidenti. Perché, loro, le rotonde a scuola guida non le hanno studiate. E non è che ci sono i corsi di aggiornamento per posta. Non capiscono che nella corsia interna si gira e in quella esterna si entra ed esce dalla rotonda stessa. Ed i signori col cappello, spesso, le rotonde le prendono pure contromano. L’ho visto coi miei occhi, signori della corte: io c’ero. E questo è un altro punto del piano diabolico degli alieni: dopo averci intontito a forza di girare, aspetteranno che gli incidenti ci sterminino. Ah, che geni! Che menti superiori! Ho paura di svegliarmi una mattina, prendere la macchina e trovare una rotonda anche nel mio paese di 500 anime, affacciato sul Trasimeno e stretto tra le colline. Paese che, lo ricordo, ospita l’unico semaforo del comune. Ma, come sempre, le entità aliene hanno fatto i conti senza l’oste, sottovalutando la potenza della mente umana. Non ce la possono fare, perderanno anche questa volta, senza nemmeno bisogno che ci pensi Will Smith. Basterà lui: il semaforo.
Eppure bastava riflettere.
Ma il semaforo ha una sua utilità non solo cromatica. Serve a rimpolpare le casse dell’amministrazione comunale, sempre più vuote e deserte dopo l’avventura Minimetrò. Perugia risulta essere uno dei comuni a più alta concentrazione di incapaci alla guida, visto il numero sproporzionato di multe. Sempre colpa degli alieni? No, non credo. Perugia, velo ricordo, oltre ad essere la patria del Bacio Perugina è anche la città degli avvocati e già c’è chi tira fuori la ridotta durata del giallo (ma si può passare col giallo oppure no? Ah, non fossero passati dieci anni dall’esame di scuola guida!!) e la malafede dell’amministrazione comunale il cui deficit clamorosamente in rosso finisce sulle pagine dei quotidiani un giorno sì e uno sì come le tagliatelle di Giovanni Rana. Sarà vero?
l'ha scritto phoebe1976 | 21:02 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, normale amministrazione, doveva succedere proprio a me
domenica, febbraio 04, 2007 La lacca per capelli non fa male solo all'ozono. Ho conosciuto Mauro Coruzzi, in arte Platinette, ascoltandolo tutte le mattine su Radio Deejay. Certo, quando ho cominciato a vederla fare l’oca starnazzante a Buona Domenica, un po’ ho vacillato… possibile fosse la stessa persona? Possibile che colei che passava la domenica facendo i trenini con Costanzo vestita come il divano di broccato di mia zia Concetta fosse proprio colei che ritenevo un esempio di intelligenza? Ritenevo in ogni caso che il cervello su cui poggiavano le sue cotonate parrucche fosse degno di nota ed importante nell’assoluta e totale astenia del panorama televisivo. Ed i miei amici mi sbeffeggiavano. Come potevo io, proprio io, ammirare quel pagliaccio alla corte del sor Maurizio? Mi suonava strano, ma nicchiavo. In fondo, per guadagnarsi il pane si fa di tutto, anche mettersi alla berlina nel contenitore trash di Canale 5. Ora però, si esagera. Platinette, la mia graffiante drag queen, liscia tutti i ragazzi di Amici come se fossero tutte meravigliose creature. Liscia pure la De Filippi, si emoziona con tutti, anche con quelli che sono delle scarpe allucinanti e non polemizza con nessuno al mondo. Come dite? Se guardo Amici? C’ha pure la parrucca fresca di piastra, come se l’avessero domata completamente. Pure i capelli. Pensavo che la menopausa incattivisse le donne, non vale forse anche per chi donna ci si sente anche se fisicamente non lo è? l'ha scritto phoebe1976 | 23:54 | permalink | vita vissuta, paranoie, sick sad world, normale amministrazione, quark
venerdì, gennaio 19, 2007 Reflusso gastrico
Mettiamo i puntini sulle i, perché ogni tanto fa bene buttare fuori un po’ di acido. Sennò con la mia gastrite chi ci parla? VOI??? Ho pure l’ernia iatale. E sono ipocondriaca. E odio il Maalox. Tanto per cominciare, non si può andare a letto alle due passate dopo aver trascorso le precedenti tre ora a discutere con quella che credevi fosse una persona razionale di cose che eri certa venissero dette solo tra Brooke e Ridge. E che per di più certi discorsi venissero scritti solo da dialoghisti sottopagati ed ubrachi. E invece no. Pensavo che non fosse possibile sentirsi dire “Ha paura di continuare a frequentarti, perché rischio di affezionarmi e non voglio soffrire più. Ora non ci riesco a mettermi in gioco di nuovo, chè ho sofferto troppo”. Sì, certo. Sinceramente pensavo che queste cose le scrivessero solo nelle fintissime lettere di Cosmopolitan. Che poi, poteva dire la verità. Cioè che non ha più voglia di vedermi. O vede un’altra. Che poi è la stessa cosa. Bleah. Svegliarsi la mattina, scendere a fare colazione e trovare tuo padre che come tutte le mattine feriali della tua vita guarda Omnibus. E non è bello di prima mattina vedere la faccia da prete pedofilo di Buttiglione che predica la morale cattolica dei poveri bigotti rincitrulliti contro il diavolo sceso in terra sotto forma di proposta di legge sui PACS e le unioni civili in generale. Io questi che sbandierano così il loro essere cattolici in questioni pubbliche che poco hanno a che vedere con convinzioni che dovrebbero rimane private, li appenderei per gli alluci a testa in giù e farei divorare i loro occhi dai corvi. In un paese come il nostro in cui le chiese si sono svuotate e sempre meno gente si sente e definisce cattolica, proprio una come me che in chiesa ci va deve mettersi a fare l’ambasciatrice del demonio? Come può il potere temporale della Chiesa Cattolica avere ancora tutta questa influenza politica? Perché politici di ogni schieramento, senza esclusione alcuna, devono chinarsi per forza a leccare l’anello del pescatore? E’ così difficile capire il perché uno stato debba essere laico? Bleah. Andare al lavoro alle otto. | |||||||||||||